Giovanni Muzio e la “Ca’ brutta”

Giovanni Muzio è il progettista di maggior prestigio della corrente architettonica definita “Novecento” per analogia con il contemporaneo movimento artistico.
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A Muzio, milanese – figlio di Virginio, artista-artigiano architetto della nostra bella époque – spetta nel 1922, la soprannominata « Ca’ brutta » che resta primo documento, con spirito austro-tedesco, di una innovata architettura e che quindi infuse coraggio ai giovani razionalisti. La Ca’ Brutta è un edificio abitativo di Milano, sito in via della Moscova all’angolo con piazza Stati Uniti d’America e sembra composta con i pezzetti di legno – cubetti, pilastretti, cilindretti, conetti, semisferette, piramidette, archetti, timpanetti, balaustretti – tolti dalla scatola del «piccolo architetto»; ma è un divertimento che non attenua il rancore per un misfatto, quello di avere annientato il gran bel verde del Villino Borghi.

Architettura Futurista ed Accademia di San Luca

Quando L’architettura futurista vide la luce l’Accademia Nazionale di San Luca non era in grado, ammesso che lo volesse, di elaborare un giudizio critico sulle tesi di Antonio Sant’Elia, essendo questa istituzione immersa allora nel clima eclettico e storicistico che caratterizzò il dibattito architettonico nei primi anni del secolo scorso.
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Nei decenni successivi numerosi architetti che militavano nel campo modernista e molti storici e critici, anche essi attenti alle problematiche avanguardistiche, fecero parte dell’Accademia, ma i tempie le circostanze non si prestarono a sottrarre la profezia urbana di Antonio Sant’Elia a quel cono d’ombra in cui essa era entrata. In tal senso questo volume è anche un risarcimento del silenzio che isolò in quel momento, ma anche dopo, il messaggio architettonico e urbano del Futurismo. Il Novecento è un periodo singolare nella storia dell’architettura occidentale non solo per il succedersi in esso di un numero molto elevato di tendenze, spesso contrapposte, ma soprattutto perchè i programmi delle avanguardie sembrano avere trovato una loro realtà compiuta non tanto dopo essere stati formulati, ma alla fine del secolo. In effetti, a causa della globalizzazione, si è verificata un’improvvisa trasformazione di molte città da metropolia megalopoli. Tale processo è stato accompagnato da un’impetuosa ripresa di temi e di motivi avanguardistici tratti in particolare dal Futurismo in quanto ricostruzione totale degli organismi urbani nella loro struttura e nella loro immagine, dal Costruttivismo in chiave High-tech, dall’Espressionismo come affermazione di un drammatizzante e al contempo spettacolare plasticismo.

Franco Purini in:
Considerazioni sul centenario – Manifesto architettura futurista

Tutto è finito?

La « Famiglia Artistica » contò molto a Milano, e quindi in buona parte d’Italia, dal 1870 al 1920. Si può dire che allora non ci fossero scrittori, musicisti, architetti, scultori e, specialmente, pittori lontani dalla « Famiglia Artistica».
Ed ha certo contato anche dopo il 1920. Ma noi del volume celebratore preferiamo fermarci qua. Sennò il lavoro diverrebbe eccessivo; e troppo pesante la responsabilità verso parecchi nostri contemporanei. (Dobbiamo essere un po’ comodisti, un po’ troppo prudenti, un po’ vigliacchetti).
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D’altronde, col 1920, diciamo col primo dopoguerra, le cose cambiano nettamente in ogni campo.
Muoiono, o insomma finiscono il siciliano Giovanni Verga, col suo naturalismo e col suo pessimismo imparati fra milanesi – primo dei quali Felice Cameroni –; Marco Praga, figlio di Emilio della « Scapigliatura», il toscano Giacomo Puccini col suo realismo e col suo sentimentalismo assai lombardi, il veneto Arrigo Boito, suo fratello Camillo, Giuseppe Sommaruga, Medardo Rosso, Ernesto Bazzaro, Luigi Conconi, Gaetano Previati…
Sono finiti la « Scapigliatura », con quella voglia di unificare tutte le arti; l’impressionismo lombardo, con la voglia di unificare scultura e pittura; il divisionismo, con la voglia di unificare luce reale, reale secondo addirittura le leggi dell’ottica, e luce spirituale o addirittura luce degli angeli…
Tutto è finito. Ed è finito anche il futurismo che, sinteticamente, può esser visto soprattutto come una continuazione e un’esagerazione materialistica del divisionismo…
Ed è finita la stessa democrazia…
E poi, col «Novecento Italiano » si assisterà a un « richiamo all’ordine » formale, a Giotto, a Masaccio, a Piero della Francesca, all’aurea proporzione greca, romana, rinascimentale e bavarese, agli austeri valori plastici e monumentali e, insieme, a un bel po’ di retorica, magari imperiale.
Quanto all’architettura in genere, all’edilizia, all’urbanistica, chiuso il neoclassicismo, era venuto – figlio necessario del romanticismo – un neomedievalismo (specialmente sul gotico e sostenuto in Francia con massima autorità da Viollet-le-Duc) che contribuì anche in Italia a un eclettismo e a un simbolismo architettonico coi quali si sarebbero dovuti fissare – spiegava Pietro Selvatico, nel 1852 – vari modelli di stile per i vari tipi di costruzione: il gotico per le chiese, il romanico per i cimiteri, il quattrocentesco o meglio il cinquecentesco per i palazzi…

