Attorno al 1880 a Milano…

“La densa rete di tranvie con la Brianza e le altre località dei dintorni, costruita tra il 1878 e il 1880, ha [..omissis] favorito il dilatarsi e lo sveltirsi del mercato locale e la possibilità per le industrie periferiche e milanesi di integrare a vicenda i loro prodotti. La stazione di Milano è, attorno al 1880, la più attiva di tutto il regno. Sono gli anni in cui la Famiglia Artistica Milanese nasce (fondata nel 1873 da Vespasiano Bignami) quando è in pieno rigoglio la cosiddetta scapigliatura milanese, esperienza artistico culturale elaborata, in ordine di tempo, dopo La Boheme parigina ma non meno intensa e nemmeno seconda ad essa.
Aldo Genovesi, nella Strenna 1976 edita dall’Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano dal titolo Gli anni della scapigliatura, racconta che i letterati amano frequentare il Caffè San Carlo, il Martini, il Caffè della Cecchina o l’Hagy. I pittori si aggirano per le trattorie della zona di via Vivaio, famosa quella scherzosamente chiamata del Polpetta (Genovesi 1976, 117-153).
Sullo sfondo il Risorgimento e la crisi stessa dei valori risorgimentali.

Piccio, Cremona, Ranzoni, Faruffini, Conconi, Grandi, Trubetzkoy, fino ad arrivare a Medardo Rosso, sono solo alcuni fra i maggiori artisti di questa fine ottocento.

Milano è un pentolone in piena ebollizione. Da un lato le spinte innovative, di crescita, di costruzione edilizia… dall’altro un mix sociale fatto per lo più di gente operaia, piccoli negozianti, travet”…

fonte: “Passione e letteratura” di Adelio Schieroni e Niccolò D’Agati, ed. Caosmanagement n. 122/2019
http://www.caosmanagement.it/680-passione-e-letteratura

Il popolo e l’arte

Il marchese artista nell’anima tempestava Enrico di domande sulla sua posizione, sulla pittura, sulle sue idee circa le due scuole, sulle sue speranze di farsi un nome, sull’avvenire sognato.

Enrico s’accalorò in quel dialogo. Il marchese godeva enormemente a sentirlo parlare così modesto, così schietto, così sincero e così pieno di illusioni.

– Ma non credi tu – gli disse a un certo punto – che il positivismo, il realismo e la democrazia abbiano a uccidere l’arte?

– Ah, marchese, al contrario! L’esaltazione del popolo sarà l’esaltazione dell’arte.

Il marchese crollava il capo sorridendo.

– Ah, entusiaste!

– Non lo crede lei?

– Io no davvero, – rispondeva il marchese. – Il popolo, e per popolo m’intendo quella parte della popolazione d’un paese che si stacca dall’aristocrazia illuminata e dalla borghesia ricca e studiosa, il popolo non sente bisogno dell’arte, nè la capisce. Mancando assolutamente di sentimento estetico come vorresti tu ch’essa amasse il bello nelle sue manifestazioni?

– Eppure se c’è un’esposizione di quadri e di statue vi accorre…!

– Il popolo no, non se ne cura. La statistica della affluenza del pubblico alle esposizioni parla chiaro. In ogni modo anche i pochi che ci vanno non vi sono attirati dal bisogno di ammirare il bello, ma dalla curiosità di veder nei quadri dei fatti interessanti, allegri o pietosi. Il quadro sarà pessimo come arte, ma rappresenterà qualche fatto ben volgare, ben chiaro, che squadri al popolo? Sarà il prediletto da lui. Esso non s’accorgerà che artisticamente parlando il quadro è uno sgorbio, un abbominio. Il popolo non monta verso l’arte se non quando l’arte discende giù fino al volgo. E il naturalismo stesso, l’impressionalismo, di cui tu mio caro Enrico, ti dichiari seguace e cultore, non è forse l’arte che abdica in favore dei grossi istinti del volgo?

Tratto da:“Nanà a Milano” di Cletto Arrighi.

 

 

Dietro questa firma si cela anagrammato il nome dell’avvocato Carlo Righetti: giornalista, politico e scrittore italiano (1828-1906) che introdusse per primo la definizione  scapigliatura in un romanzo facendo diffondere nell’uso comune questo termine.

Verdi, Boito, Falstaff e la Milano del 1893

La Famiglia Artistica Milanese ha avuto il piacere di condividere con Giuseppe Verdi dei momenti di storia bellissimi. Pensate che al termine della Prima del Falstaff alla Scala di Milano, era il 9 febbraio 1893, il Maestro venne festeggiato proprio dai Soci della Famiglia, tra cui ricordiamo l’amico Arrigo Boito che scrisse i testi di questa Commedia lirica in tre atti.

Fu in tale occasione che Verdi donò alla Famiglia Artistica, in segno di riconoscenza, lo spartito della Prima alla Scala, ancora oggi conservato fra i cimeli dell’Associazione.

Leggiamo dall’articolo “Cinquant’anni di vita artistica milanese” a firma Pietro Madini pubblicato su “La Lettura” Rivista mensile del Corriere della Sera, 1 ottobre 1929: “Anche Verdi fu suo ospite, dopo il clamoroso successo del Falstaff. E ci volle tutto il prestigio di cui godeva allora il fiorente sodalizio per costringere la proverbiale ritrosia del Maestro ad accettare l’invito.

