Marisa Ballerini Monari

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       Marisa Ballerini Monari

 

Il nostro pensiero è rivolto alle stelle per salutare una piccola e minuta signora d’altri tempi che con la sua forza ed arguzia ci ha allietato in questi anni.

Marisa Ballerini è stata sostenitrice delle iniziative della Famiglia Artistica Milanese contribuendo alla vita attiva del Sodalizio, in qualità di Probiviro e come sponsor grazie alle donazioni di alcune tele realizzate da Ideale Monari, suo marito, di cui abbiamo più volte parlato in queste pagine.

L’ultima volta che l’ho incontrata le ho chiesto il permesso di fotografarla: memoria visiva che riaccende tantissimi ricordi a chi ha avuto il piacere di conoscerla.

Ci ha lasciati con serenità   

Massimiliano Zangrando, F.A.M.

Massimiliano Zangrando è innanzi tutto un amico.

massimiliano-zangrando-schizzo-a-matitaL’ho conosciuto, anni fa, alla Famiglia Artistica Milanese durante uno dei primi, o forse proprio il primo, Consiglio Direttivo a cui ero stato invitato a partecipare al fine di conoscere meglio il Sodalizio e poterlo rappresentare multimedialmente tramite internet – materia in cui ero pioniere e ricercatore universitario tramite il Laboratorio di Ricerca Educativa dell’Università di Firenze.
Era la seconda metà del 2006 e la sede, all’epoca, era ancora in via Aleardo Aleardi (adesso siamo in Edmondo De Amicis). L’ambiente era conviviale e pieno di iniziative, con un interessante spazio espositivo.

Massimiliano Zangrando è nato e vive a Milano, la sua famiglia è originaria di Trieste. Proprio in quella città ha studiato ritratto, figura e pittura alla scuola del maestro Walter Falzari. Ha poi proseguito a Milano alla Scuola al Castello e alla scuola Augusto Colombo. Si è inoltre laureato all’Università Cattolica di Milano.

Insegnante di figura e ritratto alla Umanitaria di Milano, è socio della Famiglia Artistica Milanese e della Associazione Artisti del Quartiere Garibaldi.
Da sempre è tradizione, per la Famiglia Artistica Milanese, indire dei Laboratori Artistici e dare la possibilità a chi vi si iscrive di confrontarsi con altri artisti – con libertà di scegliere le tecniche preferite per la realizzazione delle opere – e di apprendere grazie ai suggerimenti dei diversi Maestri impegnati a sostenere i corsi. “Figura nudo con modella dal vivo” era la sezione a cura del maestro Massimiliano Zangrando. Non vi ho mai partecipato, mio malgrado, ma mi sono più volte immedesimato nell’atmosfera eccitante rappresentata dall’avere un così valido Maestro ed osservare una sicuramente graziosa persona intenta a posare ed a lasciarsi investigare da tanti occhi scrutatori. Non certo con malizia, ma con la brama di riuscire a restituire al meglio quelle forme sulla propria tela grazie ad una manciata di colori ed alla propria bravura pittorica. Chissà quante volte, con bonarietà ed allegria, Massimiliano avrà corretto le impostazioni degli allievi, li avrà incoraggiati a rispettare le proporzioni, ad introdurre sentimento in quel susseguirsi di segni e colori tipici proprio della pittura.

Ho invece condiviso con lui, da allora ad oggi, il percorso nella Famiglia Artistica fianco a fianco nel Consiglio Direttivo.
Ho potuto pertanto apprezzare le sue opere e l’evoluzione di stile che lo ha caratterizzato in questi anni.

Mi piace molto la descrizione fatta, proprio nel 2006, sul suo lavoro da Rosanna Bossaglia, storica dell’arte, critica d’arte e accademica italiana. Dopo avere insegnato “Storia della critica d’arte” all’Università degli Studi di Genova, è stata docente ordinario di “Storia dell’arte moderna” all’Università degli Studi di Pavia.

Ecco cosa ha scritto su di lui:
La tavolozza è via via sempre più variata ma nello stesso tempo sempre più limpida; e noi cogliamo nelle singole immagini vuoi la solarità del pieno giorno vuoi il timbro profondamente azzurrino che accosta il panorama al tramonto. A poco a poco sfrecciano lampi notturni, i verdi e gli azzurri tendono a identificarsi; e non solo: i paesaggi, che sono nella gran parte luoghi campestri abitati, sono ripresi da varie angolature, come se si spostassero sotto i nostri occhi.
La matrice culturale di questo tipo di pittura è certo legata al movimento novecentista, cioè a quel gruppo di artisti organizzato da Margherita Sarfatti che realizzò un definitivo passaggio del gusto dalle formule di origine ottocentesca al moderno. In particolare si ravvisa qua e là l’impronta e la suggestione dell’attività di Achille Funi e soprattutto di Arturo Tosi. Ma dove il tratto si fa più schematico e geometrico avvertiamo l’elegante intellettuale combinazione del cosiddetto figurativo e del cosiddetto astratto; la pastosità che definiremmo espressionista, attraverso la quale la natura è trasfigurata, nelle ultime opere dell’artista sì asciuga limpidamente facendo spazio ad astrattismi geometrici.

