Piccio, pseudonimo di Giovanni Carnovali

L’arte romantica si era fondata sul concetto che la natura non riproduce il bello ideale, ma immagini che possono ispirare due sentimenti fondamentali, il pittoresco e il sublime. La rivalutazione romantica delle sfere sentimentali, dell’irrazionalità e dell’ispirazione individuale, e il riferimento al periodo del Medioevo, finora considerato secolo buio e decadente, rappresentarono gli elementi di maggior distacco dal Neoclassicismo. Il sublime rappresentò, nella letteratura e nell’arte romantica, il risultato del conflitto tra sensibilità e ragione, scaturito dal sentimento di sgomento, di fragilità che prova l’uomo difronte allo spettacolo dei grandi sconvolgimenti e fenomeni naturali. Esso non nasce dal bello, ma dai sentimenti di paura e di orrore del vuoto e dell’infinito. Il pittoresco invece rappresentò la categoria estetica dei paesaggi e del sentimento della rovina che ispira la sensazione del disfacimento delle cose prodotte dall’uomo, suggerendo allo spettatore commozione e stupore di fronte allo scorrere del tempo. In Italia il fenomeno romantico, che coincide con la fase storica del Risorgimento, fu meno sentito che nel resto d’Europa; sono del tutto assenti le tensioni mistico-religiose e il gusto per il tenebroso e il macabro, aspetti caratteristici del Romanticismo europeo e nordico e ripresi dalle successive correnti decadentistiche e nichilistiche, e dalla Scapigliatura. Dal punto di vista contenutistico la pittura e la letteratura, le forme di arte più importanti in questo periodo, si ispirano ai grandi temi civili e storici, con preferenza per i momenti di lotta patriottica e popolare, per gli avvenimenti di cronaca e di vita quotidiana.
L’arte scapigliata, opponendosi agli ormai esauriti temi della patria e dell’amore idealizzato, cercò di esprimere quei valori anti-romantici che furono peculiari nella produzione letteraria.
La pittura scapigliata, più che il realismo esasperò la tendenza romantica al disfacimento della forma plastica, disegnata, chiaroscurata e definita, cercando piuttosto, attraverso un richiamo al Piccio, pseudonimo di Giovanni Carnovali, l’annullamento del contorno in un vago e indeterminato rapporto di forme dissolventi e di colori vaporosi. Tutti gli esponenti della Scapigliatura artistica fecero riferimento ai paesaggi romantici e intrisi di luce dell’artista bergamasco detto il Piccio, che seppe coniugare in modo originale sensibilità romantica e tendenze realiste e proporre una pittura alternativa. Sia nei paesaggi che nei ritratti, i due generi preferiti dall’artista, il disegno non delinea mai i contorni, ma interviene a rafforzare i toni di una pittura giocata su trasparenze e velature. I paesaggi del Piccio rivoluzionarono la tradizione della veduta topografica, molto viva nel Lombardo-Veneto, mentre nella ritrattistica l’artista si collocò nel solco della più autentica tradizione romantica, allineandosi alla produzione di Hayez mediante l’attribuzione al colore di un valore plastico. Osservazione diretta della natura e studio approfondito della pittura italiana del Cinquecento e Seicento da una parte e tecnica del colore di matrice veneta arricchita dagli stimoli della contemporanea pittura francese dall’altra, rappresentano i presupposti attraverso cui il Piccio rinnovò la pittura italiana: “L’opera del Piccio è forse l’unico esempio di intima libertà dell’arte romantica italiana dai vincoli accademici. Il Piccio giunge, infatti, a trasfigurare la presa diretta della realtà attraverso quel dissolvimento della forma nel colore che diventerà, in breve tempo, la marca stilistica della Scapigliatura lombarda”.

fonte: http://www.soyombo.it/arrigoboito/tesi.htm

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