Lectio magistralis di Flavio Caroli

Daniela Mainini, Presidente del Centro Studi Grande Milano, ha presentato ed introdotto lo storico dell’arte Flavio Caroli al vasto pubblico presente nella Sala Leonardo, Fondazione Stelline di Milano.

Lombardia cuore d’Europa,

l’arte da Leonardo a Boccioni

La sua interessante introduzione ha focalizzato l’attenzione sul concetto di cultura, strumento potentissimo per una crescita economica e sociale. L’Avv. Mainini ha preso spunto per il proprio ragionamento dalla descrizione dei Siti UNESCO in Lombardia, più un Patrimonio immateriale dell’Umanità. La Lombardia, infatti, è la regione che ospita il maggior numero di Patrimoni Unesco in Italia.

In questo contesto la città di Milano, negli ultimi cinque secoli, è sempre stata al centro dello sviluppo culturale nazionale ed europeo.

Agganciandosi a queste riflessioni, Patrizia Toia ha evidenziato l’importanza di una stretta e sinergica collaborazione fra le istituzioni regionali e quelle dell’Unione Europea per permettere di realizzare una visione comune di crescita, partendo dalla consapevolezza del valore della cultura.
Caroli, ordinario di Storia dell’arte moderna presso il Politecnico di Milano, ha dedicato i propri studi alla linea introspettiva dell’arte occidentale con molte pubblicazioni. Tra le ultime arrivate in libreria: Leonardo. Studi di fisiognomica; Il Divisionismo; Anime e Volti. L’arte dalla Psicologia alla Psicoanalisi. Come scrittore ha incontrato per tre volte la narrativa con Mayerling, amore mio!; Trentasette. Il mistero del genio adolescente e Voyeur. I segreti di uno sguardo.

Nel corso della propria Lectio magistralis Caroli ha letteralmente incantato le oltre trecento persone presenti in sala con una passione ed una padronanza della materia davvero unica. Milano capitale europea, prima e più importante di qualsiasi altro centro culturale per la forza innovatrice degli artisti che ha saputo ospitare ed incoraggiare, in un arco temporale che non trova paragoni in nessun altro luogo. Da Leonardo a Boccioni è stato un susseguirsi di innovazioni uniche.

Un racconto fantastico. Un evento indimenticabile.

Io, Noi. Umberto Boccioni

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Centenario di Umberto Boccioni, a Milano

A cento anni dalla morte di Umberto Boccioni (1882-1916) Milano celebra con una grande mostra l’artista del Futurismo, indiscusso protagonista dell’Avangiardia italiana. La sua geniale soluzione nel rappresentare visivamente il movimento e le sua ricerca sul rapporto tra oggetto e spazio hanno influenzato fortemente le sorti della pittura e della scultura del XXI secolo.

“UMBERTO BOCCIONI (1882-1916): GENIO E MEMORIA” è il titolo della Mostra in programma dal 23.03.2016 al 10.07.2016 a Palazzo Reale a Milano.

wpid-umberto-boccioni-1914-a-32-anni.jpgIn mostra si possono ammirare opere provenienti da importanti istituzioni museali e collezioni private di tutto il mondo, tra cui la Pinacoteca di Brera, le Gallerie d’Italia di Milano, la Camera di Commercio di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la collezione Gianni Mattioli, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, la Collezione Barilla di Arte Moderna, il Museo Cantonale d’Arte di Lugano, il Metropolitan Museum of Art di New York, e Getty Foundation di Los Angeles, il Musée Picasso e il Musée Rodin di Parigi, l’Osaka City Museum of Modern Art, il Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Il progetto si avvale inoltre della collaborazione scientifica dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Grazie ad un inedito taglio critico, “Umberto Boccioni. Genio e memoria” offre un percorso selettivo volto a far riemergere le fonti visive che hanno contribuito alla formazione artistica e all’evoluzione dello stile di Boccioni.

Il costo del biglietto include anche l’ingresso alla mostra “2050. Breve storia del futuro” e offre un ingresso gratuito al Museo del Novecento: una vera occasione da non perdere!