Astrattismi e geometrie. Forme e colori. Potente sapienza espressiva.

Ecco come Stefano Crippa, laurea in Pittura e Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Brera ed artista egli stesso, descrive quest’evoluzione ed i risultati ottenuti da Zangrando:

L’esito formale complessivo è insomma del tutto degno, ma qualcosa ci spinge oltre, perché queste opere sfuggono alla pura definizione che le vorrebbe ad un primo sguardo ascritte nel novero dell’esercizio decorativo. C’è un sovrappiù che esprime la richiesta legittima d’una sosta dell’attenzione, nel superamento delle suggestioni iniziali… per passare infine dal guardare al vedere. Questa cifra “misteriosa” non si trova però dentro i limiti oggettuali delle tele dipinte, è un sovrappiù che davvero deborda, perché le linee di forza di queste composizioni vengono in tutta evidenza da fuori, e fuori dal quadro proseguono la loro corsa. Si intende cioè che l’esercizio immaginativo che proietta fuori queste linee e insieme le raccoglie da fuori è parte integrante a pieno diritto dell’esperienza estetica innescata da queste immagini. Raccogliere e lasciare andare. Così il quadro, che è un oggetto finito e chiuso nel suo proprio congegno, è anche un momento, la tappa di un movimento più ampio al quale siamo discretamente chiamati a prendere parte.”

Queste sono alcune delle opere pittoriche di Massimiliano Zangrando:
* dipinti ad olio
* disegni a pastello – carboncino – china – matita

L’Esperto risponde: E se anch’io avessi un Leonardo?

Gentilissimo esperto,
ho ritrovato in cantina un quadro di cui avevo perso memoria e tracce, e mi è venuta la curiosità di saperne qualcosa di più per cui le sottopongo alcune domande.

Come riconosco un quadro “buono” da una patacca?

Se il quadro è attribuito ad un autore , vuoi per sentito dire, vuoi per una firma leggibile, si deve ricordare che il metodo attributivo è oggetto di dibattito da secoli, se già il Lanzi diceva:
….giovano talora certe avvertenze su la tela e su le terre, onde alcuni usano ancora far l’analisi chimica de’ colori per saperne il vero.
Ogni diligenza è lodevole quando si tratta di un punto così geloso com’è accertare la mano de’ grandi autori. Da queste diligenze dipende il non pagar dieci quello che appena merita due; il non collocare nelle raccolte più scelte ciò che ad esse non è di onore,il dare a’ curiosi notizie che fanno scienza, non pregiudizi che fanno errore, come spesso avviene
Per primissima cosa dobbiamo avere una storia del quadro, se era in famiglia da molti anni, se una tradizione orale lo attribuiva a qualche importante autore o se, persi i riferimenti, abbiamo personalmente qualche idea sulla provenienza del quadro.
Oggi, fortunatamente, si è più attenti alla documentazione che accompagna le opere d’arte e senza ricorrere a certificazioni bollate, le notizie e le attribuzioni vanno verificate.

Cosa guardare subito?

fiammingo

La foto che mi ha inviato è buona; analizziamo insieme cosa ne possiamo dire:
si deve osservare la materia del quadro (tela, legno, carta) perché ogni sostanza si comporta in maniera differente con il passare del tempo.
Il legno facilmente si imbarca, curvandosi se non è sostenuto da una buona cornice.
La carta è fragile e spesso viene incollata ad un altro supporto.
La tela presenta una trama che è differente da secolo a secolo.
Sempre poi guardare il retro del quadro, dove possono esserci firme, etichette in carta di Gallerie d’Arte o bolli che testimoniano i passaggi di proprietà.
Questo quadro è una carta riportata su tela, dipinto a tempera.
Manca la cornice, che può essere andata distrutta
Non ci sono evidenti segni di restauro, ma ogni opera va esaminata di persona.
La visione diretta “parla” molto più della foto.

Ma il soggetto è importante?
Certo, permette di inserire subito l’opera in un certo contesto storico.
Il nostro quadro viene subito riconosciuto come “fiammingo”, la nostra cultura visiva ci fa associare l’immagine al bagaglio inconscio di immagini immagazzinate.
Qui un gruppo di uomini festeggia con una donna, bevendo e cantando.
Siamo di fronte all’allegoria dei 5 sensi, come veniva intesa nell’iconografia del XVII secolo, seguendo un preciso riferimento di immagini che le scuole di pittori seguivano scrupolosamente:
la vista, l’udito, il tatto, l’odorato, il gusto.

E come determinare il valore del quadro?
I criteri che stabiliscono la quotazione sono relativi al valore che il mercato attribuisce all’autore e al dipinto, la sua importanza e rarità, e sono sempre in fluttuazione.

