Archivio Storico della Famiglia Artistica Milanese

E’ con enorme piacere e soddisfazione che vi annunciamo la messa in linea del nuovissimo sito internet creato per permettere a tutti, studiosi e amanti dell’Arte, amici della Famiglia Artistica Milanese e/o semplici curiosi, di conoscere il patrimonio documentale ed artistico custodito nel nostro “Archivio Storico”. 

La Famiglia Artistica Milanese è una associazione culturale senza fini di lucro, apolitica.
La nostra storia comincia nel 1872 quando il fondatore, Vespasiano Bignami, decide di chiamare a raccolta gli artisti milanesi per la costituzione di un nuovo sodalizio, la Famiglia Artistica, che nascerà ufficialmente il 13 gennaio 1873.
Con una storia centenaria la Famiglia ha attraversato tutto il novecento e, si potrebbe dire, tenuto per mano tutte le generazioni di artisti lombardi e non, dall’epoca della scapigliatura sino ad oggi.

Per scoprire di più visita il nostro “Archivio Storico On Line

Lectio magistralis di Flavio Caroli

Daniela Mainini, Presidente del Centro Studi Grande Milano, ha presentato ed introdotto lo storico dell’arte Flavio Caroli al vasto pubblico presente nella Sala Leonardo, Fondazione Stelline di Milano.

Lombardia cuore d’Europa,

l’arte da Leonardo a Boccioni

La sua interessante introduzione ha focalizzato l’attenzione sul concetto di cultura, strumento potentissimo per una crescita economica e sociale. L’Avv. Mainini ha preso spunto per il proprio ragionamento dalla descrizione dei Siti UNESCO in Lombardia, più un Patrimonio immateriale dell’Umanità. La Lombardia, infatti, è la regione che ospita il maggior numero di Patrimoni Unesco in Italia.

In questo contesto la città di Milano, negli ultimi cinque secoli, è sempre stata al centro dello sviluppo culturale nazionale ed europeo.

Agganciandosi a queste riflessioni, Patrizia Toia ha evidenziato l’importanza di una stretta e sinergica collaborazione fra le istituzioni regionali e quelle dell’Unione Europea per permettere di realizzare una visione comune di crescita, partendo dalla consapevolezza del valore della cultura.
Caroli, ordinario di Storia dell’arte moderna presso il Politecnico di Milano, ha dedicato i propri studi alla linea introspettiva dell’arte occidentale con molte pubblicazioni. Tra le ultime arrivate in libreria: Leonardo. Studi di fisiognomica; Il Divisionismo; Anime e Volti. L’arte dalla Psicologia alla Psicoanalisi. Come scrittore ha incontrato per tre volte la narrativa con Mayerling, amore mio!; Trentasette. Il mistero del genio adolescente e Voyeur. I segreti di uno sguardo.

Nel corso della propria Lectio magistralis Caroli ha letteralmente incantato le oltre trecento persone presenti in sala con una passione ed una padronanza della materia davvero unica. Milano capitale europea, prima e più importante di qualsiasi altro centro culturale per la forza innovatrice degli artisti che ha saputo ospitare ed incoraggiare, in un arco temporale che non trova paragoni in nessun altro luogo. Da Leonardo a Boccioni è stato un susseguirsi di innovazioni uniche.

Un racconto fantastico. Un evento indimenticabile.

Milano 1861-1906. Mappa e volto di una città

Google Libri è una delle funzionalità più preziose che un normale cittadino possa avere a disposizione. Contiene infatti milioni di testi di altrettanti libri, scansionati e resi accessibili al pubblico in modalità differenti a seconda che i diritti d’autore siano ancora applicabili o meno.
In questo mare di sapere segnaliamo un’opera che contiene al suo interno preziose informazioni attinenti proprio alla nostra Famiglia Artistica Milanese.
Si tratta del saggio: “Milano 1861-1906. Mappa e volto di una città. Per una geostoria dell’arte” a cura di Maria Grazia Schinetti, Franco Angeli Editore, 2016.

