Futurismo e pittura

È quasi impossibile esprimere con parole i valori essenziali della pittura.

Il pubblico deve dunque convincersi che per comprendere sensazioni estetiche alle quali non è abituato, deve dimenticare completamente la propria cultura intellettuale, non per impadronirsi dell’opera d’arte, ma per abbandonarsi a questa.

Noi iniziamo una nuova epoca della pittura.

Noi siamo ormai sicuri di realizzare concezioni della più alta importanza e della più assoluta originalità. Altri ci seguiranno, che con altrettanta audacia e altrettanto accanimento conquisteranno le cime da noi soltanto intraviste. Ecco perché ci siamo proclamati i primitivi di una sensibilità completamente rinnovata.

In alcuni dei quadri da noi presentati al pubblico, la vibrazione e il movimento moltiplicano innumerevolmente ogni oggetto.

Così noi abbiamo realizzato la nostra famosa affermazione del cavallo in corsa, che non ha quattro zampe ma venti.

Si possono inoltre notare nei nostri quadri, delle macchie, delle linee, delle zone di colore, che non corrispondono a nessuna realtà ma, secondo una legge della nostra matematica interna, preparano musicalmente ed aumentano l’emozione dello spettatore.

Noi creiamo, così in qualche modo, un ambiente emotivo, cercando a colpi d’intuizione le simpatie e gli attaccamenti che esistono fra la scena esterna (concreta) e l’emozione interna (astratta). Quelle linee, quelle macchie, quelle zone di colore apparentemente illogiche e inesplicabili sono appunto le chiavi misteriose dei nostri quadri.

Ci si rimprovererà certamente di voler troppo definire ed esprimere in modo evidente i legami sottili che uniscono il nostro interno astratto con l’esterno concreto.

Come volete, d’altronde, che noi accordiamo una assoluta libertà di comprensione ad un pubblico che continua a vedere come gli fu insegnato, con occhi falsati dall’abitudine?

Noi andiamo distruggendo ogni giorno in noi e nei nostri quadri, le forme realistiche, e i dettagli evidenti che ci servono ancora a stabilire un ponte d’intelligenza fra noi e il pubblico. Perchè la folla goda del nostro meraviglioso mondo spirituale che le è ignoto, noi siamo ancora costretti a darle delle indicazioni materiali.

Così noi rispondiamo alla curiosità grossolana e semplificatrice che ci circonda, coi lati brutalmente realistici del nostro primitivismo.

 

fonte: 

Prefazione al Catalogo delle Esposizioni di Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles, Monaco, Amburgo, Vienna, ecc.
Febbraio 1912

Grande Grande Grande

Cari amici,

save the date! È con grande piacere che vi annunciamo che il gruppo Jazzmin è stato incaricato di arrangiare ed eseguire le musiche dello spettacolo “Grande grande grande”, nella splendida cornice del Politeatro di Milano.
Si tratta di uno spettacolo che narra la vita avventurosa di una delle più grandi stelle della musica leggera italiana di tutti tempi, Mina.
Dagli anni ’50 ad oggi, uno sguardo sul periodo del boom televisivo fino ai nostri giorni, con musiche di classe ed arrangiamenti raffinati, tutto dal vivo.

I testi sono stati scritti, in qualità di co-autore, dal nostro Socio Alex Filippi.

Di seguito i dettagli:

Dove: Il Politeatro – viale Lucania, 18 Milano
Quando: Sabato 7 ottobre, ore 21.00
Come: Linea M3 Gialla – Bus Linee 77-84-93-95
Biglietto: 15 €

Vi aspettiamo!

Saluto a Marina Speranza

Ciao Marina!

E’ recentemente venuta a mancare un pilastro dell’Ucai, Marina Speranza, segretaria e anima dellUnione Cattolica Artisti Italiani di Milano. Lassociazione voluta da Monsignor Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI, nasce a Roma nel 1945 accogliendo artisti ispirati ai valori cristiani ma anche tutti gli operatori del “bello” che ne condividessero le finalità. Il suo intento era ed è ancora oggi infatti quello di “curare i rapporti con quanti nel mondo delle arti, pur muovendosi da differenti posizioni culturali e religiose, perseguono la promozione umana della persona”. Milano, la prima città ad associarsi nel 1946 all’iniziativa romana, tra le sue fila ha annoverato nel tempo artisti di fama che hanno dato un contributo considerevole alla storia della pittura lombarda del secondo dopoguerra. E a Milano ancora oggi l’Ucai continua la sua attività rivolgendosi ai campi più diversi dell’arte, non esclusivamente a quella sacra.

