La Famiglia Artistica nella Milano e nel Mondo della Cultura

La Famiglia Artistica Milanese nacque, tramite atto costitutivo il 14 gennaio 1873, con in calce i nomi dei cinque fondatori che erano, Vespasiano Bignami, Luigi Borgomainerio, Francesco Barzaghi, Francesco Didioni e Francesco Fontana, ma portava anche l’adesione di ben centodieci firmatari dell’atto stesso.
In realtà, peraltro, la nascita della Famiglia Artistica Milanese, era stata preannunciata da Vespasiano Bignami quando, nell’inverno del 1872, invitò, attorno a sè, molti degli «scapigliati», in una riunione tenutasi, fra il serio e il faceto, in quella località di Milano che, dopo quell’incontro, si chiamò Montemerlo.

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[…] Certo è che la Famiglia Artistica, nata con il proposito di riunire, nel suo seno, ogni movimento e ogni indirizzo d’arte, denunciò fin dall’inizio, quella sua matrice originaria che fu appunto la « scapigliatura », movimento estroso e scanzonato, pronto alla contestazione e alla innovazione ma, anche e soprattutto, deciso a salvaguardare la purezza dell’arte da false contaminazioni.
[…] Famiglia Artistica Milanese, attivamente presente a tutti i problemi dell’arte e della cultura, mai musona od intristita. Così, parallelamente alle battaglie condotte e vinte in difesa dell’arte italiana, tanto da riuscire a convincere, con il peso delle critiche dei suoi più qualificati rappresentanti, il governo dell’epoca a rimangiarsi la decisione di non intervenire all’esposizione mondiale di Filadelfia del 1875, la Famiglia Artistica, preparava e favoriva gli interventi dei suoi maggiori rappresentanti, in altre manifestazioni d’arte e di cultura dando vita ai «pellegrinaggi artistici » come quello del 1873 a Bergamo dove, fra l’altro, la Famiglia Artistica diede grande impulso ed appoggio per il monumento al Piccio o attivando una scuola di nudo, a cui attingevano, con vivo entusiasmo, giovani artisti all’inizio della professione ed anche pittori e scultori già qualificati.
Presente nelle manifestazioni e nelle lotte serie ed importanti, così come anche in ogni giocondità, mentre nel 1880 affrontava, al congresso di Torino, una seria iniziativa, presentando un memoriale per discutere la legee sulla proprietà artistica, nel 1881, sapeva ritornare, alla gaiezza e alla satira con « l’Indisposizione della belle arti ». Ed era tale, nell’humour con cui si era dato vita alla «indisposizione », il carattere contestatorio, che sulla copertina della guida si leggeva « questo libro compilato durante i maggiori calori estivi, ha la proprietà di far sudare freddo ». Se il nucleo fondamentale che diede vita alla Famiglia Artistica era da ricercarsi, principalmente, fra gli uomini d’arte figurativa, come il Cremona, il Ranzoni, il Segantini, il Gignous, il Longoni, il Morbelli, il Previati, Emilio Gola e numerosi altri il cui nome è ormai consacrato alla storia dell’arte italiana, col passare degli anni, quale polo di attrazione, alla Famiglia Artistica approdarono ingegni di altre arti, come Catalani e Boito, come Puccini, Leoncavallo e Mascagni, non mancando di rendere i dovuti onori al grande genio musicale di Giuseppe Verdi che, dopo il successo del « Falstaff » si recò alla Famiglia Artistica ricevuto da Giuseppe Giacosa che ne era il Presidente, per veder consacrato, tale successo, nell’ambiente più qualificato del momento. E con i pittori e gli scultori, con i musicisti e con gli oratori, facevano capo, ormai, all’importante associazione milanese, gli architetti, i letterati e gli uomini di teatro.

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Abbiamo già detto che, nonostante la serietà degli intenti programmatici, la Famiglia Artistica ed i suoi più qualificati rappresentanti, rinunciarono ad ogni sorta di musoneria e di serietà preconcetta.
[…] La Famiglia Artistica, organizzava lotterie, luminarie, « rabadanate » di ogni genere, avvalendosi, però, anche in tali iniziative, della fantasia creativa dei suoi artisti, come il comasco Luigi Borgomainerio, anima e artefice di feste e di illuminazioni pubbliche, alle quali sapeva dare un elevato senso d’arte. Le riunioni vocianti degli « scapigliati » della Famiglia Artistica si susseguivano nelle sedi più impensate, ma più aderenti allo spirito informatore dell’associazione e così dall’« Osteria del Polpetta », si arrivava all’« Offellerie Lazzaroni », all’« Osteria delle Tre Oche » ai pranzi fuori dalle mura, alle veglie e ai balli caratteristici.
Certo la vita della Famiglia Artistica non fu sempre facile perchè, sempre, furono deficitari i mezzi economici, talchè venne sloggiata dalle sue sedi numerosissime volte. Ma ogni volta, lo spirito scanzonato dei soci della Famiglia Artistica, trovava giustificazioni argute e tali da inquadrarsi, perfettamente, nel clima caustico e indipendente del Sodalizio. Anche il suo spirito patriottico e di indipendenza le procurò onori e dispiaceri. Onori per i suoi caduti nella difesa dei confini della Patria. Dispiaceri quando fu costretta a mettersi in « catalessi per ipertensione politica » – come diceva l’arguta diagnosi – con una forzata interruzione (come si legge nell’art. 1 dello Statuto in vigore) avvenuta nel 1931, e anche oggi, per non venir meno a quanto previsto dall’art. 2 dello Statuto stesso, che sanziona che « il sodalizio ha carattere rigorosamente apolitico e gli è inibita ogni manifestazione politica ».
Ora, allo scadere dei cento anni, la Famiglia Artistica Milanese, può tracciare un consuntivo soddisfacente. Non è venuta meno, mai, alle sue tradizioni, anche se i tempi, mutando, hanno costretto a molte rinunce e a molte innovazioni.
Nomi illustri si sono avvicendati in tanti anni e tuttora, da Carrà a Funi, da Carpi a Giannino Castiglioni a Giovanni Barrella e moltissimi altri.

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Anche nei tempi più recenti il Sodalizio ha difeso le sue origini ed il suo scopo. Alle « mostre intime » per i suoi soci artisti, si sono alternati premi, anche nazionali, di pittura, scultura e bianco e nero. Ai concorsi teatrali per atti unici, e a quelli di poesia vernacola e in lingua, ha corrisposto una intensa attività musicale, culminata nella vittoria del titolo mondiale di bel canto « a Tokio », di ricerca artistica e di studio dei problemi dell’arte e della cultura, che hanno trovato riconoscimento ufficiale nella medaglia d’oro dei benemeriti del Comune di Milano.
Chiudendo questa « nota illustrativa » è giusto e doveroso accumunare, nello stesso elogio e nello stesso riconoscimento, tutti i Presidenti che, dal gennaio 1873 ad oggi, si sono avvicendati alla guida del nobile sodalizio milanese.
A loro vanno affiancati i componenti dei vari consigli direttivi e della consulta mentre la bandiera si china, con il reverente e commosso ricordo, di fronte ai Grandi Scomparsi. Inutile citarne i nomi, perchè tutti si confondono e svaniscono nell’unico nome che dura da cento anni e che, giovanilmente, si prepara ad affrontare il secondo secolo di vita.
Il nome è soltanto quello della « Famiglia Artistica Milanese ».

Fonte:
La Famiglia Artistica Milanese nel centenario
1972 – Strenna Istituto Gaetano Pini – Milano

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