Tutto è finito?

La « Famiglia Artistica » contò molto a Milano, e quindi in buona parte d’Italia, dal 1870 al 1920. Si può dire che allora non ci fossero scrittori, musicisti, architetti, scultori e, specialmente, pittori lontani dalla « Famiglia Artistica».
Ed ha certo contato anche dopo il 1920. Ma noi del volume celebratore preferiamo fermarci qua. Sennò il lavoro diverrebbe eccessivo; e troppo pesante la responsabilità verso parecchi nostri contemporanei. (Dobbiamo essere un po’ comodisti, un po’ troppo prudenti, un po’ vigliacchetti).
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D’altronde, col 1920, diciamo col primo dopoguerra, le cose cambiano nettamente in ogni campo.
Muoiono, o insomma finiscono il siciliano Giovanni Verga, col suo naturalismo e col suo pessimismo imparati fra milanesi – primo dei quali Felice Cameroni –; Marco Praga, figlio di Emilio della « Scapigliatura», il toscano Giacomo Puccini col suo realismo e col suo sentimentalismo assai lombardi, il veneto Arrigo Boito, suo fratello Camillo, Giuseppe Sommaruga, Medardo Rosso, Ernesto Bazzaro, Luigi Conconi, Gaetano Previati…
Sono finiti la « Scapigliatura », con quella voglia di unificare tutte le arti; l’impressionismo lombardo, con la voglia di unificare scultura e pittura; il divisionismo, con la voglia di unificare luce reale, reale secondo addirittura le leggi dell’ottica, e luce spirituale o addirittura luce degli angeli…
Tutto è finito. Ed è finito anche il futurismo che, sinteticamente, può esser visto soprattutto come una continuazione e un’esagerazione materialistica del divisionismo…
Ed è finita la stessa democrazia…
E poi, col «Novecento Italiano » si assisterà a un « richiamo all’ordine » formale, a Giotto, a Masaccio, a Piero della Francesca, all’aurea proporzione greca, romana, rinascimentale e bavarese, agli austeri valori plastici e monumentali e, insieme, a un bel po’ di retorica, magari imperiale.
Quanto all’architettura in genere, all’edilizia, all’urbanistica, chiuso il neoclassicismo, era venuto – figlio necessario del romanticismo – un neomedievalismo (specialmente sul gotico e sostenuto in Francia con massima autorità da Viollet-le-Duc) che contribuì anche in Italia a un eclettismo e a un simbolismo architettonico coi quali si sarebbero dovuti fissare – spiegava Pietro Selvatico, nel 1852 – vari modelli di stile per i vari tipi di costruzione: il gotico per le chiese, il romanico per i cimiteri, il quattrocentesco o meglio il cinquecentesco per i palazzi…

Fonte:
La Famiglia Artistica Milanese nel centenario
1972 – Strenna Istituto Gaetano Pini – Milano

Tutto è finito?
Per fortuna, no!

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