Che cos’è la tiorba?

CHE COSA è LA TIORBA?

…se ne parlerà nella rassegna “ Autunno Musicale 2018”, sabato 10 novembre ore 16, presso il Teatro della Casa di Riposo “ Pietro Zangheri”, in via Fausto Andrelini 5, Forlì.

Il soprano Elena Salvatori e Massimo Martino alla tiorba, oltre ad illustrare la storia dello strumento, eseguiranno musiche di Händel,Frescobaldi , Monteverdi.

I concerti dell’Autunno Musicale 1918, si concluderanno alla Zangheri, sabato 17 novembre ore 16, con la partecipazione  del “ Trio Morino “ :  chitarra Paolo Benedetti, viola Mascia Turci, flauto Elisa Venturini; tiorba Massimo Martino ;  pianoforte Alioscia Marabini  e Annamaria Cortini; soprani Elena  Salvatori e la nostra socia ed amica Wilma Vernocchi.

Ingresso libero al pubblico (per informazioni tel 0543-32594)

Questa è il  volantino Autunno Musicale

 

Archivio Storico della Famiglia Artistica Milanese

E’ con enorme piacere e soddisfazione che vi annunciamo la messa in linea del nuovissimo sito internet creato per permettere a tutti, studiosi e amanti dell’Arte, amici della Famiglia Artistica Milanese e/o semplici curiosi, di conoscere il patrimonio documentale ed artistico custodito nel nostro “Archivio Storico”. 

La Famiglia Artistica Milanese è una associazione culturale senza fini di lucro, apolitica.
La nostra storia comincia nel 1872 quando il fondatore, Vespasiano Bignami, decide di chiamare a raccolta gli artisti milanesi per la costituzione di un nuovo sodalizio, la Famiglia Artistica, che nascerà ufficialmente il 13 gennaio 1873.
Con una storia centenaria la Famiglia ha attraversato tutto il novecento e, si potrebbe dire, tenuto per mano tutte le generazioni di artisti lombardi e non, dall’epoca della scapigliatura sino ad oggi.

Per scoprire di più visita il nostro “Archivio Storico On Line

Siete in vacanza?

Carissimi lettori di queste pagine, bentrovati. Molti di voi staranno lavorando, ma altri sono sicuramente in vacanza. È a questi ultimi che ci rivolgiamo: adesso che avete più tempo libero impiegatene una parte a scoprire il patrimonio di artisti rappresentati in queste pagine. Abbiamo pubblicato più di 415 post (questo è il 416°!).

Parliamo di arte, cultura, storia, costume. Parliamo di cose e di persone che hanno lasciato un segno nella crescita del nostro Paese. Parliamo di persone vive, che anche oggi, con la loro creatività apportano il loro contributo… perché siamo noi che facciamo la storia.

Leggete dunque e buon divertimento!

Per me, essere artista…

La nostra Socia ed amica Tina Perini ha “risposto” al nostro post in cui ci siamo interrogati sul significato di questo “ruolo” nel mondo in cui viviamo.

Ecco il suo pensiero che condividiamo con tutti voi perché diventi stimolo per ulteriori approfondimenti.

Sviscerare il tema che riguarda l’essere artisti oggi richiede mettersi in discussione e forse non basta lo spazio di un’email.

Elencherò quello che per me vale. Ascoltarsi e dialogare con il proprio Io. Coltivare una propria indipendenza intellettuale. Studiare i percorsi dell’arte e gli artisti.

Collocarsi socialmente ed economicamente perché questa sarà la vetrina in cui troverà posto il proprio lavoro. Inutile mentire a se stessi: si lavora da soli ma si cerca l’apprezzamento degli altri.

Per alcuni artisti oggi gli spazi a disposizione sono mondiali e come conseguenza a volte di una vita di solitudine c’è lo svelamento dei perché della vita dell’uomo contemporaneo, le sue ansie, le sue paure, il mondo che lo circonda, i suoi sentimenti, le sue emozioni. Parlo degli artisti con  l’A maiuscola che ripetendosi le eterne domande dall’uomo delle caverne si avvalgono di mezzi tecnici, scrivono e dipingono con la luce, con i video, le performance ecc.