Fonte:
La Famiglia Artistica Milanese nel centenario
1972 – Strenna Istituto Gaetano Pini – Milano

Tutto è finito?
Per fortuna, no!

San Maurizio e il lusso nella Milano del XVI secolo

Sabato 28 Novembre – ore 10,30

San Maurizio e il lusso nella Milano del XVI secolo

Dopo la caduta del Moro, per tutto il XVI secolo Milano si appresta a vivere anni tormentati politicamente ma estremamente importanti a livello artistico. La meravigliosa chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, nota come la “Cappella Sistina meneghina”, ci racconta la vita delle monache ma anche l’attività delle botteghe più in vista del tempo, fra cui quelle di Bernardino Luini e degli Antegnati.

– PUNTO DI RITROVO:

Ingresso della Chiesa di San Maurizio – Corso Magenta, 13

– DURATA:

90 minuti circa – Si consiglia di arrivare 15 minuti prima

– COSTO:

euro 9,00

Visita guidata + libro* in omaggio

* “Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore” (64 pagine a colori – Meravigli edizioni)

oppure
“Bernardino Luini: la vita e le opere” (64 pagine a colori – Meravigli edizioni)

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA:

eventi@visiteguidatepertutti.it

SMS 333 6377831

Antonio Sant’Elia: Manifesto dell’Architettura Futurista

Antonio Sant'Elia

Antonio Sant’Elia
1914
Studio Centrale Elettrica

Il Manifesto dell’Architettura Futurista firmato da Antonio Sant’Elia è pubblicato in forma di volantino l’11 luglio 1914. Poche settimane prima, nel catalogo della prima Esposizione d’Arte del Gruppo Nuove Tendenze tenutasi dal 20 maggio ai 10 giugno presso la sede della Famiglia Artistica di Milano, Sant’Elia aveva pubblicato un testo, denominato Messaggio nel 1956 da Giovanni Bernasconi, contenente molte enunciazioni riprese poi nel manifesto. Oltre a Sant’Elia anche Enrico Prampolini pubblica, nel gennaio del 1914, un testo intitolato L’atmosferastruttura basi per un’architettura futurista integrato e ampliato nel 1918, mentre Umberto Boccioni scrive un proprio Manifesto dell’Architettura futurista, databile tra la fine del 1913 e gli inizi del 1914, pubblicato però solo nel 1972. La fase di elaborazione delle concezioni architettoniche del movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 giunge quindi a piena maturazione nell’arco di pochi mesi, arricchendosi comunque in seguito di altri significativi apporti quali quelli di Giacomo Balla e Fortunato Depero, VOLT (pseudonimo di Vincenzo Fani), Virgilio Marchi, Cesare Augusto Poggi. Guido Fiorini, Angiolo Mazzoni.
Al periodo dal 1912 al 1914 circa risalgono invece i disegni di Sant’Elia che rivelano la  conquista di una visione estetica radicalmente nuova dell’architettura e della città, quantunque non sempre corrispondano alle enunciazioni scritte, come è stato detto più volte circa la questione del rapporto tra immagini e testi…

