Antonio Sant’Elia, architetto

Un forte bruciore in fronte, immediato e tremendo.
Poi il buio ed il fuoco dentro.
Nemmeno un attimo per percepire il termine. Per ripensare agli entusiasmi che solo l’anno prima lo avevano spinto, lui socialista, nel luglio 1915, ad arruolarsi assieme agli altri amici futuristi.
Nemmeno un attimo per risentire il sudore sulla fronte ed il calore nei polpacci a causa delle lunghe pedalate in sella alla bicicletta del Battaglione Ciclisti.
Un attimo, …forse, per accorgersi di lei, la Morte.
Era il 10 ottobre 1916 ed il cimitero da lui designato per la Brigata Arezzo, a Monfalcone, con tombe disposte in fila e allineate secondo la gerarchia militare, era ancora in costruzione; era lo stesso giorno in cui, in testa al plotone, durante un’azione d’assalto venne colpito in fronte da una pallottola di mitragliatrice.
Un minuscolo oggetto di metallo ha così suggellato la sua breve, ma intensa esperienza terrena.
 
Antonio Sant’Elia era nato il 30 Aprile 1888 a Como, da Luigi Sant’Elia e Cristina Panzilla.
Dopo essersi diplomato capomastro, si trasferì per lavoro a Milano, ove aprì un proprio studio professionale.
E’ stato tra i fondatori del Gruppo Nuove Tendenze, che espose nel mese di giugno 1914 alla Famiglia Artistica Milanese.
Immediatamente successiva  la sua adesione al futurismo: “Lacerba” del 1 agosto 1914 pubblica il suo “Manifesto dell’architettura futurista”.
Un genio dell’epoca.

fonte: appunti di Adelio Schieroni

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