Pubblichiamo un articolato e commosso ricordo, scritto da Teresa Garofalo ed Antonio Tonelli in sua memoria: “Ciao Marina”

Massimiliano Zangrando, pittore

Massimiliano Zangrando è Artista dentro. Nella sua visione del Mondo, dei paesaggi, delle cose che lo compongono, delle persone che lo abitano.

L’artista ha intrapreso la sua attività creativa studiando in modo accademico la rappresentazione delle forme, composizione, colore, ma col trascorrere del tempo è approdato a una pittura, lontana da quegli iniziali legami accademici, legata a forme espressive o meglio espressionistiche tipiche del novecento. La sua pittura si esprime al pari del realismo di matrice espressionista arrivando quasi all’astrattismo figurativo.

Rosana Bossaglia, lo descrive così: “Zangrando trattando immagini naturali raggiunge talora una sintetica sommarietà che sfiora i limiti dell’astrazione; ma la sua pennellata calda lo tiene comunque legato ad una emotiva resa delle presenze fisiche, di cui trasmette spessore e varietà cromatica. [omissis…] Dove il tratto si fa più schematico e geometrico avvertiamo l’elegante intellettuale combinazione del cosiddetto figurativo e del cosiddetto astratto; la pastosità che definiremmo espressionista, attraverso la quale la natura è trasfigurata, nelle ultime opere dell’artista si asciuga limpidamente, facendo spazio ad astrattismi geometrici” “La pittura di Zangrando” scrive di lui il critico d’arte Accerboni “è una pittura ricca e vellutata, generosa e intrisa di luce, i cui cardini si attestano nella valenza emozionale dell’impressionismo e nel rapporto libero tra forma, colore e dato luministico”.

Il Maestro Zangrando, Membro del Consiglio Direttivo della Famiglia Artistica Milanese, è laureato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Insegna figura e ritratto presso l’Umanitaria e presso i Laboratori della Famiglia Artistica Milanese.

Ideale Monari, Pittore

La moglie Marisa, socia della Famiglia Artistica, lo descrive così:

“ Ideale è stato un pittore semplice. Provava piacere a dipingere, trasferendo sulle tele le sensazioni che interiormente sentiva, ed era felice quando queste opere venivano scelte da persone – fino ad allora sconosciute – che in quel momento lo apprezzavano, mostrando di provare le sue stesse emozioni. Attraverso quelle opere appese alle pareti di tante case, il suo ricordo resterà per sempre vivo. ”

Il Critico d’Arte Mario Portalupi scrisse di Monari in occasione di una sua Mostra Personale, del marzo 1970, presso la Bottega d’Arte “Sant’Ambroeus” (aggregata all’Accademia Gentilmente Populorum Progressio) in via Nirone a Milano. Nella sua Presentazione si legge: “ Al pittore Ideale Monari il mondo che normalmente dà materia (ossia contenuto) alla pittura figurativa pronunciata, non rifiuta, tematicamente parlando, nulla. Ciò vuol dire che il Monari può benissimo dipingere una natura morta, un paesaggio, una figura umana avendone la capacità sia disegnativa – che mi pare degna di rispetto – sia coloristica, con quei suoi colori intonatamente verdagni, che paiono oltretutto inpatinare il quadro, come certe statue di bronzo esposte da tempo all’azione degli agenti atmosferici. Nei dipinti di questo comunicativo artista ho notato che la intonazione dianzi detta diffonde una luce nel campo del quadro un po’ romantica, un po’ al Claire de Lune che dona alle cose, alle figure umane, […] una sorta di mantello leggero differenziante quelle scene di realtà interpretata, da quella che è la realtà quotidiana. Trattasi anzi d’una realtà disimpegnata dalla materialità diciamo fisica degli esseri e delle cose, in quanto dipinta e in quanto passata prima traverso il filtro dell’animo del pittore; vista, in una parola, con l’occhio di chi ricrea guardingo il soggetto nella sua immagine deposta in tela. “

La Rivista “Artecultura” del marzo 1988 pubblicò un articolo in suo ricordo a firma di Giuseppe Martucci. Vi si legge, tra l’altro:

“ un’esemplare umiltà di uomo e di pittore e serenissima presenza dei più conosciuti sodalizi artistici e culturali milanesi, si spento è improvvisamente lo scorso 25 gennaio 1988. Affezionato abbonato della rivista, Artecultura lo ricorda a quanti lo conobbero e lo stimarono per la sua rettitudine umana e creativa.