Al prossimo appuntamento parleremo dei falsi d’autore…

Convocazione Assemblea Soci 2021

RINVIATA A SEGUITO D.L 18 MAGGIO 2021 – Rinvio Assemblea FAM 11 giugno 2021 (comunicato ufficiale)

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ORDINARIA FAMIGLIA ARTISTICA MILANESE ANNO 2021

l’Assemblea  si terrà nella nostra sede di via E. De Amicis 17 Milano, il giorno 11 giugno 2021 (DATA RINVIATA A  FINE SETTEMBRE) alle ore 14 in prima  convocazione e alle ore 15 in seconda convocazione.
Si rammenta che come da articolo 12 dello Statuto ogni Socio regolarmente iscritto nell’anno 2021 può presentare due deleghe.
I Soci che vorranno fare parte del consiglio per il prossimo triennio potranno proporsi anche prima dell’Assemblea.
Si prega di inviare la disponibilità per iscritto – e/o e mail.
Così all’Assemblea saranno già disposte le candidature.

ORDINE DEL GIORNO

1 – Nomina del segretario e controllo validità dell’Assemblea
2 – Esame ed approvazione del consuntivo 2019 – bilancio preventivo 2020 (ipotesi).
3 – Esame ed approvazione del consuntivo 2020 – bilancio preventivo 2021 (ipotesi).
4 – Relazione dei revisori
5- Situazione finanziaria attuale
6 – Relazione della Presidente
7- Nomina socio onorario
8 – Presentazione nuovi soci
9 – Varie ed eventuali
10 – Determinazione del numero dei Consiglieri (da 4 a 9 membri secondo art. 17 dello Statuto)
11 – Nomina del nuovo direttivo e del Presidente per il triennio.

Possono votare solo i soci in regola con la quota sociale annuale.
Come da art. 6 dello Statuto. il diritto di voto si acquisisce dopo 6 mesi dall’accettazione del Consiglio della domanda di associazione.

11 maggio 2021

La Presidente
Mariarosa Tavazzani

Arch. Sant’Elia

Famiglia Artistica Paulista & Famiglia Artistica Milanese

Siamo lieti di presentarvi una sintesi in cui la Prof.ssa Ana Maria Barbosa de Faria Marcondes, ricercatrice brasiliana, illustra la tesi “Tra avanguardie: L’altro lato di una stessa generazione modernista“da cui si evidenziano i forti legami culturali fra la Famiglia Artistica Milanese e l’allora nascente Famiglia Artistica Paulista svelando la gestazione di conduttori di un modernismo che, lungo decenni, costituirono il flusso dell’arte delle due famiglie artistiche: milanese e paulista.

Per quanto riguarda l’avanguardia italiana, la ricerca di un nuovo linguaggio di radice nazionale individuò nel gruppo di artisti fiorentini l’autentica espressione dello spirito di rinnovazione del Risorgimento italiano, contro il lessico tradizionale. La narrativa di quel mondo infiammato dall’esaltazione di un Italia unita incontrò nei quadri di questi artisti, conosciuti come ‘macchiaioli’, la fedele ambientazione di un movimento sociale e rivoluzionario ottocentesco incorporato alla Famiglia Artistica Milanese, nota per l’aggregare diversi linguaggi estetici. La tecnica macchiaiola divenne parte integrante dell’insegnamento di pittura nel Liceu de Artes e Oficios di San Paolo – Brasile, verso il primo decennio del secolo XX, quando il veneziano Giuseppe Pasquale Perissinotto (1881-1965) ritorna nella capitale paulista, dopo due anni di alunno del corso generale e un anno di specializzazione in Ornato e Pittura Decorativa – Speciale Ornato (1903-1906), alla Accademia di Belle Arti di Firenze. Al di là dell’ornato nei diversi edifici della città, come il cinema Oberdan nel quartiere Brás, Giuseppe Perissinotto insegna pittura al liceo e nella sua scuola-atelier, vista come centro di diffusione del linguaggio macchiaiolo di Giovanni Fattori (1825-1908), professore dell’Accademia di Firenze.Henri_Bergson
Con lo stesso disinteresse per l’oggetto in sé dei macchiaioli, i quali si interessavano alle scoperte della fisica relative alla reazione dell’oggetto alla luce, i futuristi compirono un ulteriore passo. Privilegiavano la forma plastica e la velocità percorsa in un determinato tempo e spazio, fondati sui pilastri filosofici di Henri Bergson (1859-1941), in  risposta alla nuova leva amalgamata alle esigenze estetiche del mondo moderno. Non importava se l’oggetto di studio portasse a calibrare le lenti d’ingrandimento per un evento solo o per due. “La mia coscienza”, disse Bergson, “percepisce i due” movimenti (In BERGSON, Henri. Duração e Simultaneidade, Ed. Martins Fontes, 2006, p. 60). D’accordo con i principi della filosofia e della fisica, la pittura futurista si materializzò nei quadri attraverso l’interpretazione continua dell’uso di colori vivi e contrastanti e la sovrapposizione delle immagini, grazie a tratti e sottili deformazioni delle figure.
In una medesima prospettiva bergsoniana è stato possibile pensare i movimenti del 1922, di San Paolo, durante l’anno del Centenario dell’Indipendenza del Brasile. Anno in cui l’eredità italiana si estendeva dal Teatro Municipal al Palacio da Industrias, con edificazioni che abbracciavano distinti eventi, curiosamente impregnati di arte italiana.

