Giuseppe Mentessi

Giuseppe Mentessi (1857-1931), ferrarese di nascita, dopo i primi interessi giovanili per la scenografia e il trasferimento a Milano, si iscriveva alla scuola di prospettiva dell’Accademia di Brera, allora diretta da Luigi Bisi con la collaborazione di Carlo Ferrario.

Nell’ambiente accademico, che in quegli anni risentiva fortemente della tensione tra tradizione e nuove istanze scapigliate, aveva condiviso gli studi con Emilio Longoni, Segantini, Giovanni Sottocornola e Leonardo Bistolfi. Intanto frequentava anche la Famiglia Artistica, dove si trovava a stretto contatto con il mondo scapigliato, e dove aveva allacciato amicizia con Luigi Conconi e Gaetano Previati. Nel 1880 vinceva a Brera un premio di incoraggiamento nella classe di architettura, in seguito al quale il Consiglio accademico gli affidava l’insegnamento del disegno architettonico e della geometria elementare, e diventava assistente di Luca Beltrami. Con il Beltrami realizzava collaborazioni importanti, come la decorazione per il loggiato del Palazzo della Permanente nel 1886.

Nel 1882 aveva ottenuto l’insegnamento della geometria elementare nella scuola festiva degli Artieri, compito che lo avrebbe occupato per ben trentadue anni. Proprio in quell’anno, durante un soggiorno a Pavia in compagnia del pittore amico Giorgio Belloni, dipingeva una Sostra di legno e carbone, con cui esordiva all’esposizione annuale di Brera; il tema si riallacciava ai soggetti di interni di chiese, cari al Carcano, a Leonardo Bazzaro, al Segantini.

Nel 1887 assumeva la cattedra di prospettiva con l’incarico dell’insegnamento del paesaggio. Nell’arco della lunga attività dedicata alla didattica, intesa come missione e lavoro scrupoloso ed appassionato, Mentessi era guidato da una necessità interiore di rinnovamento in ottica sia sociale che pittorica, esemplando una concezione da vero artiere. In questa prospettiva, il ferrarese, come argomentava Guido Marangoni in un articolo apparso su “Emporium” nel febbraio del 1913, si distingueva dal tono di generale mediocrità della classe insegnante, dotandosi di una personale forza propositiva, tesa a collegare le possibilità della scuola verso la realtà sociale e popolare. Poco “museo”, a favore del concetto di “arte moderna”.

Riguardo al magistero del Mentessi, testimoniava il Marangoni: “I primissimi insegnamenti sono diretti a far rilevare la trasformazione che gli oggetti subiscono secondo il punto di vista dal quale sono guardati, nel far notare le convergenze delle linee, lo scorcio dei piani, l’impicciolirsi e l’ingrandirsi loro secondo aumenta o diminuisce la distanza dell’osservatore. E dopo avere sul vero fatto constatare chiaramente questi effetti, si vede nascere spontaneo nell’allievo il desiderio di conoscere le cause generatrici. E nello spiegare tali leggi a chi poco o nulla conosce di geometria descrittiva si è venuta affermando la genialità del Mentessi il quale – all’uopo – ha perfino inventato degli appositi e originalissimi strumenti. Cosicché le astruse leggi della prospettiva invece di esercitazione meccanica e tediosa diventano piacevole e gradito giuoco di ricerca artistica”.

Fonte: “La Scuola degli Artefici di Brera nel secondo Ottocento” di Nicoletta Colombo

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