Gaetano Previati e la sua “Maternità”

Parliamo di “Maternità” di Gaetano Previati, capolavoro di uno degli artisti più innovativi dell’Ottocento italiano citando un bellissimo studio del 2015, realizzato nell’ambito delle iniziative espositive promosse presso il Palazzo Storico del Credito Bergamasco, tramite la Fondazione Creberg.

Il dipinto – che fa parte, già dal 1924, delle collezioni della Banca Popolare di Novara, istituto ora confluito nel Banco Popolare – viene esposto, di concerto con quest’ultimo, nella grande sala consiliare di Creberg.
L’opera, di dimensioni monumentali, si incontra al termine di un percorso all’interno del Palazzo Storico nel quale vengono presentati al pubblico e riuniti tutti insieme, per la prima volta, i bozzetti, i disegni e i d’après eseguiti da Gaetano Previati in preparazione e a seguito della grande opera Maternità, conclusa dall’artista nel 1891, pochi giorni prima di essere presentata all’Esposizione Triennale di Milano.

Leggiamo nel testo dello Studio, che vi consigliamo caldamente di consultare per completezza e serietà:

Come documentano alcune lettere, Previati in quei mesi, l’autunno e poi l’inverno compreso tra il 1891 e il 1892, cercò d’intensificare i suoi rapporti con Vittore Grubicy De Dragon, che più di ogni altro esponente della critica milanese si era speso in un’appassionata difesa del dipinto esposto a Brera: «Carissimo Grubicy, ho un desiderio grandissimo di discorrere con lei. Come vederci? Alla sera mi riesce quasi impossibile uscire di casa e di giorno l’ho cercata inutilmente. Vuol fissarmi un’ora?».

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Separatosi dal fratello Alberto nel novembre del 1889 – uscendo di fatto dalla Galleria Grubicy, l’impresa da entrambi fondata – nei primi anni Novanta il mercante-pittore stava cercando di riguadagnare la posizione in parte perduta di deus ex machina critico (e, non senza una certa ambiguità, anche quella di promoter commerciale) tra gli artisti milanesi sensibili alle istanze dell’ideismo pre-simbolista e ai richiami della pittura divisionista, da lui teorizzati sulle colonne di “Pensiero Italiano” e “L’Idea Liberale”. Vittore aveva individuato tra i luoghi congeniali alla divulgazione del suo pensiero la Famiglia Artistica, che dal 1886, pur nell’eclettismo dell’indirizzo figurativo dei propri soci, stava conoscendo una stagione di rinnovata propositività e incisività anche attraverso rassegne individuali, vetrine in cui presentare in modo informale al pubblico i prodotti della sperimentazione più avanzata. Oltre a Grubicy, che nella stessa sede si cimentò eccezionalmente anche come incisore all’acquaforte, tra gli altri, si confrontarono tra loro in quegli anni nelle sale della Famiglia Artistica pittori e scultori affini per sensibilità estetica e inclinazioni ideologiche e nel senso più ampio del termine, culturali, come Angelo Morbelli, Emilio Longoni, Gerolamo Cairati, Luigi Conconi, Paul Troubetzkoy, Eugenio Pellini oltre allo stesso Previati, che peraltro non mancò di manifestare personali riserve nei confronti della componente più conservatrice del sodalizio. Ma, fatta salva la condivisione della tecnica divisionista, a Grubicy l’artista dovette fare riferimento anche per un aiuto nella valorizzazione commerciale della propria opera: «Carissimo Signor Grubicy, Ella sarebbe capace di trascinarmi in istudio il Sig. Borzino? Ho un grandissimo pastello rappresentante Cesare Borgia a Capua (il mio quadro di Torino) assolutamente oleografabile! Non è ancora finito ma in istato sufficiente per fare un affare. Io non posso più tirare avanti un giorno solo senza danaro, e se la cosa è fattibile bisognerebbe… farla subito!»

Arte e ricchezza non sempre hanno viaggiato di pari passo!

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