[omissis]

Paulo Claudio Rossi Osir

Nell’anno 1937, Paulo Cláudio Rossi Osir (1890-1959) [vedi immagine a sinistra] riunì gran parte di questi artisti nella 1ª Exposição da Família Artística Paulista ispirandosi alla Famiglia Artistica Milanese, per la quale nutriva ammirazione e conoscenza.

La permanenza di Paulo Rossi Osir a Milano si estese durante il periodo di esecuzione del progetto scultoreo del padre, l’architetto Claudio Rossi, per il Teatro Municipal de São Paulo (1903-1911). In questo periodo, il giovane Paulo Claudio si formò artisticamente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, tempo necessario per comprendere il movimento dei maestri a favore e contro l’Accademia e la Famiglia Artistica Milanese.

 

Leggi tutto l’articolo: Tra avanguardie. L’altro lato di una stessa generazione modernista

“Medaglietta” per il Dott. Carlo Bozzali

Milano,13 marzo 2008

Medaglietta:
IL SIGNOR C.C.B.

Venerdì sera 7 marzo 2008, in occasione del 38° anniversario di matrimonio io ,mia moglie Cesarangela e alcuni parenti eravamo ospiti dello straordinario – per prezzi e qualità – ristorante del nostro amato Circolo “A. Volta “.
Alla fine della cena venne a salutarci, con la consueta signorilità, l’amico Carlo Cesare Bozzali, accompagnato con discrezione dalla sua immancabile scorta, chiamata la “banda degli otto bocciofoli”, formata da compagni di scuola, che, dal 1980, frequentano il circolo, specie nelle serate del venerdì, quando, per rispettare il precetto del magro si sacrificano con un menù a base di pesce ricco di omega-tre (tre pesci per omo ).
Il caro Bozzali, dopo aver elogiato la cuoca signora Ina Mirino, per i favolosi scamponi allo spiedo e il sig. Franco per l’impeccabile servizio, si complimentò con noi sibilando “scusate, ma, soddisfatte le bocche, ci attendono le bocce”.
Salendo, lo vidi nel salone della bocciofila voltiana vestito rigorosamente di grigio con camicia bianca alla Gianni Agnelli e cravatta blu regimental che, nel silenzio delle grandi occasioni, con una boccia in mano brillante come un diamante (firmato “Bulgari”) puntava i suoi fotoni verso un pallino per disintegrarlo in un puntino.
Il suo stemma non è il Sig. B., né il Cav. B., né il Piccolo Cesare, ma” C.C.B.”, che vuol dire Carlo Cesare Bozzali.
Nato a Milano l’11.12.1939, per ragioni storico – anagrafiche è figlio sia della sua amata mamma ambrosiana, che della lupa capitolina. Il suo segno zodiacale è il sagittario, che significa erba marina, saetta, saggezza, lancetta dell’orologio, cioè navigare, puntare in alto, correre più avanti. E’ chiamato el siur Carlo, che in milanese vuol dire” aver danne”, o anche el Carlone, che in dialetto vuol dire anche il grano-turco, quello che viene coltivato nel pavese in onore di san Carlo Borromeo.

Tale coltivazione pare sia stata temporaneamente sospesa su diplomatico suggerimento dell’Homo politico più in vista di Milano, il Sindaco donna dr. Letizia Moratti, per una garbata e culinaria protesta contro Smirne (città e porto turco dal quale arrivano le erbacce risicole), che con un colpo di mano musulmano potrebbe soffiare l’Expo a Milano.

Si chiama anche Cesare(cognome di alcuni illustri imperatori romani), che in medicina significa anche “taglio cesareo” (cioè una nascita chirurgica superveloce per non perdere tempo con travagliate doglie). Sembra sia nato con i pugnstrengiuu (stretti, stretti) non per un’avarizia congenita – anzi il suo DNA è quello di un prodigo, specie con i soldi degli altri, ma perché aveva due bigline nelle manine (una per calcolare, l’altra per giocare).
Porta l’illustre cognome dei Bozzali, perché le bozze delle sue competenze professionali sono già gli onorari originali.
All’asilo e alle elementari era soprannominato el Pitagorin, perché, mentre gli altri bambocci giocavano stancamente a mosca-cieca e le bambine giocavano pericolosamente a palla avvelenata – in ricordo di Eva e del serpente tentatore -, lui se ne stava da solo davanti al pallottoliere e muoveva le palline colorate, per l’apprendimento precoce dei primi elementi delle tabelline.
Per innata modestia e, per non ingelosire i compagni di gioco e di studio, si diplomò in ragioneria all’Istituto tecnico commerciale statale Gramsci – Schiapparelli di Milano (dove la sigla “G.S.” significava un geniaccio tra le schiappe ).
Dopo la ragioneria, si iscrisse alla facoltà di economia e commercio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, laureandosi poi presso The Constantinian University (USA) di New York con una tesi in economia aziendale dal titolo progressista di un sicuro docente milanista “Dal rosso al nero: il bilancio futurista“.

