Fabrizio Falchetto ed i suoi omini di carta

Capita a tutti nella vita di incrociare casualmente persone sconosciute. Iniziare a parlare con loro e scoprire che sotto sotto non si è trattato di un caso, ma di un fato. Di una sincronicità che ha un fine ultimo diverso dall’apparente intersecare di due percorsi isolati nel vasto mondo del quotidiano. A me è capitato con Fabrizio Falchetto ed i suoi (meravigliosi) omini di carta. Potevo dunque trascurare questo elemento di plusvalore che il destino mi ha riservato e non parlarvi del suo lavoro artistico? Certo che no.

Fabrizio Falchetto artista milanese (Seregno 1963), ma tortonese di adozione ha iniziato la sua attività artistica nel 1999. Espone regolarmente dal 2004, preferibilmente presso Comuni ed Istituzioni pubbliche o Associazioni culturali. Ci siamo conosciuti durante la manifestazione Autunniamo (Edizione 2016) che si svolge, coinvolgendo tutto il Paese, nel Comune di Pontecurone a metà strada fra la lombarda Voghera e la piemontese Tortona. Paese noto per aver dato i natali ad un Santo, Don Orione, ed alla famiglia Marinetti da cui nacque, in terre lontane ma con la cultura ben radicata nel cuore, il fondatore del Futurismo, italiano e mondiale.
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Ma torniamo a Falchetto. La sua arte si rivolge al mondo interiore e mira a dare forma e colore al pensiero, ma rispetto alla pittura tradizionale utilizza un linguaggio espressivo molto particolare. Le sue opere si “guardano” come quadri, ma si possono definire assemblaggi creati utilizzando materiali non convenzionali, spesso di riciclo, con tocchi cromatici di china, smalti e vernici. Si tratta prevalentemente di teatrini tridimensionali, caratterizzati dalla presenza di una scultura in carta raffigurante una figura umana, perché secondo Falchetto l’arte deve gravitare attorno all’Uomo.

L’omino di carta per molti versi rappresenta l’alter ego dell’artista, ma anche l’essere umano universale con le fragilità, a cui rimanda il materiale di cui è composto, e la forza dei suoi sentimenti, infatti la carta può anche tagliare.

Elemento ricorrente è l’uso delle parole, che oltre ad essere fisicamente presenti (lo stesso omino di carta è ricoperto di parole) sono portatrici di significato e riflessioni interiori e si integrano con il tessuto cromatico delle opere contribuendo al risultato estetico complessivo. Per questo i lavori di Falchetto sono stati anche definiti poesie visive.

Con la sua ricerca artistica Falchetto ri-stabilisce un dialogo tra le varie arti, riuscendo a coniugare pittura, scultura, scrittura e fotografia, con un occhio sempre più spesso rivolto al graffitismo, tam tam e termometro della società urbana e per lui vera espressione originale dell’arte contemporanea.

In particolare nelle opere recenti, appartenenti al filone che ama definire della Social Art – e che va oltre la Street Art – Falchetto cerca di riqualificare tracce e segni di autori anonimi, lasciati sui muri delle nostre città, per dimostrare come lo sguardo dell’Artista possa valorizzare anche un dettaglio apparentemente insignificante, che altrimenti passerebbe inosservato, estrapolandolo da un contesto degradato per valorizzarlo artisticamente con il suo stile inconfondibile.

Esprimere pensieri, emozioni e stati d’animo in modo originale, per fare il mondo un po’ più bello e solidale, è l’obiettivo fondamentale dell’arte di Falchetto.

Per approfondire la conoscenza con questo Artista: www.fabriziofalchetto.it

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