Laureto Rodoni, sul suo sito internet, riporta “Tra il pubblico, molto elitario, anche Puccini e Mascagni, letteralmente increduli dinanzi a un tale prodigio musicale. Questa commedia lirica entusiasmò anche musicisti di formazione tedesca come Richard Strauss e Ferruccio Busoni, il quale scrisse a Verdi: «Il Falstaff ha suscitato in me una tale rivoluzione dello spirito e del sentimento, che con pieno diritto posso datare da questo momento un’epoca nuova della mia vita artistica.»”

Brera 1891. L’esposizione che rivoluzionò l’arte moderna

Giovedì 20 ottobre, alle ore 18, alle Gallerie Maspes di Milano si inaugurerà la mostra Brera 1891. L’esposizione che rivoluzionò l’arte moderna.
L’esposizione, organizzata in collaborazione con la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente e curata da Elisabetta Staudacher, responsabile dell’archivio storico dell’ente,  offrirà l’occasione di ammirare quattro importanti dipinti di realismo sociale: L’oratore dello sciopero e La piscinina di Emilio Longoni, Fuori di porta di Giovanni Sottocornola e In tempo di elezioni di Filippo Carcano (nel 1891 esposto con il titolo di Progresso ed ignoranza).
Brera 1891. L’esposizione che rivoluzionò l’arte moderna, Gallerie Maspes, via Manzoni 45, Milano.
Dal 21 ottobre al 18 dicembre 2016, orari: martedì – sabato 10-13 e 15-19. Ingresso libero
Catalogo Gallerie Maspes edizioni, con contributi di Elisabetta Staudacher, Thierry Radelet, Annie – Paule Quinsac, Aurora Scotti; appendice documentaria a cura di Giuditta Lojacono.

Presentazione del libro “La collezione segreta”

​Presentazione del volume “La collezione segreta. Raccolta Mario Rossello”

mercoledì 12 ottobre 2016 alle ore 18, presso il Museo Poldi Pezzoli (via Manzoni 12, Milano).

Mario Rossello, esponente tra i più importanti della finanza italiana del Novecento e grande collezionista, è stato per cinquant’anni socio della Permanente e più volte membro del Consiglio Direttivo. 

Appassionato in particolare dell’arte italiana del secondo Ottocento, in occasione di celebri Mostre organizzate nel Palazzo della Permanente ha dato in prestito i propri quadri.

Durante la ricostruzione della sede sociale, distrutta dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, ha sostenuto la necessità di bandire una gara che ha portato alla vittoria del progetto presentato dello studio di Achille e di Gian Giacomo Castiglioni.
Elisabetta Staudacher, responsabile dell’archivio storico dell’Ente, ha ricostruito la storia della raccolta d’arte, da decenni celata al pubblico, approfondendo lo speciale e duraturo legame tra il collezionista e la Permanente stessa in questo appassionato libro.

Brera 1891, esposizione rivoluzionaria

​​Abbiamo il piacere di segnalare la mostra Brera 1891. L’esposizione che rivoluzionò l’arte moderna che si terrà presso le Gallerie Maspes dal 21 ottobre al 18 dicembre 2016 in collaborazione con la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente.

Si segnala inoltre che giovedì 27 ottobre alle ore 18 la Permanente ospiterà una conferenza dal titolo L’altra Brera: storia della prima Triennale del 1891.

Milano 1861-1906. Mappa e volto di una città

Google Libri è una delle funzionalità più preziose che un normale cittadino possa avere a disposizione. Contiene infatti milioni di testi di altrettanti libri, scansionati e resi accessibili al pubblico in modalità differenti a seconda che i diritti d’autore siano ancora applicabili o meno.
In questo mare di sapere segnaliamo un’opera che contiene al suo interno preziose informazioni attinenti proprio alla nostra Famiglia Artistica Milanese.
Si tratta del saggio: “Milano 1861-1906. Mappa e volto di una città. Per una geostoria dell’arte” a cura di Maria Grazia Schinetti, Franco Angeli Editore, 2016.

Ecco la sintesi a cui si accede tramite Google Libri:

copertina Nel secondo Ottocento, il tratto principale della geografia artistica milanese è rappresentato da uno snodo dinamico di grande apertura, che conferma il ruolo già predominante di Milano nel contesto nazionale della prima parte del secolo, proiettato ulteriormente in un panorama internazionale. Dall’Unità d’Italia, si assiste a uno sviluppo vitale di stratificazioni e di momenti di continuità, alla costruzione di un mito dei luoghi del passato e, al tempo stesso, dell’immagine del cambiamento, che ha effetti straordinari sui modi della percezione, in risposta alle contraddizioni della modernità, e coincidente con la radicale metamorfosi della città, dall’annessione al Piemonte nel 1859 all’Esposizione Internazionale del Sempione nel 1906. È quanto emerge nel volume, che considera gli episodi d’arte in una prospettiva geografico-spaziale, secondo quattro filoni: “l’arte guarda la città” (l’immagine della trasformazione urbana nella pittura e nella fotografia), “il volto della città che cambia” (la nuova fisionomia monumentale), “Milano città d’arte” (l’associazionismo e il circuito espositivo), “la città come scena” (nella vita artistica della Scapigliatura, dai Carnevali ai Risotti mascherati).