Scapigliatura milanese

Cletto Arrighi, pseudonimo anagrammato dal vero nome di Carlo Righetti, nell’introduzione all’«Almanacco de il Pungolo» del 1857 scrive: «In tutte le grandi e ricche città del mondo incivilito esiste una certa quantità di individui, fra i venti e i trentacinque anni non più; pieni di ingegno quasi sempre; più avanzati del loro secolo; indipendenti come l’aquila delle Alpi; pronti al bene quanto al male; inquieti, travagliati, turbolenti, i quali, e per certe contraddizioni fra la loro condizione e il loro stato, vale a dire tra ciò che hanno in testa e ciò che hanno in tasca, e per una loro particolare maniera eccentrica e disordinata di vivere meritano di essere classificati in una nuova e particolare suddivisione della grande famiglia civile, come coloro che vi formano una casta sui generis distinta da tutte quante le altre. Questa casta o classe, che a Milano ha più che altrove una ragione e una scusa di esistere, io con bella e pretta parola italiana, l’ho battezzata appunto: la Scapigliatura milanese».

Tranquillo? Chi era il Cremona?

Tranquillo Cremona, pavese di nascita,  nacque infatti il 10 aprile 1837 a Pavia dal novarese Gaudenzio, impiegato dell’I.R. Delegazione, e da Teresa Andreoli, sposata in seconde nozze nel 1829. Fu l’ultimo di quattro figli, tra i quali Luigi, illustre matematico.

Con il suo stile fu il pittore che trasformò il modo di dipingere e la pittura stessa: “il suo metodo”, leggiamo dal Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 30 (1984) – Treccani, “consiste, nell’eliminazione dei contorni netti delle figure e nello sfaldare le forme fino a renderle quasi trasparenti immergendole in una luce crepuscolare: con grandissima abilità tecnica il Cremona si esibiva in complicati giochi chiaroscurali, accostando con disinvoltura macchie di colore puro, sfregato spesso a secco sulla tela. Risultato dell’operazione sono chiazze di colore difficilmente leggibili da vicino, ma che da lontano costituiscono un insieme armonioso di colori e di toni sapientemente sfumati, paragonabili alle note di una composizione musicale. Era senza dubbio un tentativo di realizzare, attraverso l’esaltazione delle qualità musicali della pittura, la poetica scapigliata dell’unità delle arti”.

Egli era abituato, per praticità, ad usare al posto della consueta tavolozza il proprio braccio proprio come se lo stesso fosse una tavolozza per miscelare i colori e la mano come fosse un pennello per ottenere le tinte e le sfumature desiderate.
All’epoca i coloranti contenevano piombo in alta concentrazione, metallo che penetrò dalla pelle al sangue procurandogli conseguenze letali: illustre vittima del suo furore creativo.
Abitudine che pagò, infatti, con la vita morendo a Milano, a soli 41 anni, per avvelenamento “da contatto” con coloranti tossici: era il 10 giugno del 1878.

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Tranquillo Cremona a Pavia, mostra meravigliosa

Dal 26 Febbraio 2016 al 05 Giugno 2016

Dopo la mostra “I Macchiaioli. Una rivoluzione d’arte al Caffè Michelangelo” (prorogata fino al 31 gennaio 2016), il programma espositivo delle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia prosegue con un’altra importante corrente artistica italiana dell’Ottocento: la Scapigliatura. Dal 26 febbraio al 5 giugno 2016 le sale delle Scuderie ospiteranno “Tranquillo Cremona e la Scapigliatura“, un progetto ideato, prodotto e organizzato da ViDi in collaborazione con il Comune di Pavia e curato da Simona Bartolena e Susanna Zatti, direttore dei Musei Civici di Pavia e con un “contributo artistico” della Famiglia Artistica Milanese che ha messo a disposizione uno dei quadri più significativi della Mostra, sicuramente il più divertente.
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Collegandosi idealmente con la grande esposizione “Tranquillo Cremona e gli artisti lombardi del suo tempo”, allestita nel 1938 nel Castello Visconteo e inaugurata dal Re Vittorio Emanuele III, la mostra intende rendere omaggio al gruppo scapigliato, partendo dalla ricerca dell’iniziatore del nuovo linguaggio stilistico, Tranquillo Cremona – che a Pavia è nato e si è formato alla Civica Scuola di pittura – per indagare il movimento in tutte le sue diverse espressioni artistiche. 
Il termine “scapigliatura” – libera traduzione dal francese bohême – deriva da “La scapigliatura e il 6 febbraio” del 1862, un testo misto di riflessioni critiche e di narrativa dello scrittore Cletto Arrighi. Nella Milano postunitaria, centro dinamico della borghesia italiana, si riunisce un gruppo di intellettuali, diversi per temperamento, ma accomunati da atteggiamenti anticonformistici e dal rifiuto delle regole imposte dalla società dell’epoca. Questo spirito di rivolta, nato dapprima in ambito letterario, si evolve in una vera e propria corrente che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento fino all’inizio del Novecento, coinvolge tutte le arti e pone le basi per un importante rinnovamento ideologico del mondo culturale italiano. 
Al fine di offrire una panoramica completa del mondo degli scapigliati, l’esposizione svilupperà un percorso tra pittura, scultura, letteratura e musica per far rivivere al pubblico l’atmosfera di questo movimento nelle sue principali forme espressive. La mostra presenta una selezione di circa cinquanta opere degli artisti più rappresentativi della Scapigliatura tra i quali Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Luigi Conconi. 
Lungo le sale delle Scuderie i visitatori saranno accompagnati dalle parole di Tranquillo Cremona che racconterà lo straordinario fermento culturale dell’epoca, la vita, l’opera e le forti personalità dei suoi compagni scapigliati. Un racconto pittorico, ma anche un racconto musicale e letterario che andrà ad approfondire i principali scritti degli autori della Scapigliatura che hanno dato il via non solo ad una rivoluzione in campo artistico ma ad un vero e proprio fenomeno morale e politico molto importante per il nostro Paese. 
Il progetto espositivo, che vuole offrire una visione a trecentosessanta gradi della Scapigliatura e dei suoi protagonisti, vanta la collaborazione di Gianfranca Lavezzi dell’Università di Pavia, per gli approfondimenti letterari, e di Daniela Gatti dell’Istituto Superiore di Studi musicali Franco Vittadini di Pavia, per gli aspetti legati alla musica. ViDi, in collaborazione con l’Associazione ARTpiù Creative Project propone una serie di attività didattiche, incontri e visite guidate gratuite per bambini e adulti con l’obiettivo di approfondire le tematiche affrontate dalla mostra. 

