La Rosa

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Rosa Menni Giolli (Milano 1889 — Melzo 1975) tra il 1921 e il 1923 frequenta col marito il “salotto” di Margherita Sarfatti, dove conosce Funi, Dudreville, Sironi.
Le “stoffe della Rosa”, come furono chiamate, sono presentate per la prima volta all’Umanitaria nel 1919, e poi a Roma e alla Permanente di Milano nel 1921, alla Primaverile Fiorentina ed alla Biennale di Venezia nel 1922, alla Galleria Pesaro nel 1923, alle Biennali di Monza nel 1923, ’25 e 27, e all’Expo di Parigi nel 1925, dove ha uno stand composto da una sala per le stoffe d’arredamento e una per i tessuti d’abbigliamento.
Tra i suoi estimatori c’è Gabriele D’Annunzio, che le commissiona per il Vittoriale cuscini, tappeti, ma anche pigiami e vestaglie. Realizza inoltre lavori di notevole impegno e visibilità, come l’arredo di scena per Diana e la Tuda di Pirandello, l’allestimento della Kovàncina di Mussorgskij alla Scala, l’arredamento del tabarin La Penna d’Oca di Milano, i tendaggi per la Galleria Pesaro.
Il laboratorio chiude tra il 1928 e il 1930 e durante quest’intenso periodo di attività, nel 1921, nel 1924 e nel 1928, Rosa ha avuto tre figli.
In seguito collabora col marito alle edizioni AEA, passando poi alla redazione di una rivista femminile, fondata nel 1932. Nel 1940 istituisce a Vaciago, sul lago d’Orta, una scuola di tessitura a mano.

Fonte del testo:
L’arte delle donne: nell’Italia del Novecento
a cura di Laura Iamurri, Sabrina Spinazzé

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