Città

Milano era una deliziosa città amata ora da Stendhal, ora da Fogazzaro con poetiche descrizioni dei tanti giardini, dei palazzi signorili ma non sfacciati, e delle acque ossia una decina di veri fiumi o fiumicelli con in più i canali… Ed oggi che città è divenuta? che città sta ancor oggi diventando? proprio oggi oggi?
Ed è poi una città, se per città dobbiamo intendere umano, onesto, democratico, civile ricovero? Certo, i fattori politici, economici, sociali… l’industria, gli operai… il consumo, il benessere… Certo, lo spazio, lo spazio, lo spazio… Certo, l’aumento delle anime dalle trecentomila del 1870 alle seicentomila del 1920… (al milione e ottocentomila del 1970?)…
Ma che cosa si è fatto sul serio, non diciamo per gli operai, diciamo per il popolo, per le anime?… o appena e solo per tutti i nostri poveri corpi?

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Impossibile una storia che non partecipi, che non critichi, che non giudichi; impossibile perfino una cronaca esclusivamente, puramente obiettiva. O, altrimenti, come farebbe la storia ad essere magistra vitae? E, dopotutto, come protestare contro una critica « non costruttiva » quando si compie un’azione distruttiva?
Ebbene, erano meglio, non erano così crudeli, erano più civili, le antiche, le vecchie case popolari con ballatoi e cortili; erano meglio le Case Operaie del 1860; erano meglio le case dell’«Umanitaria »; erano meglio le laboristiche casette a villino con l’educativo giardinetto; e meglio Milanino, il Villaggio dei Tranvieri, il Quartiere operaio a Porta Vittoria, il Villaggio dei Giornalisti, le casette e villette ancora in Via Perugia, in Viale Zara, in Viale Marche…
Tutto meglio che disumane, infernali periferie quali Cinisello Balsamo, il Gallaratese, Quarto Oggiaro…
Si vogliono, si ottengono anime morte?
Ma, certo, lo stesso, fra il ’70 e l’80 (del 1800… n.d.r.) la classe politica era già ben informata – mediante istituti di ricerca, progetti, studi – circa i vari mali di Milano e insieme del Milanese; e ci sarebbe stato ancora tempo abbastanza oltre che per prevedere anche per prevenire e reprimere il peggio e il pessimo.
Piani e piani: quel che mancò sempre fu non tanto un piano cittadino ma insieme provinciale o magari regionale, quanto un piano etico, l’unico che sarebbe stato davvero pratico, razionale, funzionale, e insomma sociale. Quindi vinsero, hanno vinto, atrocemente vincono, la speculazione industriale, la fondiaria, edilizia, e il gioco clientelare.

Fonte: Leonardo Borgese: “Milano, 1870 – 1929. Architettura. Edilizia. Urbanistica.”

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