1881: l’Indisposizione di Belle Arti della Famiglia Artistica

L’Indisposizione Artistica di Belle Arti

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Lo studio di Pompeo Marchesi in Via San Primo dove si tenne l’Indisposizione Artistica di Belle Arti.

La goliardica associazione della “Famiglia Artistica” allestì, durante la “Esposizione nazionale dell’industria e delle belle arti”, nel vecchio studio di Pompeo Marchesi in via San Primo, vicino al Palazzo del Senato, “L’Indisposizione artistica”, mostra sberleffo degli ‘scapigliati’, dove comparivano alcuni artisti già presenti nella rassegna ufficiale.
Ne raccontò la cronaca Luigi Chirtani: “Codesta mostra da ridere nacque da un pensiero malinconico, espresso dal titolo, e fu ideata da quella società milanese che porta tanto bene il nome di Famiglia Artistica e che vi ricorse come a un mezzo per migliorare le proprie condizioni: auspici il Vespasiano Bignami, il Campi che fa tanto ridere a muso duro, il Mangili, ed altri dei più ameni capi scarichi della Famiglia; il progetto fu ventilato seriamente. “Emettiamo delle azioni” – esclamò un membro della società – “Le emettono le ditte dei carri inodori che puzzan tanto, e quelle del concime del re del creato, perché non ne emetteremo anche noi?” Le azioni furono emesse, di lire 100, destando la ilarità di chi non crede ai miracoli dell’arte o non conosce che leve d’umorismo e che sorta di milionari esistano in quella Famiglia. Appena emesse le azioni si esitarono tutte. La base d’operazione era trovata. Si tennero delle sedute tempestose pel programma dell’Esposizione; il Bignami ne ha fatto un acquerello nel quale si vede il presidente che si tura le orecchie, ed i membri che fanno un caos del diavolo; il segretario incaricato del verbale tira giù moccoli dal lampadario dibattendosi come una scimmia sua una corda di ginnastica. Cosa si sia deciso in quelle sedute nessuno ha mai potuto saperlo…
Si sa e s’è visto bensì che i membri della Famiglia, più pratici di stecche e pennelli che di chiacchiere, si son messi subito all’opera, a porte chiuse, per avere abbastanza presto pronta la mostra.
Si cercò il titolo. Perché si faceva l’impresa? Per indisposizione della Famiglia Artistica. La mostra si chiamò, come anticipato,  Indisposizione di Belle Arti. Fu atto di verismo e una trovata felice!

Era disponibile l’antico studio dello scultore Marchesi in via San Primo, fu subito preso in affitto: sgombrato dalle cose minori, vi rimasero le due grandi figure di fiumi (i gessi dell’Adige e del Tagliamento che figurano all’Arco della Pace), il cui trasporto costava troppo: le lasciarono stare, le indorarono, ne fecero “le sorgenti della Panna (crema di latte), fiume che irriga e feconda la pianura lombarda mettendo foce a Gorgonzola, dove arriva alquanto Stracchino”.
Sulla facciata fu condotto un dipinto a buon fresco rappresentante i tranvai al tempo dei Greci, una bella e briosa composizione bene immaginata a simulato bassorilievo, lavoro del Mentessi che prometteva subito bene della mostra.
All’interno le pareti furono coperte di quadri. Quattro grandi pilastri sostenevano la volta della sala e si chiamarono Anteo, Atlante, Ercole e Piccaluga (in memoria del celebre personaggio del Barchett de Boffalora). Sui quattro lati di ciascuno vennero distribuiti bozzetti di scultura e quadri: vicino alla porta sorrideva il Moro colla sua mazza in mano, come all’Esposizione di Belle Arti; in fondo alla sala si aprì la caupona di Lucullo, con servizio di “bibite igieniche ed esilaranti, conservate fresche col ghiaccio nazionale”. 

Fu un successo di oltre  40.000 franchi d’introito, che vuol dire oltre  quarantamila visitatori paganti!

Testo tratto da: http://filippocarcano.com/

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