Premio di Pittura e Poesia 2013: le Poesie vincitrici

PRIMO PREMIO

AUTORE: FRANCESCO GNECCHI RUSCONE
TITOLO: QUESTA MORTE SI E’ MUTATA

TESTO:

Questa morte si è mutata
In carezza senza viso
Anche il soffio di una piuma
Non sfugge all’udito
Del nudo volto segreto
Del vacuo mistero

MOTIVAZIONE:

Il mistero della morte incuriosisce l’uomo da sempre e il poeta si pone davanti al suo mistero con la domanda che non ha risposte fornite da logicità e chiarezza.
Solo il silenzio e l’ascolto prestato a quella voce interiore che conforta e governa i pensieri più nascosti, può fornire qualche suggerimento e qualche consolazione.
La lirica affronta con parole suggestive il tema difficile e sentito della sensazione percepita nel mutamento di stato e di sentire differente.
La musicalità e l’essenzialità dei versi, costituiti da parole che suggeriscono percezioni, riescono a delineare attraverso immagini scarne, il senso di un vuoto che può comunque essere vita.

SECONDO PREMIO

AUTORE: FRANCESCO RUSSO
TITOLO: LA TRASFORMAZIONE

TESTO:

Che io sia vivo oppure morto
che io sia dritto oppure storto
non mi provoca sofferenza
la permanenza o l’alternanza
in una o nell’altra situazione
a farmi male non è l’essere
ma la trasformazione.

MOTIVAZIONE:

Panta rei: tutto scorre, tutto cambia e la percezione del mutare, come regola fondamentale del divenire e del vivere, è il pilastro su cui poggia la filosofia occidentale.
Il sapersi adeguare al cambiamento comporta il continuo adattamento al nuovo e al differente.
Il poeta, figlio del suo tempo, percepisce come cosa inevitabile il doversi adeguare continuamente al cammino verso mete nuove e diverse, a situazioni mutevoli e inevitabili, ma non può non esprimere la sua difficoltà nel doversi trasformare continuamente, rincorrendo stati d’animo e adattamenti che attraversano la sua sete di tranquillità e di pace.
La lirica esprime con versi che inseguono la rima, quasi utilizzando un modo fanciullesco di raccontarsi e raccontare, la contraddizione dell’animo moderno, proiettato in un mondo continuamente in evoluzione eppure desideroso di stabilità e sicurezze che vanno scemando.

TERZO PREMIO (SEGNALAZIONE DELLA GIURIA)
AUTRICE: M-C. Artful
TITOLO : SENZA TITOLO
TESTO:

Lento cuoce il pasto che di me
preparo;
freddi antipasti di pensiero albeggiano,
speranzosi,
al confine astratto del tempo
che fugge;
sensazioni di aroma e spezie orientali,
di atmosfere dolci
e zuccherine,
sapori di immaginato arrosto
di culture;
appiccicosa marmellata di piaceri,
in virginali amplessi di miele
d’api di sogno;

inconsistente il mondo,
minestra insaziante,
sotto roghi spenti,
attende.
Lento cuoce in pasto che di me
Preparo:
fame infinita,
infinito assaggio.

MOTIVAZIONE:

Una lirica squisitamente femminile, che rielabora però il linguaggio legato all’immagine della donna, vista dalle consuetudini sempre e solo come nutrice e custode dei segreti di ricette sfiziose, realizzate nel calore della cucina, cuore della casa. La stessa donna che, peraltro, vive il disorientamento del tempo attuale e ne deve affrontare le contraddizioni. A fronte della realtà di donne colte, viaggiatrici, sognatrici e aperte all’incontro con tutto ciò che è nuovo e possibile, il mondo offre ancora risposte solo parziali, poiché ancora è ripiegato sulla visione di discriminazioni e consuetudini noiose e limitate. Questo canto di donna esprime la speranza di tutte le donne del mondo: riuscire ad essere protagoniste di quel mondo di cui sono madri e coartefici. E lo fa, oltretutto,
aggiungendo l’ingrediente dell’ironia: tanto più apprezzabile, nel traboccare quasi noioso della retorica del cibo cucinata oggi dagli addetti dell’informazione.

PREMIO SPECIALE (PRESIDENTE CARLO BOZZALI)

AUTORE: FRANCESCO SORRENTI
TITOLO: L’EREMITA

TESTO:

Mi sono avventurato ancor fanciullo
In cerca di ricchezze e di piaceri,
ho camminato scalzo, quasi nudo,
ho fatto ogni sorta di pensieri.
Mi sono trovato solo fra i deserti
senz’acqua, cibo e nulla per coprirmi
nessuno sa le pene che ho sofferto,
nessuno ha saputo mai capirmi.
Ho vagato ogni giorno senza meta,
ho trascorso molte notti sotto i ponti,
e sulla via che mostra sol pianeta
ho incontrato altri vagabondi.
Per me la vita è stata perditempo
Non ho saputo amare ne gioire,
di tutti i miei peccati mi pento,
ormai aspetto di morire.
Sono vecchio deluso e affranto,
so che mi resta poco da campare
di tutta la mia vita ho rimpianto
e pregi Iddio per farmi perdonare.

MOTIVAZIONE

Il dott. Carlo Bozzali ha commentato direttamente “a braccio” la poesia senza produrre un testo scritto da poter sottoporre alla vostra attenzione in questa sede.

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