Le Tavole Parolibere di Marietta Angelini

Oggi la convivenza di parole e immagini, come anche la diretta trasformazione di segni verbali in elementi espressivi sul piano visivo, è un fatto consueto, entrato nel costume, praticato dai mass-media e presente anche nelle spontanee manifestazioni dei graffitisti murali.

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E dalla seconda metà del ventesimo secolo varie nuove tecniche di comunicazione poetica, come la Poesia Concreta, la Poesia Visiva, la Scrittura Visuale, fanno uso di un linguaggio verboiconico. Sebbene alcuni testí teorici indichino matrici francesi, il vero inizio storico di queste tendenze è da cercarsi nel futurismo italiano.
La letteratura futurista aveva eliminato la sintassi, la punteggiatura, i tempi dei verbi e l’io scrivente, per uno stile obbiettivo, telegrafico e prorompente. Si era appoggiata alle potenzialità espressive del mezzo tipografico usando nello stesso contesto caratteri diversi nella forma e nella misura. Secondo la nota definizione marinettiana si trattava di “parole in libertà”, ossia di unità verbali liberamente distribuite sulla pagina. Tuttavia il testo tradiva ancora un aspetto prevalentemente letterario. Ma una volta rotti gli argini della regola, tra le mani dei nuovi pittori-poeti l’immagine aveva ben presto preso il sopravvento, ed erano nate costruzioni tipografiche e calligrafiche che privilegiavano l’aspetto iconico pur fondandosi sulla verbalità. Erano “tavole parolibere”; così battezzate da Marinetti che le aveva collateralmente definite “paesaggi di parole suggestive” (Marinetti 1937).

Ci restano pochi esempi di tavole parolibere realizzate da donne.

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La prima futurista autrice di tavole parolibere fu Marietta Angelini. Proveniente dalla campagna lombarda, figlia di un calzolaio, svolgeva con la sorella, nella casa di Marinetti, un duplice lavoro di domestica e – per le mansioni più semplici – di segretaria, in un atipico rapporto che rifletteva il nonconformismo stesso del movimento futurista.
Nel 1916 Francesco Cangiullo la presentò su tre colonne della rivista «Vela Latina» (Cangiullo 1916), contrapponendo la sua concreta originalità alla scontata produzione letteraria delle scrittrici dell’epoca. Due tavole di Marietta accompagnavano l’introduzione: i ritratti paroliberi di Marinetti e di Cangiullo, entrambi a sviluppo verticale, compatti come piccoli totem.

Fonte:
Futuriste italiane tra linguaggio e immagine
Mirella Bentívoglio

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