Fonte: Il Manifesto dell’architettura futurista di Sant’Elia e la sua eredità – Di Ezio Godoli, Alessandra Pelosi

Milano, la Famiglia Artistica ed il Pinocchio della Madonnina

Il grande maestro Attilio Fagioli, scultore conterraneo di Collodi (1877-1966), nel 1955 decise di fare un gran bel regalo ai bambini ed alle bambine: una fontana contornata da sculture sulle avventure di Pinocchio.

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Dono della “Famiglia Artistica” alla città di Milano, si trova nel campo giochi dei giardinetti spartitraffico di Corso Indipendenza.

L’opera in bronzo, fusa presso la fonderia artistica Battaglia, ritrae Pinocchio diventato bambino che osserva il proprio corpo inanimato rappresentato dal burattino che era. Ai lati del basamento, il Gatto e la Volpe. Al centro, nel pilastro che sorregge Pinocchio, è inscritta una frase del poeta Antonio Negri:

« Com’ero buffo quand’ero un burattino! E tu che mi guardi, sei ben sicuro di aver domato il burattino che vive in te? »

L’opera fu inaugurata il 19 maggio 1956 fra la gioia e la commozione dei tanti presenti.
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Atti vandalici ed incuria hanno portato ad un progressivo abbandono dell’opera. Le spinte popolari ed il rinnovato interesse per la “cosa pubblica” hanno compiuto il miracolo di non far perdere alla città un’opera così significativa per la crescita culturale dei più piccini.

Il restauro dell’opera è stato curato dal Comune di Milano che così sintetizza l’intervento:

“Dopo oltre 20 anni di abbandono e di degrado oggi restituiamo alla città un monumento di grande bellezza e fascino non solo per i bambini. Il restauro consente anche la fruibilità dello spazio verde che ridiventa un momento di socialità per i residenti del quartiere”, dichiara l’assessore ai Lavori pubblici Carmela Rozza.

I lavori sono iniziati lo scorso aprile e hanno riguardato il restauro completo del monumento in bronzo, compreso il basamento, di Fagioli. Si tratta di un’opera che trae spunto dalla celebre favola del Collodi e ritrae, oltre alla figura di Pinocchio, quella del gatto e la volpe. In particolare è stata riplasmata la figura del “Gatto” che venne trafugata diversi decenni fa.

Il secondo intervento, di natura più complessa, ha interessato la fontana, che è stata dotata di un locale tecnico interrato dove sono stati alloggiati gli impianti elettromeccanici relativi al nuovo impianto di ricircolo della vasca e di una vasca di compenso interrata per consentire il filtraggio delle acque da rifiuti e foglie. La vasca della fontana, il cui bordo ellittico è originale e composto da 7 elementi in granito rosa di Baveno, è stata completata con una dotazione impiantistica finalizzata alla realizzazione di un gioco d’acqua a cascata, appositamente studiata per non creare disagio ai frequentatori della piazza e ai residenti. Il fondo vasca della fontana è stato completamente rinnovato in tessere di mosaico vetroso posate in modalità concentrica e concava. La fontana è anche dotata di un proprio impianto di illuminazione costituito da fari Led in grado di valorizzare sia la vasca sia il basamento del monumento, realizzato in Serizzo Valmasino.

Il restauro della fontana monumentale si è completato, infine, con la realizzazione di una nuova pavimentazione circostante la vasca e l’installazione di due panchine.

Presente all’inaugurazione la scultrice Sandra Tofanari, nipote di Attilio Fagioli, ed anch’essa facente attivamente parte della Famiglia Artistica Milanese.

Le ragazze tra i murales di Tor Marancia

Anche questa è Arte. Ovviamente.

Arte a servizio della riqualificazione urbana, per diminuire il disagio sociale, formando coscienze sensibili alla comunicazione ed al dialogo culturale.

Colori e forme, pensieri e sensazioni… per rendere vivi vecchi grigi muri. Non più perimetri di isolamento bensì orizzonti per pensieri nuovi.