Dal 1970 al 1980 il dr. prof. Bozzali divenne assistente di laute colazioni e segretario economico dell’illustre storico fiorentino e insigne politico il senatore a vita Giovanni Spadolini, il quale scrisse tra l’altro il famoso saggio “Il Tevere, più largo“, per consentire a lui e al suo assistente (di corporature piuttosto robuste), di poter navigare e nuotare comodamente nel fiume della capitale.
Del prof. Spadolini, allora il politico più colto di Italia, dicono i biografi che in qualità di Spiritosanto supplente avesse consigliato fin dall’origine al Padreterno di non creare l’uomo e la donna per evitare sia il peccato originale, con le sue terribili conseguenze, sia, soprattutto, il volontario sacrificio del suo amatissimo Figliounigenito, ma, per l’opposizione ferma e invidiosa di Satana, l’angelo distruttore, il saggio consiglio spadoliniano non venne, purtroppo, seguito. L’immenso docente Giovannone rincuorava gli smarriti studenti con il noto, bonario adagio autobiografico: “Quello che so l’ho imparato per corrispondenza, quello che non so l’ho imparato a scuola dell’insipienza “.

Dal 1978 il Bozzali, novello socio del circolo, divenne consulente economico del mitico presidente Attilio Neri, che, da imprenditore generoso, ma avveduto, diede un impulso decisivo al circolo anche sotto il profilo culturale. Infatti, “el cenacol milanes“; fondato dall’indimenticabile dr. Franco Bettinelli, aveva in Neri il suo più convinto patrocinatore e… finanziatore. Il presidentissimo Neri, ligure di nascita e lombardo di adozione, ripeteva sempre “i ciaccer in ciaccer, i dannè in dannè, ma la cultura non la finiss in spazzadura“.

Dal 1980 al 1990 è stato docente di materie economiche all’Università Bocconi, sostituto del prof. Giulio Levi, maestro inascoltato del risparmio… Dal 1991 ad oggi è stimato presidente del Collegio dei revisori del “Volta” e organizza le riunioni collegiali presso il gioco delle bocce del circolo proprio il venerdì sera, dopo cena, quando, tra una bocciata e l’altra, annota sulla lavagna della sua prodigiosa memoria i punti delle partite e le poste del bilancio con le entrate e le uscite.

Ha presieduto e presiede quasi tutto:
– le commissioni per gli esami di abilitazione alla professione di commercialista presso le università milanesi “Bocconi “ e statale “Bicocca”;
– le commissioni tributarie (comunale; distrettuale; provinciale);
– la commissione ministeriale “finanze e tributi”;
– la commissione professionale dei commercialisti (sezione liquidazione parcelle professionali).

Di notte riposa soltanto poche ore avvolto in fini lenzuoli di lino di color giallo ocra, confezionate con i sacri fogli del quotidiano politico, economico, finanziario “Il Sole 24 Ore “la sua bibbia professionale.

E’ confessore laico dei vip, ai quali non impartisce il perdono, ma consiglia, se previsto, il condono.
La sua personale dichiarazione dei redditi è firmata da un fiscalista speciale il prof. Vincenzo Visco, il diabolik degli evasori del fisco.

Dal 2004, per la sua lunga navigazione, è presidente del circolo “I Navigli (ex circolo De Amicis di Via De Amicis n.17).
Nella darsena è attraccata la sua barcaccia con la bandiera rosso—nera e con il suo codice fiscale.
E’ il conte dei conti e il barone delle birre, bionde e brune.
Ha fatto laureare il figlio in medicina sperando che diventasse un urologo per i calcoli renali, ma è diventato un ottimo cardiochirurgo, che va però benissimo per l’idraulica delle arterie e delle vene.
Ha vinto il prestigioso premio “Il Caffè“ (con la grappa, ma senza zucchero per ridurre il colesterolo) per aver scoperto per caso, in occasione di una partita di golf alla Pinetina di Appiano Gentile (purtroppo, un covo interista eccezionale), la chiave segreta della beneficenza: per moltiplicare bisogna saper donare.
Il suo codice etico-professionale si sintetizza così: “La verità è l’autostrada che costa sempre meno”.
Ama di Modugno la canzone“ Stasera pago io” e di Pirandello la commedia “Uno, nessuno, centomila”.
Da piccolo non ha mai letto ”Le avventure di Pinocchio” di Collodi, perché non sopportava e non sopporta le bugie.
Ha sul comodino il libro “Cuore” di De Amicis e dei “Pensieri“ di Pascal ne ha imparato a memoria e messo in pratica uno solo, il più importante :”Tutto quello che non mira alla benevolenza, è figura in dissolvenza“.

Un amico, all’amico, con amicizia.

Giancarlo Dal Sasso

Raccolta: L’arte al tempo del COVID 19

In breve tempo la nostra quotidianità è stata stravolta: la pandemia ha radicalmente – seppur temporaneamente – modificato le nostre abitudini. Dal lockdown al distanziamento sociale, i mesi trascorsi, e quelli che ci aspettano, hanno scandito un nuovo tempo, nuovi modi di vivere il quotidiano, nuovi modi di immaginare il futuro. Sembra quasi che un “semplice” ritorno alla normalità pre-pandemia sia, oggi, l’orizzonte più distante da raggiungere, il sogno più difficile da accarezzare.