Per approfondimenti: collegati a Palazzo Reale

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Boccioni ed il suo segreto amore: Vittoria Colonna

“Quello che c’è tra noi è una profonda realtà, è nato come realtà. Per quanto poco prima ci siamo conosciuti poi simpatizzato, poi… poi c’è il nostro segreto quel meraviglioso crescendo che ci ha condotto di castità in castità alla nostra casta voluttà! Oh! Le nostre notti! Il tuo pallore, il tuo smarrimento, il mio terrore, la nostra infinita comunione di corpo e di spirito. Divina Mia, lo sento che mi vuoi bene, un po’ di bene, un po’ più di quando me lo misuravi con il ditino… Rammenti? Come sono tuo! Come ti sono fratello e amico, come ti ammiro, sempre, ad ogni respiro, sempre! Sempre!”.

Così scriveva da Verona il pittore futurista Umberto Boccioni, soldato della 29° Artiglieria di campagna il 7 Agosto 1916, a Vittoria Colonna di Sermoneta, moglie di Leone Caetani principe di Teano, in vacanza sull’Isolino di San Giovanni di fronte a Pallanza, dove la principessa trascorreva l’estate.

archivio-iconografico-del-verbano-cusio-ossola-pallanza-isolino-boccioni-vittoria-colonnaE’ la storia che lega i due e che è stata ricostruita grazie al ritrovamento di diciannove lettere tra la principessa e l’artista, undici di Boccioni e le altre otto di Vittoria, conservate per raccontare ai posteri un amore nato nel paesaggio incantato delle Isole Borromee.

Fonte: Archivio iconografico del Verbano Cusio Ossola

Antonio Sant’Elia: Manifesto dell’Architettura Futurista

Antonio Sant'Elia

Antonio Sant’Elia
1914
Studio Centrale Elettrica

Il Manifesto dell’Architettura Futurista firmato da Antonio Sant’Elia è pubblicato in forma di volantino l’11 luglio 1914. Poche settimane prima, nel catalogo della prima Esposizione d’Arte del Gruppo Nuove Tendenze tenutasi dal 20 maggio ai 10 giugno presso la sede della Famiglia Artistica di Milano, Sant’Elia aveva pubblicato un testo, denominato Messaggio nel 1956 da Giovanni Bernasconi, contenente molte enunciazioni riprese poi nel manifesto. Oltre a Sant’Elia anche Enrico Prampolini pubblica, nel gennaio del 1914, un testo intitolato L’atmosferastruttura basi per un’architettura futurista integrato e ampliato nel 1918, mentre Umberto Boccioni scrive un proprio Manifesto dell’Architettura futurista, databile tra la fine del 1913 e gli inizi del 1914, pubblicato però solo nel 1972. La fase di elaborazione delle concezioni architettoniche del movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 giunge quindi a piena maturazione nell’arco di pochi mesi, arricchendosi comunque in seguito di altri significativi apporti quali quelli di Giacomo Balla e Fortunato Depero, VOLT (pseudonimo di Vincenzo Fani), Virgilio Marchi, Cesare Augusto Poggi. Guido Fiorini, Angiolo Mazzoni.
Al periodo dal 1912 al 1914 circa risalgono invece i disegni di Sant’Elia che rivelano la  conquista di una visione estetica radicalmente nuova dell’architettura e della città, quantunque non sempre corrispondano alle enunciazioni scritte, come è stato detto più volte circa la questione del rapporto tra immagini e testi…

Fonte: Il Manifesto dell’architettura futurista di Sant’Elia e la sua eredità – Di Ezio Godoli, Alessandra Pelosi

Ferrara, il Futurismo e la Famiglia Artistica Milanese

Boccioni riflette lungamente su Previati, coinvolgendo Severini come dalla testimonianza di una lettera dell’autunno del 1907, fino all’incontro con il maestro avvenuto nel 1908, primo di un rapporto intenso testimoniato nel Diario dello stesso anno e che troverà l’apice nel lungo scritto che il pittore futurista dedicherà a Previati, apparso il 26 marzo 1916 nella Rivista  “Gli Avvenimenti”. Boccioni collabora alla rivista con articoli di critica e cronaca artistica da gennaio a giugno 1916. Nel numero 14 appare questo articolo dal titolo “Le esposizioni collettive di Gaetano Previati e Carlo Fornara – L’arte di Gaetano
Previati”. Frutto dei contatti diretti avuti con l’ormai anziano maestro, si avverte dalle parole di Boccioni la necessità di reinquadrare criticamente il lavoro di Previati sia rispetto alla propria esperienza creativa, sia al difficile momento storico. Significative sono infatti le righe di chiusura nelle quali si legge: «Se Gaetano Previati fosse già entrato come
valore plastico, non poetico, notiamo bene, nella comprensione di molti (critici, pubblico, artisti) si potrebbe, lasciandolo nella sua gloria indiscussa, considerare il valore della sua opera in rapporto alla modernissima produzione dei giovani pittori italiani d’oggi. Oggi, di fronte all’idealismo plastico verso il quale è febbrilmente tesa tutta la forza artistica della nostra gioventù, Previati si erge come maestro del passato. La sua opera è l’ultima espressione plastica ed eroica del Rinascimento. Un sogno che svanisce nella luce della modernità».

