Flavia Scabini: Arte-Fatti miei

Già in passato in queste pagine si è parlato della dicotomia tecnica ed arte.

La parola latina corrispondente a techne è ars, dalla quale deriva «arte», un termine che nel passato è stato riferito all’abilità pratica, alla capacità di realizzare opere materiali che accomuna artigiani, architetti, costruttori di macchine o meccanici, pittori e scultori. Modernamente la parola arte si riserva alla realizzazione di opere di valore estetico guidate non solo da abilità pratica ma soprattutto dall’ispirazione “artistica”. E di questo vi voglio parlare ancora perché ho avuto il piacere di conoscere una ragazza che con i suoi Arte-Fatti ben riassume in se la dicotomia di cui ho appena accennato. 

Flavia Scabini si racconta così:

…parliamo di cose belle, parliamo d’arte e del “fare arte”… mi piace considerare l’arte in tutte le sue sfaccettature come un luogo di evasione fisica e mentale. Ritrovo nell’arte pace, serenità e soprattutto un momento di introspezione… un luogo-non luogo libero dalle infrastrutture quali esse siano. Ho studiato incisione all’Accademia di Belle Arti di Brera e la mia tesi verteva sul concetto di considerare l’opera d’arte come indagine nel luogo interiore, ovvero il ritrovarsi all’interno di un luogo ancora inesplorato o troppo sommerso dalla routine quotidiana.

E poi prosegue:

​Il mio non luogo lo vivo negli abissi, nella non-materia che è l’acqua e l’oscurità, calandomi all’interno delle mie matrici, compiendo gesti talvolta grevi, decisi e molto neri, talvolta gentilmente sottili tesi all’infinito, indago il mondo sotto-marino che allegoricamente coincide con la mia visione di inconscio.

Un’analisi introspettiva che coinvolge anche chi la ascolta, con quel suo garbo e quel modo sincero di porsi al prossimo.  Non potevo esimermi dall’approfondire la sua conoscenza.  Ed allora mi sono perso nel guardare, toccare, posizionare i suoi lavori e le ho chiesto di continuare nella sua presentazione. 

​Il punto di partenza di ogni mio progetto sia su carta che su stoffa riflette sull’elemento acqua, perché oltre ad essere sostanza di vitale importanza offre suggestionanti possibilità di immaginazione data la sua in-consistenza infinita.

L’acqua è un luogo in cui perdersi, immergersi, lasciarsi andare alle emozioni più recondite nel gorgo profondo e buio dell’inconscio, nei mondi sotterranei degli abissi più scuri.

Dagli abissi emerge la mia ricerca volta a sprigionare, attraverso i segni e ai gesti, un’esperienza artistica che trova nell’incisione calcografica e xilografica sorpresa in ogni realizzazione.

In questo periodo ho focalizzato il mio lavoro artistico sulla stampa di matrici xilografiche su stoffe, cercando di realizzare pezzi di arredo non usuali rispettando la mia concezione di “fare arte”.

​Cerco stoffe pregiate ma molto spesso di recupero, confeziono tutto in casa artigianal-mente, con l’aiuto di mia mamma (bravissima sarta amatoriale) per le rifiniture più complesse, ed ogni volta rispetto un progetto che nella sua resa mi sorprende ed emoziona.

Pur non essendo un’opera incorniciata, anche questo per me è arte. 

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