Però, come dice il motto della nostra Famiglia Artistica, bisogna essere fidenti nell’avvenire.

Guardando alla storia della nostra “nonnina”, che dal 1873 ha attraversato guerre, epidemie e dissesti d’ogni tipo, possiamo sicuramente concludere che anche nel pieno dei momenti meno felici o più tristi, tra le mille difficoltà di una situazione imprevista, la creatività e la necessità di esprimersi attraverso un segno, un colore, una parola o una nota, rimangono imprescindibili per chi vive quotidianamente a contatto e a qualsiasi livello con l’espressione artistica.

Per questo motivo la Famiglia Artistica ha deciso di dare spazio, seppur in forma virtuale, a quanto i nostri soci e simpatizzanti hanno prodotto in questi mesi. A ben guardare, in effetti, l’arte come forma di espressione ancora una volta dimostra di non conoscere limiti e barriere: quando quasi tutto viene a mancare, bastano un foglio e una matita per dar vita ad un mondo di emozioni, forme e colori che esiste dentro di noi e che è la chiave sicura della fiducia nell’avvenire che la Famiglia Artistica augura a tutti di mantenere sempre ben salda.

Niccolò D’Agati

Famiglia Artistica Milanese

Questa raccoltaL’arte al tempo del COVID 19” è stata tenacemente voluta da Mariarosa Tavazzani, Presidente F.A.M., che calorosamente ha invitato a partecipare all’iniziativa Soci ed Amici.

Hanno aderito:

§ Caleca Casale Maria Speranza (pittrice)

  • titolo: “ispirazione a Pablo Picasso “ Guernica “ misure cm. 50X60 – tecnica olio su tela
  • titolo: “fine della pandemia” misure cm. 50X60 – tecnica mista olio e pastello

§ Chionetti Lentini Marisa (docente di pittura e disegno)

  • titolo: “il Covid è andato dal parrucchiere”
  • titolo: “il Covid è andato nell’agenzia “viaggi e turismo FORA di PE’ ed ha prenotato un viaggio per andare in ferie”

Riflessione sulle opere: l’artista ha voluto sdrammatizzare il grande problema della pandemia.

§ Morini Ezio (scultore)

  • titolo: “resilienza” misure cm. di base cm 50 – alt. cm.120 – profondità cm.60 Scultura in legno di tiglio francese dipinto

Riflessione: questo tempo ci ha inchiodati a noi stessi, in attesa di rinascere, liberi di riprendere il cammino della vita.

§ Ravalli Liliana (pittrice e ritrattista)

  • titolo: “dramma della pandemia”

misure cm. 70X100 – tecnica acrilico su tela

§ Rigo Sandra (pittrice e acquarellista)

  • titolo: “effetto pandemia e lockdown”

misure cm. 35X50 – tecnica acquerello

§ Pellegrini Bruno (docente di pittura e disegno)

  • titolo; “Wuhan 2020” data di esecuzione 01/5/2020

misure cm. 125X90 – tecnica olio su tela

Riflessione: L’opera è basata sul disequilibrio nel rapporto tra la specie umana, le altre viventi e la natura tutta. Evocato il mondo degli esseri vegetali, è contrapposto un simulacro di figura.

§ Somasca Flavia (docente di pittura e disegno)

  • titolo: “ricordo di Maria Ebe Catulla” misure cm. 50X70 – tecnica mista su cartoncino

Riflessione: Ispirate al funesto periodo Covid, che si è portato via mia sorella Maria Ebe Catulla a marzo del 2020 – e mia cugina Romuletta a luglio del 2020

§ Tavazzani Mariarosa (pittrice e affreschista)

  • titolo: “Covid 19 – angoscia” misure cm. 50X70 – tecnica olio su tela
  • titolo “rinascita” misure cm. 50X70 – tecnica olio si tela

Riflessione: La prima dedicata all’angoscia della famiglia di una amica che poi dipartì causa il Covid, lasciando due figli. La seconda opera rappresenta la speranza nella rinascita, ancora per ora lontana. Io l’ho interpretata così.

§ Zangrando Massimiliano (docente di disegno e pittura)

  • titolo: “ce la faremo” misure cm. 60X80 – tecnica olio su tela

Osservazioni al contorno

E’ proficuo ricordare come il termine pandemia sia un caso particolare di epidemia. A differenza dell’epidemia, la pandemia estende il suo significato territoriale all’intero globo. Lo si evince anche dalla sua etimologia greca: pan-demos, che significa letteralmente “tutto il popolo”. Come tale la sua presenza ha sempre influenzato gli Artisti nei relativi periodi storici interessati dalla diffusione dei contagi trovando in ognuno di loro personali modalità di rappresentazione delle paure e delle speranze. Arte comunque e sempre elemento di liberazione emotiva.

Nella riproduzione fotografica delle opere che ci sono giunte abbiamo cercato di rispettare i reali colori utilizzati dagli Artisti, tuttavia – come noto – la loro resa cromatica può differire in funzione del device utilizzato per la visualizzazione, in relazione sia della “temperatura” di colore su cui è settato sia dalle caratteristiche costruttive dello stesso.

