Nullità dell’arte li dove tutto è arte: nulla è arte e viceversa

Decadenza, umiltà, egoarchia

Nel loro libro  “Poesia e rivoluzione: simbolismo, crepuscolarismo, futurismo” gli autori Rita Fantasia e Gennaro Tallini ci accompagnano alla scoperta di questi tre movimenti ed al loro legame fra Ottocente e rivoluzione.
Citiamo un passaggio del testo:

Decadenza, umiltà, egoarchia potrebbero essere le parole d’ordine che Simbolismo, Futurismo e Crepuscolarismo – in un coacervo di scelte e definizioni – usano e propongono come personale manifesto espressivo. Ciò che è interessante è che in ognuna di loro sono comprese (in frammenti e/o in parti ben individuabili e distinguibili come sé) tutte e tre le voci.
Ogni decadenza, da cui Lucini è ossessionato, conserva al suo interno l’umiltà e l’egoarchia.
Quando Marinetti mette a punto il Manifesto non chiude ad altre forme espressive, se non a quelle dell’immediato passato letterario. È vero che l’egoarchia è un governo anarchico dell’io artistico, ma è altrettanto vero che anche l’umiltà gozzaniana e la decadenza luciniana sono osservate come forme riflesse di un’anarchia del sentire che viene a porsi come fonte primaria della poetica di ognuno. Semplicità e toni bassi sono le formule vincenti delle poetiche stesse e sono il cardine su cui poggia la stessa vivacità delle estetiche predominanti. Ciò che le tre correnti suggeriscono anche alle altre forme espressive dell’Avanguardia storica è proprio questa nullità dell’arte li dove tutto è arte: nulla è arte e viceversa.
La complessità estetica e produttiva dell’opera d’arte passa in secondo piano insieme a tutti gli accidenti retorici e le tipologie versificatorie solitamente utilizzate. Quell’assoluto che Croce rintracciava anche nella struttura formale del prodotto viene ora ripensato e ricostruito non nella metrica e nella forma, bensi soltanto nel contenuto, con ciò trasformando obbligatoriamente stili, abitudini e strutture delle forme poetiche comunemente intese.
Il versiliberisimo è forma nuova dell’arte anche perché nasce dall’annullamento di se stessa come classica forma e muta in varianti diverse e non sempre aprioristicamente codificate nell’obbedienza retorica. In particolare, è proprio il Futurismo che deduce dalle proprie posizioni un’estetica siffatta, e ad essa purtroppo, non ci si è avvicinati abbastanza.

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