Dopo questa digressione se ne deduce che dipingere con matite e pennelli è superato e inutile? No. Il piacere di scoprire un accostamento di colori, un tratto di un volto, l’armonia di un paesaggio mi fanno dire “ Io dipingo quindi sono”  e questo mi rende felice.

Tina Perini

Flavia Scabini: Arte-Fatti miei

Già in passato in queste pagine si è parlato della dicotomia tecnica ed arte.

La parola latina corrispondente a techne è ars, dalla quale deriva «arte», un termine che nel passato è stato riferito all’abilità pratica, alla capacità di realizzare opere materiali che accomuna artigiani, architetti, costruttori di macchine o meccanici, pittori e scultori. Modernamente la parola arte si riserva alla realizzazione di opere di valore estetico guidate non solo da abilità pratica ma soprattutto dall’ispirazione “artistica”. E di questo vi voglio parlare ancora perché ho avuto il piacere di conoscere una ragazza che con i suoi Arte-Fatti ben riassume in se la dicotomia di cui ho appena accennato. 

Flavia Scabini si racconta così:

…parliamo di cose belle, parliamo d’arte e del “fare arte”… mi piace considerare l’arte in tutte le sue sfaccettature come un luogo di evasione fisica e mentale. Ritrovo nell’arte pace, serenità e soprattutto un momento di introspezione… un luogo-non luogo libero dalle infrastrutture quali esse siano. Ho studiato incisione all’Accademia di Belle Arti di Brera e la mia tesi verteva sul concetto di considerare l’opera d’arte come indagine nel luogo interiore, ovvero il ritrovarsi all’interno di un luogo ancora inesplorato o troppo sommerso dalla routine quotidiana.

E poi prosegue:

​Il mio non luogo lo vivo negli abissi, nella non-materia che è l’acqua e l’oscurità, calandomi all’interno delle mie matrici, compiendo gesti talvolta grevi, decisi e molto neri, talvolta gentilmente sottili tesi all’infinito, indago il mondo sotto-marino che allegoricamente coincide con la mia visione di inconscio.

Un’analisi introspettiva che coinvolge anche chi la ascolta, con quel suo garbo e quel modo sincero di porsi al prossimo.  Non potevo esimermi dall’approfondire la sua conoscenza.  Ed allora mi sono perso nel guardare, toccare, posizionare i suoi lavori e le ho chiesto di continuare nella sua presentazione. 

​Il punto di partenza di ogni mio progetto sia su carta che su stoffa riflette sull’elemento acqua, perché oltre ad essere sostanza di vitale importanza offre suggestionanti possibilità di immaginazione data la sua in-consistenza infinita.

L’acqua è un luogo in cui perdersi, immergersi, lasciarsi andare alle emozioni più recondite nel gorgo profondo e buio dell’inconscio, nei mondi sotterranei degli abissi più scuri.

Dagli abissi emerge la mia ricerca volta a sprigionare, attraverso i segni e ai gesti, un’esperienza artistica che trova nell’incisione calcografica e xilografica sorpresa in ogni realizzazione.

In questo periodo ho focalizzato il mio lavoro artistico sulla stampa di matrici xilografiche su stoffe, cercando di realizzare pezzi di arredo non usuali rispettando la mia concezione di “fare arte”.

​Cerco stoffe pregiate ma molto spesso di recupero, confeziono tutto in casa artigianal-mente, con l’aiuto di mia mamma (bravissima sarta amatoriale) per le rifiniture più complesse, ed ogni volta rispetto un progetto che nella sua resa mi sorprende ed emoziona.

Pur non essendo un’opera incorniciata, anche questo per me è arte. 

El quartier de porta Comasina

antoniniNel Quaderno n. 1 de “La Famiglia Artistica Milanese” troviamo bellissimi esempi di poesia dialettale. Fra questi vi riportiamo il brano scritto da Ambrogio Maria Antonini, Avvocato del Foro milanese. Scrisse sulla rivista della “Famiglia Meneghina”.

La sua poesia non è soltanto lirica; sfiora anche argomenti storici ed epici, inconsueti al dialetto.