Orari Dal lunedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.30
Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 19.00

PAVIA
Scuderie del Castello Visconteo
CURATORI: Simona Bartolena, Susanna Zatti
ENTI PROMOTORI: Comune di Pavia, Associazione Pavia Città Internazionale dei Saperi
COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 10, ridotto € 8, scuole € 5
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0382 33676
E-MAIL INFO: info@scuderiepavia.com
SITO UFFICIALE: http://www.scuderiepavia.com/

Cletto Arrighi e la Scapigliatura

« Presa in complesso dunque, la Scapigliatura è tutt’altro che disonesta.
« Se non che, come accade di tutti i partiti estremi, che accolgono nel loro seno i rifiuti di tutti gli altri, anch’essa conta un buon numero di persone tutt’altro che oneste, le quali finiscono collo screditare la classe intera. Ma cotesti signori sono come nel ferro le scorie, nel demolito il marame; e c’è per essi un nome abbastanza conosciuto senza ricorrere alla scapigliatura; e anch’io sarei tentato di chiamarli cavalieri d’industria e birbanti, se l’educazione di moda non mi vietasse di chiamar chicchessia col suo vero nome. Ma. appunto come tali, essi non hanno una fisionomia particolare e si perdono in quella putrida vegetazione comune a tutti i paesi del mondo come i ladri, e le spie… gente nata per lo più dal fango, e vivente nel fango del proprio mestiere, senza perdono e senza poesia possibile.
« Però la Scapigliatura li fugge per la prima e li rinnegherebbe ad alta voce, se ella avesse la coscienza della propria esistenza, « Giacchè la vera… la mia Scapigliatura potrà pentirsi qualche volta de’ fatti propri, arrossirne giammai ».
« Scapigliatura », 1857: dunque la parola ha un padre, Cletto Arrighi. Sotto questa firma si cela anagrammato il nome dell’avvocato Carlo Righetti: come san tutti i milanesi che si compiacciono di ricordi vecchi, il nome dell’intraprendente esuberante Cletto si ritrova per dir così ad ogni voltar di pagina nella cronaca ottocentesca milanese: soldato del Risorgimento, giornalista, deputato, romanziere, uomo d’affari non sempre sfortunato e soprattutto animatore del teatro milanese, che lo vide impresario, direttore e autore: chi non ricorda El barchett de Boffalora?
Nacque nel ’30, morì nel 1898.

Fonte:
“Serata all’osteria della Scapigliatura: Trent’anni di vita artistica …”
a cura di Eugenio Gara, Filippo Piazzi

L’arte che tutto fa nulla si vede

Nel 1891, in occasione della rassegna di dicembre della Famiglia Artistica, il letterato Ferdinando Fontana annota sulle colonne de “L’Italia del Popolo”:

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«Previati, e Cairati, e il mago Conconi, e il Grubici, in grado diverso, alla ricerca invece di un processo tecnico, alla ricerca intelligente e onesta, intendiamoci, ma che a molti fa ripetere quel verso: l’arte che tutto fa nulla si vede; mentre il Morbelli, già tanto spintosi innanzi per questa via, sembra ritrarsene e, abolita la espressione del sistema prismatico, ci dà una tela apprezzata da tutti»…

(F. Fontana, Esposizioni d’Arte, in «L’Italia del Popolo», n. 557, 21-22 dicembre 1891, pp. 1-2).