Ecco la sintesi a cui si accede tramite Google Libri:

copertina Nel secondo Ottocento, il tratto principale della geografia artistica milanese è rappresentato da uno snodo dinamico di grande apertura, che conferma il ruolo già predominante di Milano nel contesto nazionale della prima parte del secolo, proiettato ulteriormente in un panorama internazionale. Dall’Unità d’Italia, si assiste a uno sviluppo vitale di stratificazioni e di momenti di continuità, alla costruzione di un mito dei luoghi del passato e, al tempo stesso, dell’immagine del cambiamento, che ha effetti straordinari sui modi della percezione, in risposta alle contraddizioni della modernità, e coincidente con la radicale metamorfosi della città, dall’annessione al Piemonte nel 1859 all’Esposizione Internazionale del Sempione nel 1906. È quanto emerge nel volume, che considera gli episodi d’arte in una prospettiva geografico-spaziale, secondo quattro filoni: “l’arte guarda la città” (l’immagine della trasformazione urbana nella pittura e nella fotografia), “il volto della città che cambia” (la nuova fisionomia monumentale), “Milano città d’arte” (l’associazionismo e il circuito espositivo), “la città come scena” (nella vita artistica della Scapigliatura, dai Carnevali ai Risotti mascherati).

Centenario di Umberto Boccioni, a Milano

A cento anni dalla morte di Umberto Boccioni (1882-1916) Milano celebra con una grande mostra l’artista del Futurismo, indiscusso protagonista dell’Avangiardia italiana. La sua geniale soluzione nel rappresentare visivamente il movimento e le sua ricerca sul rapporto tra oggetto e spazio hanno influenzato fortemente le sorti della pittura e della scultura del XXI secolo.

“UMBERTO BOCCIONI (1882-1916): GENIO E MEMORIA” è il titolo della Mostra in programma dal 23.03.2016 al 10.07.2016 a Palazzo Reale a Milano.

wpid-umberto-boccioni-1914-a-32-anni.jpgIn mostra si possono ammirare opere provenienti da importanti istituzioni museali e collezioni private di tutto il mondo, tra cui la Pinacoteca di Brera, le Gallerie d’Italia di Milano, la Camera di Commercio di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la collezione Gianni Mattioli, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, la Collezione Barilla di Arte Moderna, il Museo Cantonale d’Arte di Lugano, il Metropolitan Museum of Art di New York, e Getty Foundation di Los Angeles, il Musée Picasso e il Musée Rodin di Parigi, l’Osaka City Museum of Modern Art, il Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Il progetto si avvale inoltre della collaborazione scientifica dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Grazie ad un inedito taglio critico, “Umberto Boccioni. Genio e memoria” offre un percorso selettivo volto a far riemergere le fonti visive che hanno contribuito alla formazione artistica e all’evoluzione dello stile di Boccioni.

Il costo del biglietto include anche l’ingresso alla mostra “2050. Breve storia del futuro” e offre un ingresso gratuito al Museo del Novecento: una vera occasione da non perdere!

Per approfondimenti: collegati a Palazzo Reale

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Cletto Arrighi e la Scapigliatura

