Franco Riccardi ed il mito del Milione

La vita offre inaspettati momenti di contatto, bisogna osare e farli propri.
Eravamo al vernissage di una singolare mostra in un contesto ancora più originale: la Profumeria Maia, di via Fracchia a Tortona, ha infatti ospitato – nella settimana precedente alla festa dedicata a San Valentino – una rassegna di Arte contemporanea dove hanno esposto Fabio Bertoni, Roberto Bottone e l’amico della Famiglia Artistica Milanese Fabrizio Falchetto; tema trainante, l’amore.
Il locale ha fatto da splendida cornice all’evento. Le opere, i profumi, la simpatia dei presenti hanno creato una miscela di empatia e passione che hanno avvicinato i cuori ed incoraggiato al chiacchierare.
È stato in questo contesto che ho conosciuto Franco Riccardi. Lo stesso viene così descritto in un articolo giornalistico tratto dal quotidiano La Repubblica: “collezionista d’arte con un passato da broker, oggi è il direttore di un museo personale, dedicato alla sua grande passione: l’astrattismo in Italia e dintorni, a partire dal boom degli anni Trenta fino al neocubismo del dopoguerra, con un ricco epilogo votato alle neoavanguardie, fra arte povera e concettuale”. Ci ha allietato con alcuni aneddoti personali.
Passione e competenza sono state le prime sensazioni che mi ha trasmesso mentre lo ascoltavo per cui ho osato e gli ho chiesto la disponibilità di arricchire questo nostro sito dedicato all’arte ed alla Famiglia Artistica con un proprio racconto di vita vissuta.

Eccolo, scritto per noi di suo pugno!

Il mito del “Milione”

La Galleria Del Milione è una pietra miliare. Per la prima volta in Italia nel !934 si inaugura una mostra dedicata all’astrattismo. L’Italia fascista insorge, il pubblico non è preparato, non importa che il “movimento” sia già ben noto in Europa ed un’opera per quanto non particolarmente significativa di Kandisky avesse fatto il giro del mondo.
Tre artisti conferiscono le loro opere, Ghiringhelli (proprietario e fondatore della Galleria), Reggiani e Bogliardi.
Sì sono in un certo senso pezzi di antiquariato, poche opere in un mare procelloso che rapidamente spariscono dalla circolazione.

Oreste Bogliardi

Sì ma per il collezionista attento è proprio tutto questo che rende queste opere di grande interesse come il “penny black” per un filatelico. E così dopo quarant’anni mi ritrovo con un’opera anni trenta di Reggiani e una di Ghiringhelli ma per Bogliardi non c’è nulla da fare e sì che è geograficamente vicino a noi (nato a Portalbera) e alcuni suoi pezzi si vedono in continuazione, in importanti collezioni private, musei ma per il resto niente da fare. Leggo tutto il leggibile e scopro che si era trasferito a Rapallo ed aveva frequentato la galleria “Rotta” di Genova una galleria d’arte storica e famosa. Mi metto in contatto con loro è il 1987 ma la delusione è cocente.
Mi dicono… “sì abbiamo avuto anni fa un paio di opere di Bogliardi, una l’abbiamo anche venduta, poi più nulla, ha prodotto pochissimo”. Non rimane che rassegnarsi.
È il 2018, un amico mi telefona per dirmi che la casa d’asta “Il Ponte” mette in asta un’opera di Licini degli anni trenta. Gli avevo detto che era quasi impossibile trovare opere di quegli anni e da buon amico aveva voluto farmi la segnalazione.
Incuriosito vado a vedere su internet e scorrendo tra le varie opere in esposizione rimango impietrito: Oreste Bogliardi, 1934 opera esposta alla prima mostra del Milione.
Mi precipito a vederla, l’opera è significativa, chiedo di poterla vedere il retro, è lì che si scopre la verità vera. Tra le altre etllichette ne trovo una con scritto a penna sbiadito “prima mostra del Milione Reggiani, Bogliardi, Ghiringhelli, 1934.
L’inseguimento è finito.
Ha ragione chi dice che bisogna avere pazienza.

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