Per omogeneità si è optato di mantenere come punto di riferimento (ad immagine aperta) la larghezza delle singole immagini, mentre l’altezza è elemento variabile in funzione della geometria dell’opera stessa.

Adelio Schieroni

Famiglia Artistica Milanese

Tempo che scorre

Ci stiamo avvicinando alla scadenza dei termini per effettuare l’annuale Assemblea Generale dei Soci della Famiglia Artistica Milanese per gli adempimenti formali di approvazione dei Bilanci di esercizio e preventivi.

Quest’Assemblea assume un particolare significato in quanto rappresenta il momento di rinnovo delle cariche elettive rappresentanti i Soci: ossia bisognerà eleggere i membri del Consiglio Direttivo, fra cui scegliere la figura che, in qualità di Presidente, si farà carico di “coordinare” le attività per il prossimo triennio, ed i membri del Collegio dei Revisori dei Conti e quelli del Collegio dei Probiviri.

Sarà, confidiamo tutti noi, anche un momento gioviale di incontro dopo le limitazioni di questo periodo per cui l’attendiamo tutti con gioiosa aspettativa.

Il tempo scorre, a volte estremamente lento, a volte repentino. Per intrattenervi ho pensato di proporvi dei piccoli brani tratti dalla Relazione per l’Assemblea, redatta dalla Direzione nell’anno 1919 – oltre cent’anni fa. Buona lettura…

Cari Consoci

Paolo Troubetzkoy

                         Paolo Troubetzkoy

La Famiglia Artistica nacque tra giovani che liberi di formule accade­miche e puri da lusinghe commerciali ne fecero sempre il centro vivace e attivo di difesa dei più schietti ideali dell’arte. Quelli, che parevano i rivoluzionari, che erano gli ostinatamente scartati e derisi, sono oggi i soli artisti lombardi che si pregino in una vasta e sicura fama: da Grandi e Ranzoni e Cremona ai Troubetzkoy, Longoni, Segantini, Conconi, Previati. E questa, appunto, tradizione gloriosa di un’arte indipendente che qui trovò costante appoggio e lieto asilo contro tutta l’urlante ignoranza scandalizzata, è la tradizione che deve tra noi continuare, o, diciamo la parola melanconica e un poco amara, “risorgere”. Conquistò nella nostra Milano questa Società un’alta stima appunto essendo attraverso lunghi anni l’unico ritrovo dove artisti, indipendenti e sinceri, convenivano in simpatica amicizia, in una cordiale collaborazione d’opere e di propositi, e il solo centro da cui si sappia che possano partire, ancor oggi, schiette e vivaci manifestazioni d’arte.

[omissis]

Cominceremo nel mese prossimo, iniziando con le esposizioni di Giuseppe Gamona e di Edoardo Baroncini la serie delle mostre commemo­rative che noi dobbiamo a quei nostri consoci che sono morti con uno spi­rito così alto e in un sacrificio così devoto per il bene del nostro Paese.
Sant’Elia, Valori, Mantelli, Ardy, Erba, Boccioni, Voltolin e gli altri morti della guerra li vedremo così passare con passo silenzioso fra noi e li sa­luteremo ancora una volta con tutto il nostro commosso e rispettoso amore.
A tutti questi sacri morti della guerra dedicheremo inoltre, in giusto segno della nostra ammirazione e della nostra riconoscenza, una lapide della quale cortesemente si incarica Adolfo Wildt, e che scopriremo prossimamente.
Tra le altre esposizioni che stiamo preparando un’altra è dedicata ad un consocio morto in questi ultimi anni, Romolo Romani, che voi ricordate come una delle speranze che in Milano più si sia nutrita in quei giorni nei quali egli viveva, grande speranza di gloria dell’arte nuova che noi sa­remo vivamente onorati di poter per i primi mostrare, in una larga e com­pleta scelta, in tutto il suo singolare valore. Già ci siamo assicurate per questo le opere sue più importanti; e forse accanto a lui potremo rievocare anche quéll’altro suo fratello scomparso, d’arte così diversa ma di spirito così compagno, che fu Ugo Valeri.

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La Direzione pensa anche di aggiungere a queste rievocazioni del vecchio ambiente artistico milanese, che sono un poco le tradizioni della nostra vecchia Famiglia, la rivelazione di opere di arte straniera, tra quelle di più spiccato interesse e di cui più si discute tra noi, e che pure sono ancora tra noi le più ignote. Speriamo cioè di poter intercalare fra una esposizione di bozzetti di qualche maestro romantico ed una esposizione di gio­vani d’avanguardia, qualche piccola mostra di movimenti stranieri, post-im­pressionisti francesi, o, comunque, attuali.
E sarà questo uno dei segni più chiari e convincenti di quel tono più alto che dovrà portare il nostro Sodalizio nella vita artistica cittadina, la quale ha veramente un urgente ed essenziale bisogno di uscire dal suo chiuso circolo provinciale per entrare in una più aperta atmosfera di discussioni e di valori internazionali.

