1914 anno rivoluzionario per l’arte e Milano

Il 1914 per Milano fu un anno artisticamente rivoluzionario, si tenne infatti il “Primo grande concerto futurista per intonarumori”. Con composizioni di Luigi Russolo al Teatro Dal Verme e la “Prima esposizione d’arte del gruppo di Nuove Tendenze” alla Famiglia Artistica, con Bisi Fabbri, Chiattone, Dudreville, Erba, Alma Fidora, Funi, Nizzoli, Possamai, Sant’Elia, sostenuti da Ugo Nebbia.
Leggiamo sulle pagine de Il Giornale dell’8 febbraio 2009, in un articolo di Luca Pavanel: “La prima volta al Dal Verme fu uno scandalo. Correva l’anno 1914 e nella mattinata del 21 aprile la polizia si affrettò a vietare l’esecuzione. C’era chi diceva che poteva disturbare e s’annunciava una sera di polemiche. Intervenne la politica e la situazione si sbloccò: in serata ecco il temuto spettacolo a suon di ululati, gorgoglii e ronzii emessi da 18 strani marchingegni, metafora di una modernità che arrivava. Per l’epoca una cosa da pazzi, tanto che in teatro scoppiò il finimondo e fuori ci furono persino dei tafferugli. Proprio così: debuttò in grande stile l’artista futurista Luigi Russolo, padre dell’«intonarumori» lo strumento del suddetto scandalo: una serie di grandi scatole che emettevano rumori prodotti da una manovella e amplificati da una tromba acustica, come quelle dei vecchi grammofoni.”
«Bisogna rompere questo cerchio ristretto di suoni puri – sostiene Russolo nei riguardi dei timbri orchestrali – e conquistare la varietà infinita dei suoni-rumori». L’uomo dell’età della tecnica ha necessità di rivolgersi «al palpitare delle valvole, all’andirivieni degli stantuffi, agli stridori delle seghe metalliche, ai frastuoni delle ferrovie, delle filande, delle tipografie, delle centrali elettriche e delle ferrovie», ecco perché il già udito annoia, e classici come Beethoven e Wagner hanno “squassato i nervi e il cuore”. «Ora ne siamo sazî – afferma radicalmente – e godiamo molto più nel combinare idealmente dei rumori […] che nel riudire, per esempio, l’Eroica o la Pastorale».
Invitiamo dunque i giovani musicisti geniali e audaci ad osservare con attenzione continua tutti i rumori, per comprendere i vari ritmi che li compongono, il loro tono principale e quelli secondari. Paragonando poi i timbri vari dei rumori ai timbri dei suoni, si convinceranno di quanto i primi siano più numerosi dei secondi. Questo ci darà non solo la comprensione ma anche il gusto e la passione dei rumori. La nostra sensibilità moltiplicata, dopo essersi conquistati degli occhi futuristi avrà finalmente delle orecchie futuriste. Così i motori e le macchine delle nostre città industriali potranno un giorno essere sapientemente intonati, in modo da fare di ogni officina una inebbriante orchestra di rumori…. l’Arte dei Rumori!

Cerchiamo di capire meglio cosa fossero questi “marchingegni”. Vediamone la definizione tratta da wikipedia:
L’intonarumori fu una famiglia di strumenti musicali inventati nel 1913 da Luigi Russolo. Essi erano formati da generatori di suoni acustici che permettevano di controllare la dinamica, il volume, la lunghezza d’onda di diversi tipi di suono.
In pratica ogni strumento era formato da un parallelepipedo di legno con un altoparlante di cartone o metallico nella parte anteriore. Il suonatore schiacciava bottoni e leve per mettere in funzione il macchinario e controllarne le dinamiche.

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