Gaetano Previati e la sua “Maternità”

Parliamo di “Maternità” di Gaetano Previati, capolavoro di uno degli artisti più innovativi dell’Ottocento italiano citando un bellissimo studio del 2015, realizzato nell’ambito delle iniziative espositive promosse presso il Palazzo Storico del Credito Bergamasco, tramite la Fondazione Creberg.

Il dipinto – che fa parte, già dal 1924, delle collezioni della Banca Popolare di Novara, istituto ora confluito nel Banco Popolare – viene esposto, di concerto con quest’ultimo, nella grande sala consiliare di Creberg.
L’opera, di dimensioni monumentali, si incontra al termine di un percorso all’interno del Palazzo Storico nel quale vengono presentati al pubblico e riuniti tutti insieme, per la prima volta, i bozzetti, i disegni e i d’après eseguiti da Gaetano Previati in preparazione e a seguito della grande opera Maternità, conclusa dall’artista nel 1891, pochi giorni prima di essere presentata all’Esposizione Triennale di Milano.

Leggiamo nel testo dello Studio, che vi consigliamo caldamente di consultare per completezza e serietà:

Come documentano alcune lettere, Previati in quei mesi, l’autunno e poi l’inverno compreso tra il 1891 e il 1892, cercò d’intensificare i suoi rapporti con Vittore Grubicy De Dragon, che più di ogni altro esponente della critica milanese si era speso in un’appassionata difesa del dipinto esposto a Brera: «Carissimo Grubicy, ho un desiderio grandissimo di discorrere con lei. Come vederci? Alla sera mi riesce quasi impossibile uscire di casa e di giorno l’ho cercata inutilmente. Vuol fissarmi un’ora?».

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Separatosi dal fratello Alberto nel novembre del 1889 – uscendo di fatto dalla Galleria Grubicy, l’impresa da entrambi fondata – nei primi anni Novanta il mercante-pittore stava cercando di riguadagnare la posizione in parte perduta di deus ex machina critico (e, non senza una certa ambiguità, anche quella di promoter commerciale) tra gli artisti milanesi sensibili alle istanze dell’ideismo pre-simbolista e ai richiami della pittura divisionista, da lui teorizzati sulle colonne di “Pensiero Italiano” e “L’Idea Liberale”. Vittore aveva individuato tra i luoghi congeniali alla divulgazione del suo pensiero la Famiglia Artistica, che dal 1886, pur nell’eclettismo dell’indirizzo figurativo dei propri soci, stava conoscendo una stagione di rinnovata propositività e incisività anche attraverso rassegne individuali, vetrine in cui presentare in modo informale al pubblico i prodotti della sperimentazione più avanzata. Oltre a Grubicy, che nella stessa sede si cimentò eccezionalmente anche come incisore all’acquaforte, tra gli altri, si confrontarono tra loro in quegli anni nelle sale della Famiglia Artistica pittori e scultori affini per sensibilità estetica e inclinazioni ideologiche e nel senso più ampio del termine, culturali, come Angelo Morbelli, Emilio Longoni, Gerolamo Cairati, Luigi Conconi, Paul Troubetzkoy, Eugenio Pellini oltre allo stesso Previati, che peraltro non mancò di manifestare personali riserve nei confronti della componente più conservatrice del sodalizio. Ma, fatta salva la condivisione della tecnica divisionista, a Grubicy l’artista dovette fare riferimento anche per un aiuto nella valorizzazione commerciale della propria opera: «Carissimo Signor Grubicy, Ella sarebbe capace di trascinarmi in istudio il Sig. Borzino? Ho un grandissimo pastello rappresentante Cesare Borgia a Capua (il mio quadro di Torino) assolutamente oleografabile! Non è ancora finito ma in istato sufficiente per fare un affare. Io non posso più tirare avanti un giorno solo senza danaro, e se la cosa è fattibile bisognerebbe… farla subito!»

Arte e ricchezza non sempre hanno viaggiato di pari passo!

Scapigliate, alla milanese

Lettura-spettacolo a due voci rigorosamente femminili: la sala delle Gallerie d’Italia, ricca di ritratti di donna, fa da sfondo ai volti ed ai caratteri femminili di “Le donne milanesi” di Neera e “La desinenza in a” di Carlo Dossi.
Due scrittori nella Milano tra ‘800 e ‘900, due modi di vedere le donne tra umorismo, invettiva e fine introspezione psicologica.
Lo spettacolo di lettura drammatizzata si articola in una serie di veri e propri quadri teatrali (ispirati ai dipinti esposti in sala) dove la narrazione di vicende amorose si interseca con la poesia e l’ironia di questi due autori profondamente diversi, ma ugualmente significativi, nell’ambito del movimento artistico e letterario della Scapigliatura. 

Partecipazione gratuita fino ad esaurimento posti.

Informazioni e prenotazioni 
tel: 800.167.619
mail: info@gallerieditalia.com