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Vogliamo, per una volta, fare una esposizione come non s’è vista mai, tutta di opere eminentissime: dove non ci sia nulla di appena mediocre. Una esposizione che raccolga l’opera o le opere migliori di Ranzoni, di Segantini, di Mancini, di Previati, di Medardo Rosso, di Leonardo Bistolfi, di tutti i soci più insigni che Ia Famiglia Artistica conta, dai suoi fondatori ai maestri e ai giovani che oggi più stima; una esposizione forse solo di cento quadri, o di venti, ma tutti d’altissimo valore. Sarà, nella scelta severa ed attenta che uno speciale Comitato si assumerà, una manifestazione di serietà artistica estrema, una affermazione così superlativa da restar nella memoria per anni. E mostrerà quale enorme forza morale il nostro Sodalizio così possiede e quale giusta autorità gli debba essere contata.

Fonte: brani tratti dalla “Relazione per l’Assemblea” Generale dei Soci della Famiglia Artistica Milanese, 1919

Per la tutela dei diritti d’autore dei pittori, scultori ed architetti

Gennaio 1916

Un’antica iniziativa della Famiglia Artistica – che non poté avere ai suoi tempi pratica attuazione – è stata ripresa in questi giorni dalla Società Italiana degli Autori.
Alla sede di questa Società, col concorso di diversi pittori e scultori e la rappresentanza anche di diversi architetti, fu decisa la fondazione di una Sezione artistica della Società stessa, avente per ¡scopo la tutela specifica del diritto degli artisti nel campo legislativo, materiale e morale. Il 29 corrente tutti gli artisti, pittori, scultori e architetti inscritti come soci effettivi o aderenti della Società degli Autori, saranno riuniti, sotto la presidenza del senatore Arrigo Boito, per la costituzione del Comitato esecutivo.
La serietà del Sodalizio, cui l’iniziativa fa capo, non può a meno di far bene sperare del suo successo. I soci tutti della Famiglia Artistica faranno quindi bene ad interessarsene.

Dal campo delle aspirazioni, l’idea di tutelare i diritti d’autore per le opere di pittura, scultura e architettura, è entrata nella fase della pratica attuazione. La sera del 29 gennaio u. s., oltre una cinquan­tina di artisti, fra i quali molti soci della Famiglia Artistica, si è trovata riu­nita, ospite, pel momento, nella sala della Società Italiana degli Autori, per discutere sul modo di dare uno spe­ciale regolamento alla nuova sezione creata presso la Società stessa per la protezione dei diritti d’autore anche sulle opere delle arti figurative.
L’avv. Porro, come rappresentante la Presidenza della Società degli Autori, espose assai lucidamente la situazione, prospettando e le difficoltà da vincere e le speranze da coltivare. Un’ampia ed animata discussione, sempre serena ed elevata, alla quale presero parte l’archi­tetto Rocco, il pittore Piatti, il pittore Cambon, l’avv. Foà, O. Macchi, Mazzuccotelli – e durante la quale, per la Società degli Autori, diedero spiegazioni esau­rienti l’avv. Porro e il dott. Giuseppe Borghi – valse a porre in evidenza gli utili che alla nuova sezione potevano derivare dall’organizzazione già creata dalla Società degli Autori per la dram­matica e per la musica.

I diritti dell’Arte alla Camera hanno trovato nella tornata del 3 marzo u. s. un paladino nell’on. Marangoni.
Il suo discorso nella discussione del disegno di legge: Stato di previsione della spesa del Ministero della P. I. ha trattato largamente l’azione del Governo nel campo dell’arte, e va segnalato per la ricchezza degli argomenti e la corag­giosa critica.

Aprile 1917

Allo scopo di salvaguardare i diritti morali e materiali degli artisti nostri Soci e delle loro opere, la Direzione comunica che, a cominciare dalla presente Esposizione “Milano Vecchia e Nuova” tutte le opere che saranno vendute nelle esposizioni sociali saranno accompagnate da un documento di autenticazione portante, oltre il titolo e il nome dell’autore, quello dell’acquirente, del Segretario della Famiglia, del Direttore delegato e di almeno due dei Direttori artistici.
L’opera sarà pure contrassegnata sul rovescio colla sigla della Famiglia Artistica.
La Direzione crede in tale modo di avere risolto almeno in parte, con efficacia, il problema della salvaguardia dei diritti d’autore e, altresì di mantenere in valore l’ opera venduta a garanzia dell’autore e dell’acqui­rente stesso, il quale potrà a sua volta, nel caso di rivendita, o cessione, o scambio che per qualsiasi ragione vorrà fare, mantenere integro il valore dell’opera acquistata e munita di tale documento.
Questa autenticazione gioverà pure a disciplinare e purificare il commercio che oggi si fa delle opere d’arte moderna nelle vendite e nelle aste pubbliche, le quali, se han dato e danno successi finanziari ai singoli artisti, non sempre giovano alla dignità e alla morale che sta a cuore a ogni artista.
Il mercato dell’arte non può e non deve svolgersi come quello di una qualsiasi altra altra merce, ma deve essere organizzato in base alla più schietta sincerità, e con ogni esclusione possibile di inganno.