« Presa in complesso dunque, la Scapigliatura è tutt’altro che disonesta.
« Se non che, come accade di tutti i partiti estremi, che accolgono nel loro seno i rifiuti di tutti gli altri, anch’essa conta un buon numero di persone tutt’altro che oneste, le quali finiscono collo screditare la classe intera. Ma cotesti signori sono come nel ferro le scorie, nel demolito il marame; e c’è per essi un nome abbastanza conosciuto senza ricorrere alla scapigliatura; e anch’io sarei tentato di chiamarli cavalieri d’industria e birbanti, se l’educazione di moda non mi vietasse di chiamar chicchessia col suo vero nome. Ma. appunto come tali, essi non hanno una fisionomia particolare e si perdono in quella putrida vegetazione comune a tutti i paesi del mondo come i ladri, e le spie… gente nata per lo più dal fango, e vivente nel fango del proprio mestiere, senza perdono e senza poesia possibile.
« Però la Scapigliatura li fugge per la prima e li rinnegherebbe ad alta voce, se ella avesse la coscienza della propria esistenza, « Giacchè la vera… la mia Scapigliatura potrà pentirsi qualche volta de’ fatti propri, arrossirne giammai ».
« Scapigliatura », 1857: dunque la parola ha un padre, Cletto Arrighi. Sotto questa firma si cela anagrammato il nome dell’avvocato Carlo Righetti: come san tutti i milanesi che si compiacciono di ricordi vecchi, il nome dell’intraprendente esuberante Cletto si ritrova per dir così ad ogni voltar di pagina nella cronaca ottocentesca milanese: soldato del Risorgimento, giornalista, deputato, romanziere, uomo d’affari non sempre sfortunato e soprattutto animatore del teatro milanese, che lo vide impresario, direttore e autore: chi non ricorda El barchett de Boffalora?
Nacque nel ’30, morì nel 1898.

Fonte:
“Serata all’osteria della Scapigliatura: Trent’anni di vita artistica …”
a cura di Eugenio Gara, Filippo Piazzi

Nullità dell’arte li dove tutto è arte: nulla è arte e viceversa

Decadenza, umiltà, egoarchia

Nel loro libro  “Poesia e rivoluzione: simbolismo, crepuscolarismo, futurismo” gli autori Rita Fantasia e Gennaro Tallini ci accompagnano alla scoperta di questi tre movimenti ed al loro legame fra Ottocente e rivoluzione.
Citiamo un passaggio del testo:

Decadenza, umiltà, egoarchia potrebbero essere le parole d’ordine che Simbolismo, Futurismo e Crepuscolarismo – in un coacervo di scelte e definizioni – usano e propongono come personale manifesto espressivo. Ciò che è interessante è che in ognuna di loro sono comprese (in frammenti e/o in parti ben individuabili e distinguibili come sé) tutte e tre le voci.
Ogni decadenza, da cui Lucini è ossessionato, conserva al suo interno l’umiltà e l’egoarchia.
Quando Marinetti mette a punto il Manifesto non chiude ad altre forme espressive, se non a quelle dell’immediato passato letterario. È vero che l’egoarchia è un governo anarchico dell’io artistico, ma è altrettanto vero che anche l’umiltà gozzaniana e la decadenza luciniana sono osservate come forme riflesse di un’anarchia del sentire che viene a porsi come fonte primaria della poetica di ognuno. Semplicità e toni bassi sono le formule vincenti delle poetiche stesse e sono il cardine su cui poggia la stessa vivacità delle estetiche predominanti. Ciò che le tre correnti suggeriscono anche alle altre forme espressive dell’Avanguardia storica è proprio questa nullità dell’arte li dove tutto è arte: nulla è arte e viceversa.
La complessità estetica e produttiva dell’opera d’arte passa in secondo piano insieme a tutti gli accidenti retorici e le tipologie versificatorie solitamente utilizzate. Quell’assoluto che Croce rintracciava anche nella struttura formale del prodotto viene ora ripensato e ricostruito non nella metrica e nella forma, bensi soltanto nel contenuto, con ciò trasformando obbligatoriamente stili, abitudini e strutture delle forme poetiche comunemente intese.
Il versiliberisimo è forma nuova dell’arte anche perché nasce dall’annullamento di se stessa come classica forma e muta in varianti diverse e non sempre aprioristicamente codificate nell’obbedienza retorica. In particolare, è proprio il Futurismo che deduce dalle proprie posizioni un’estetica siffatta, e ad essa purtroppo, non ci si è avvicinati abbastanza.