Amici futuristi

I futuristi Luigi Russolo, Carlo Carrà, Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni e Gino Severini a Parigi, 1912. Fonte: Archivio Lista.

È questo un nodo importante per comprendere l’influenza esercitata dal pittore ferrarese sulla ricerca boccioniana che, attraverso l’assunzione in forza espressiva della linea e del colore, giunge a significativi esiti che preludono al Futurismo. È anche accertato che, una volta avviatasi tale esperienza, le due strade divergono. Gli aspetti non formali nei quali Previati richiudeva le proprie narrazioni, apprezzati come rivoluzionari dalle giovani generazioni, non rappresentavano più la modernità avanguardistica. A questa sapranno dar voce le ben note vicende del sogno futurista, che ci richiama, per Ferrara, alla figura di Aroldo Bonzagni (Cento 1887-Milano 1918), o a quella del primo Roberto Melli (Ferrara 1885-Roma 1958).
Nella storia del movimento non è stata mai tralasciata l’adesione della prima ora al  Futurismo da parte del giovane centese, che firma con Boccioni, Carrà, Russolo, Severini e Romani la prima redazione del Manifesto dei pittori futuristi apparso poi l’11 febbraio 1910. Più controverso è stato, per lungo tempo, cioè fin quando appropriati studi storiografici non hanno provveduto a ricostruirne la figura, il suo abbandono quasi repentino del Futurismo. La sua firma e quella di Romolo Romani non appaiono più, sostituite da quella di Balla, nel Manifesto Tecnico della pittura futurista pubblicato l’11 aprile 1910. Ciò nonostante, dopo la partecipazione alla serata dell’8 marzo presso il Politeama Chiarella di Torino dedicata alla declamazione del manifesto, la mostra con Boccioni, Carrà e Russolo inauguratasi il 19 marzo alla Famiglia Artistica di Milano, ritroviamo il suo nome sul manifesto che annunciava la storica serata al Teatro Mercadante di Napoli il 20 aprile.
Le ragioni intervenute a determinare quella presa di distanza sono controverse e hanno avuto nel tempo più interpretazioni, tra le quali vale ricordare, come accreditata, una testimonianza apparsa sul giornale “La Perseveranza” di Milano il 6 aprile 1915 a firma di Dino Bonari:
Il futurismo lo tenne finché non volle definirsi anch’esso una serie di formule, che per essere formule astratte, nella traduzione pratica non erano meno pesanti di quelle accademiche. Ed egli fu né accademico né futurista, vibrante di colore nei suoi quadri, osservatore acuto e umorista elegante nelle caricature, frequentatore di tutti gli ambienti – dai più eleganti ai più viceversa – come per tener desti sempre i centri della propria sensibilità, e per poter poi descrivere, sulle tele e sui cartoni, la vita vera, quella contemporanea; e percorrerla un po’ nella sensibilità.

È una nota che sembra in qualche modo lasciar trasparire la voce stessa di Bonzagni, quasi a stabilire la propria natura di spirito libero, insofferente a qualsivoglia inquadramento.

Fonte: http://annali.unife.it/lettere/article/viewFile/290/243
Annali Online di Ferrara – Lettere Vol. 1 (2012) 222/240 – A. P. Fiorillo

Boccioni: quell’appunto dal fronte…

“Tutto ciò che vedo al presente è un gioco di fronte a una buona pennellata, a un verso armonioso, a un giusto accordo. Tutto, in confronto a ciò, è una questione di meccanica, di abitudine, di pazienza, di memoria. C’è solo l’arte.”

Fonte: Boccioni, Gli scritti editi e inediti, a cura di Zeno Birolli, Feltrinelli, Milano