Ecco:

 

Arca de gloria, o bel san Simplician,
O Madonna del Carmen solariana,
O San Carpofen, che t’hann faa cristian
Sora a on tempi de pret con la sottana,

Strad e stradett on poo foeura de man,
Via Madonnina con la soa andanna
Storta, gobenta, coi regaj di can
E coi donnet grazios in fila indianna…

La porta Comasina inscì la canta
La sua canzon antiga e semper noeva
Andree al quarter che ormai el se descanta!

Ma el se descanta senza fà la proeuva
De sbatt giò per fà sù, e la bandera
De vec Milan la rid fresca e sincera!

Fonte: “Luce Meneghina”, poesie premiate nei concorsi dilettali della Famiglia Artistica Milanese, Bramante Editrice – 1965

Ulteriori info sul Poeta e Uomo

Fabrizio Falchetto ed i suoi omini di carta

Capita a tutti nella vita di incrociare casualmente persone sconosciute. Iniziare a parlare con loro e scoprire che sotto sotto non si è trattato di un caso, ma di un fato. Di una sincronicità che ha un fine ultimo diverso dall’apparente intersecare di due percorsi isolati nel vasto mondo del quotidiano. A me è capitato con Fabrizio Falchetto ed i suoi (meravigliosi) omini di carta. Potevo dunque trascurare questo elemento di plusvalore che il destino mi ha riservato e non parlarvi del suo lavoro artistico? Certo che no.

Fabrizio Falchetto artista milanese (Seregno 1963), ma tortonese di adozione ha iniziato la sua attività artistica nel 1999. Espone regolarmente dal 2004, preferibilmente presso Comuni ed Istituzioni pubbliche o Associazioni culturali. Ci siamo conosciuti durante la manifestazione Autunniamo (Edizione 2016) che si svolge, coinvolgendo tutto il Paese, nel Comune di Pontecurone a metà strada fra la lombarda Voghera e la piemontese Tortona. Paese noto per aver dato i natali ad un Santo, Don Orione, ed alla famiglia Marinetti da cui nacque, in terre lontane ma con la cultura ben radicata nel cuore, il fondatore del Futurismo, italiano e mondiale.
wp-image-1965852047jpg.jpg
Ma torniamo a Falchetto. La sua arte si rivolge al mondo interiore e mira a dare forma e colore al pensiero, ma rispetto alla pittura tradizionale utilizza un linguaggio espressivo molto particolare. Le sue opere si “guardano” come quadri, ma si possono definire assemblaggi creati utilizzando materiali non convenzionali, spesso di riciclo, con tocchi cromatici di china, smalti e vernici. Si tratta prevalentemente di teatrini tridimensionali, caratterizzati dalla presenza di una scultura in carta raffigurante una figura umana, perché secondo Falchetto l’arte deve gravitare attorno all’Uomo.

L’omino di carta per molti versi rappresenta l’alter ego dell’artista, ma anche l’essere umano universale con le fragilità, a cui rimanda il materiale di cui è composto, e la forza dei suoi sentimenti, infatti la carta può anche tagliare.

Elemento ricorrente è l’uso delle parole, che oltre ad essere fisicamente presenti (lo stesso omino di carta è ricoperto di parole) sono portatrici di significato e riflessioni interiori e si integrano con il tessuto cromatico delle opere contribuendo al risultato estetico complessivo. Per questo i lavori di Falchetto sono stati anche definiti poesie visive.

Con la sua ricerca artistica Falchetto ri-stabilisce un dialogo tra le varie arti, riuscendo a coniugare pittura, scultura, scrittura e fotografia, con un occhio sempre più spesso rivolto al graffitismo, tam tam e termometro della società urbana e per lui vera espressione originale dell’arte contemporanea.

In particolare nelle opere recenti, appartenenti al filone che ama definire della Social Art – e che va oltre la Street Art – Falchetto cerca di riqualificare tracce e segni di autori anonimi, lasciati sui muri delle nostre città, per dimostrare come lo sguardo dell’Artista possa valorizzare anche un dettaglio apparentemente insignificante, che altrimenti passerebbe inosservato, estrapolandolo da un contesto degradato per valorizzarlo artisticamente con il suo stile inconfondibile.

Esprimere pensieri, emozioni e stati d’animo in modo originale, per fare il mondo un po’ più bello e solidale, è l’obiettivo fondamentale dell’arte di Falchetto.

Per approfondire la conoscenza con questo Artista: www.fabriziofalchetto.it