Giuseppe Pellizza Da Volpedo (1868-1907)

image

Dopo i primi anni di studio trascorsi a Castelnuovo Scrivia (1880-81 e 1882-83), tramite l’interessamento di Alberto Grubicy, il giovane Pellizza, proprio alla fine del 1883, iniziava a frequentare a Milano lo studio del pittore Giuseppe Puricelli, in via Palermo, nei pressi dell’Accademia di Brera. Si era immediatamente iscritto ai corsi di ornato e di disegno di figura ai primi di gennaio 1884 e da quella data aveva seguito l’iter degli studi per gli anni 1884-85, 1885-86 e 1886-87, vincendo un primo premio alla scuola di disegno e figura, dove si era meritato più d’una menzione onorevole; suoi insegnanti erano stati Raffaele Casnedi, coadiuvato da Agostino Caironi e Ferdinando Brambilla per quella materia, Luigi Bisi per la scuola di prospettiva, Gaetano Strambo per la scuola di anatomia, Claudio Bernacchi per quella di ornato, Giuseppe Mongeri per storia dell’arte, Giuseppe Mentessi per la scuola di geometria elementare, Giuseppe Bertini in sostituzione del Casnedi e Ambrogio Borghi con Francesco Barzaghi per la scuola del nudo.
La sua formazione accademica era passata attraverso l’applicazione alla copia del vero, realizzata nello studio del Puricelli, rigoroso sostenitore della precisione nell’elaborazione delle nature morte, dei ritratti, della composizione dei colori. La completezza della formazione gli veniva dalla frequentazione nel 1884 anche della Scuola superiore d’arte per la professione di scultore e nella sperimentazione dell’incisione, pratica appresa alla Famiglia Artistica. Dopo la partenza del Puricelli per la Russia, avvenuta nel 1886, il suo insegnante di disegno a Brera, Ferdinando Brambilla, lo aveva indirizzato a Pio Sanquirico, in via San Vittore, affinché continuasse l’esercizio sui modelli viventi e sulla copia dal vero. Nel 1885 esordiva alla mostra annuale di Brera con un quadro di genere, La piccola ambiziosa.
Dopo un’esperienza vissuta a Firenze, dove aveva appreso gli insegnamenti di Giovanni Fattori (1888) e a Bergamo, dove aveva approfondito l’indagine sulla figura con il maestro Tallone (1889-90), realizzava una serie di nature morte, perfettamente in linea con la tradizione lombarda.
Natura morta o Uva e mele e Carne riprendono una tipologia comune ad altri maestri lombardi di fine Ottocento, da Carcano a Emilio Longoni, da Segantini a Ferragutti Visconti, a Sottocornola, negli anni tra il 1885 e i primi Novanta, vere e proprie traduzioni di studi sul colore e sulla geometria compositiva, una sorta di resa architettonica della materia convogliata nell’indagine su elementi quotidiani, al limite estremo della semplificazione e, ossimoricamente, del rigore formale. Un modo di nobilitare una realtà minuta, talora banale, rialzata in strutturazioni rigorosamente talloniane, con immissioni di trasparenze acide di rimando caravaggesco, cui non viene meno una sottile sensualità tipica delle naturalia della Lombardia seicentesca; quella allusione alla sacralità del quotidiano, come sfida tra natura ed artificio, che ritroviamo nel milanese Giovanni Ambrogio Figino (1550 ca.-1608) di Piatto metallico con pesche.

Fonte:
La Scuola degli Artefici di Brera nel secondo Ottocento, di Nicoletta Colombo

Un pensiero su “Giuseppe Pellizza Da Volpedo (1868-1907)

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...