[…] Spirito di natura indipendente, familiarizzava con quanti esprimessero un comportamento di semplicità. La condizione di purezza nella quale i germinava anche la sua rappresentazione pittorica. L’opera dipinta in tensioni paesistiche spontanee: fatte di profonde campagne lombarde e di marine, di cavalli in libertà e di compositi nudi. La manifestazione che aveva interessato noti critici, la stampa quotidiana e quella periodica, ad una matrice pittorica che distribuiva l’immagine in ampie vedute di drammatici orizzonti. La sensibilità lirico figurativa che faceva scrivere ad un Marino Portalupi di “ … colori verdagni… passati prima per il filtro dell’animo del pittore… “. Sì. Proprio una pittura di stato d’animo conseguita con il tocco corretto del garbo accademico esteriore in armonia di spiritualità disinteressata. Così la pittura di Monari: un ordinato giardino del suo animo, dove l’humus creativo alimenta solo l’immagine sentita come tensione semplificata di libertà, che crea per impegno artistico di scrupolosa coscienza. La motivazione per la quale Artecultura ricorda Ideale Monari ai Gruppi Artistici e Culturali in seno ai quali è stato e resta una figura di Pittore esemplare, […] è affinché il suo insegnamento sia un seme generoso di continuità umana e creativa in ognuno di noi. “

Romolo Romani: un pomeriggio di studi

A cento anni dalla morte di Romolo Romani, Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei  si propongono di omaggiarlo attraverso diverse iniziative, nell’ambito del progetto Brescia 1916-2016: cento anni di avanguardie. La Famiglia Artistica Milanese sarà presente per il tramite del nostro Socio e Ricercatore, il dott. Niccolò D’Agati.

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Il Progetto comprende un pomeriggio di studi finalizzato alla messa a fuoco di nuove prospettive e letture critiche sull’autore; oltre al fondamentale intervento di conservazione e restauro dell’intero fondo di 60 opere dell’artista appartenenti alle collezioni civiche bresciane – il più ricco conservato in una raccolta pubblica – ed alla Mostra temporanea Romolo Romani 1884-1916. Sensazioni, figure, simboli (2 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017).

Introduce e coordina
Luigi Maria Di Corato
Direttore Fondazione Brescia Musei

Silvia Evangelisti
Università di Bologna, Scuola di Lettere e Beni Culturali
Romolo Romani: il rapporto con le avanguardie tra simbolismo, espressionismo, futurismo e astrattismo

Niccolò D’Agati
Università Ca’ Foscari, Venezia
La mostra postuma di Romolo Romani del 1920 alla Famiglia Artistica Milanese. Ricostruzione del catalogo e ricezione critica

Mario Finazzi
Storico dell’arte, Roma
Romolo Romani tra caricatura e fotografia pschiatrica: un’ipotesi di lettura

Rosalia Pagliarani
Musei Vaticani, Collezione di Arte Contemporanea
Resurrezione: un’opera riemersa dai depositi e la sua vicenda documentaria

Roberta D’Adda
Fondazione Brescia Musei
Qualche novità su Romolo Romani: il fondo dei Musei di Brescia, tra storia, critica e restauri

Conclusioni:
Luigi Maria Di Corato e Silvia Evangelisti

El quartier de porta Comasina

antoniniNel Quaderno n. 1 de “La Famiglia Artistica Milanese” troviamo bellissimi esempi di poesia dialettale. Fra questi vi riportiamo il brano scritto da Ambrogio Maria Antonini, Avvocato del Foro milanese. Scrisse sulla rivista della “Famiglia Meneghina”.

La sua poesia non è soltanto lirica; sfiora anche argomenti storici ed epici, inconsueti al dialetto.

Ecco:

 

Arca de gloria, o bel san Simplician,
O Madonna del Carmen solariana,
O San Carpofen, che t’hann faa cristian
Sora a on tempi de pret con la sottana,

Strad e stradett on poo foeura de man,
Via Madonnina con la soa andanna
Storta, gobenta, coi regaj di can
E coi donnet grazios in fila indianna…

La porta Comasina inscì la canta
La sua canzon antiga e semper noeva
Andree al quarter che ormai el se descanta!

Ma el se descanta senza fà la proeuva
De sbatt giò per fà sù, e la bandera
De vec Milan la rid fresca e sincera!

Fonte: “Luce Meneghina”, poesie premiate nei concorsi dilettali della Famiglia Artistica Milanese, Bramante Editrice – 1965

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