Le stoffe della Rosa

A Milano ha vissuto e operato una donna straordinaria, anche se poco nota al grande pubblico: Rosa Menni Giolli (Milano 1889 — Melzo 1975).
Si diplomò maestra di disegno nel 1911 all’Accademia di Brera, con una prova di decorazione per una sala di adunanze per cui eseguì un fregio con bucrani (un bucranio è una decorazione marmorea presente in monumenti romani ed in contesti sacrali greci, con soggetto di teschi di bue), ghirlande e rose.
Già nel 1912 e poi ancora dal 1913 al 1919 partecipò con opere pittoriche a tutte le mostre della Permanente e della Famiglia Artistica Milanese.
Nel 1917 fu presente alla Mostra del giocattolo del Lyceum femminile a Milano, di cui raccontò anche in un articolo su «Emporìum» rivista nata nel 1895 che divenne gradualmente scenario dell’evoluzione del linguaggio visivo storico-artistico e storico-sociale italiano.
Rosa Menni sposò nel 1920 il critico Raffaello Giolli fondatore della prima rivista d’arte contemporanea (il Poligono). Abbandonò la pittura per dedicarsi al disegno e alla stampa di stoffe (che assunsero il nome popolare di “le stoffe della Rosa”), con matrici di legno inciso, nel laboratorio milanese di Edoardo Mattoi.
Tra il 1921 ed il 1923 frequentò, insieme al marito, il “salotto” di Margherita Sarfatti.
Tra i suoi estimatori si annovera Gabriele D’Annunzio che le commissionò, per il Vittoriale, cuscini, tappeti, ma anche vestaglie e pigiami.

Leggiamo dalle note alla scheda redatta a cura della Sopraintendenza alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma “Alcune lettere della signora Giolli Menni sono scritte su carta intestata “Le stoffe della rosa”, con il nome della signora, l’indirizzo del laboratorio e dell’abitazione. La carta intestata è caratterizzata da un grande stemma che ritrae all’interno di un ovale un fiore stilizzato, con l’indicazione della Medaglia d’oro ricevuta all’Esposizione internazionale d’arte decorativa, tenutasi a Parigi nel 1925“.

Nella sua vita si adombrarono anche pesanti ombre: con la guerra perse il marito, morto a Mauthausen ed un figlio, fucilato dai fascisti. Lei stessa venne arrestata per attività antifascista.
Trascorse alcuni anni in Brasile, a San Paolo, dove diresse l’Istituto di Cultura Italo-Brasiliana.
Al suo rientro in Italia fu tra le fondatrici dell’UDI (nel 1945 Unione Donne Italiane).

fonte primaria: Donne d’arte: storie e generazioni – a cura di Maria Antonietta Trasforini

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