Paesaggio ed Arte

I romantici del XVIII secolo formularono un’estetica del paesaggio fondato sul duplice aspetto di bello/idilliaco e sublime/potente. Wordsworth (1770-1850) e Goethe (1749-1832), vedevano la Natura come una comunità di esistenze; un sistema di rapporti interdipendenti ed equilibrati che non possono essere intaccati senza risultarne modificati o distrutti. Constable (1776-1837) e Turner (1808-1879) rappresentavano l’irruenza delle poderose forze fisiche come l’impeto dell’acqua degli oceani. Se si pensa all’idea che gli intellettuali avevano del giardino, si nota come fosse radicata la necessità di trovare una sintesi tra Natura e cultura. Il giardino paesaggistico infatti offrì ai romantici un mondo ideale capace di registrare al suo interno tutta la gamma delle emozioni di un individuo.

Il paesaggio pittorico creato già dalla fine del ‘700 in Inghilterra dai preromantici, doveva essere frastagliato ed irregolare, creando un senso di smarrimento e mistero. Molti studiosi hanno evidenziato come l’attenzione verso un paesaggio drammatico, soprattutto lo scenario alpino, era diventata una moda nell’aristocrazia europea della seconda metà del XVIII secolo. La parola aristocrazia in questo caso è più che giusta dato che gli intellettuali ne facevano parte quasi tutti; tuttavia Gilbert Murray (1866-1957), studioso inglese, aveva sottolineato i forti legami emotivi che avevano coloro che crescevano o vivevano a lungo in zone montane o costiere. In quel periodo ad esempio, i medici non capivano perché dei giovani svizzeri che lavoravano in città tedesche, si ammalassero misteriosamente.

La diagnosi era stata infelicità o “male svizzero”, causato dalla separazione dal paesaggio alpino della loro terra d’origine.

Tuttavia, la Natura è sempre stata sorgente d’ispirazione e seduzione per l’Uomo, indipendentemente dalle epoche e ciò si è manifestato in modo eclatante durante il romanticismo. E’ romantico il concetto per cui nessun elemento può essere separato dall’interezza della Natura e che l’Uomo separato dalla Natura perde la sua essenza vitale. Dalla filosofia idealista creata dai romantici americani del XIX secolo nacque il trascendentalismo, che vide come esponente più rappresentativo Ralph Waldo Emerson (1803-1882). Questi ha celebrato la Natura come flusso dell'”essere”, divina, ma allo stesso tempo imperfetta e da trascendere per una ricerca dell’ordine perfetto da parte dell’Uomo.

Tornando alla Natura di Thoreau, vista nella sua unità, varietà e intensità, essa abbraccia tutti gli esseri viventi in un senso di parentela; San Francesco d’Assisi gli aveva insegnato che la Natura rappresentava una famiglia universale, una “comunità dell’amore” che l’avrebbe salvato dal finire imprigionato in una coscienza individuale. La profonda religiosità romantica, infatti, non pulsava tra le mura di una chiesa ma nel manifestarsi quotidiano della divinità nella vita, per tale motivo Thoreau, naturalista passionale, raccomandava di conoscere la Natura nel senso più elementare del termine, assaggiandola “con i denti, la lingua, l’intestino”, ingurgitandola nell’io e fondendo l’io in essa.

Il primo a tradurre in pittura l’ideale romantico fu il tedesco Caspar David Friedrich (1774-1840). Nella sua pittura sono espressi con equilibrio senso del mistero, emozioni e amore per il grande spettacolo della Natura. In Inghilterra, Joseph Mallord William Turner e John Constable si distinsero per l’eccezionale sensibilità nel dipingere paesaggi. Si diffusero le teorie del Pittoresco, alla base del quale vi era un’interazione positiva tra l’Uomo, la Natura ed il Sublime; tale interazione privilegiava la contemplazione dello scatenarsi degli elementi di una Natura ostile.
Friedrich fu il pittore che per primo entrò nel clima del Romanticismo…

Fonte:
“Uomo ambiente e sviluppo”
di Dario Giardi, Valeria Trapanese
Geva Edizioni