Giuseppe Mascarini, Vespasiano Bignami e la Famiglia Artistica Milanese

Giuseppe Mascarini nacque, da genitori milanesi, a Bologna il 17 novembre 1877.
Leggiamo dalla biografia scritta dalla figlia:
La prima infanzia – seppure rattristata dalla mancanza del padre – trascorse serena a Milano in una famiglia tipicamente milanese. Alla madre erano vicini numerosi parenti: i nonni, una zia nubile, un bisnonno nato nel 1807 prezioso custode di antiche tradizioni e memorie.
I famigliari – anche se in modi diversi – erano legati all’ambiente artistico e in particolare alla Scala. La zia Felicita in gioventù aveva cantato in diverse opere e amava soprattutto la “Luisa Miller” di Verdi : si commuoveva infatti fino alle lacrime ogni volta che udiva la romanza ”…quando le sere al placido chiaror d’un ciel stellato…” romanza che le riportava il ricordo e la voce di un mai dimenticato lontano amore.
Amici della famiglia erano musicisti, coreografi, danzatrici , compositori e fra questi il brasiliano Maestro Gomez , l’autore di “Guarany” che a Milano aveva vissuto per anni e aveva sposato la pianista milanese Adelina Peri che era un’amica della famiglia Mascarini.
Era pertanto naturale che in un ambiente così costituito, la futura scelta del giovane Giuseppe di dedicarsi alla pittura non avrebbe trovato opposizioni.

E così fece.
Terminati nel 1894 gli studi intrapresi al collegio Silvio Pellico di Legnano, Mascarini si iscrisse all’Accademia di Brera che frequentò a partire dal 1895.
I suoi primi maestri furono Filippo Carcano, Vespasiano Bignami per la figura e Giuseppe Mentessi per la prospettiva.
L’attitudine per la pittura e il disegno e la costanza nell’applicazione non tardarono a dare i loro frutti e vennero premiate con il conferimento di medaglie: nel 1895 premio per la prospettiva, nel 1896 per il disegno di figura . Nel 1897 – a soli 20 anni – dipinse un ritratto del bisnonno che gli meritò grandi lodi da Vespasiano Bignami che avrà per lui, anche negli anni a venire, parole di incoraggiamento e stima.
Nello stesso anno partecipò, forse per la prima volta, ad un’esposizione collettiva alla Famiglia Artistica con tre quadri che ottennero una lusinghiera critica anche sul Corriere della Sera nell’edizione del 24 dicembre.
Nel 1898 partecipò alle esposizioni di Brera e già nel 1900 l’Accademia lo nominò suo Socio Onorario per la “meritata rinomanza di benemerito delle Arti”.

Mascarini....a 23 anni

foto tratta dalla Biografia dell'Artista

Vespasiano Bignami nell’ottobre del 1908 su “ Il Secolo” commenterà così un ritratto esposto alle esposizioni di Brera:
…con un ritratto notevole per grandiosità di stile e armonica sobrietà di toni si fa molto onore il giovane Giuseppe Mascarini. Questo ritratto e il paesaggio montanino da lui presentato in luglio al concorso Fumagalli, lo dimostrano in sensibile progresso.
Allora e adesso i suoi dipinti furono discussi dalle Commissioni giudicatrici e
contestarono la supremazia ai competitori fortunati. Il Mascarini ne tragga conforto a spiegare con fede costante le intime energie e a guardare sempre avanti , poiché la maratona dell’Arte si corre a distanze infinite, senza traguardo
”.

Il ritratto menzionato era quello di Maria Luisa Grubicy – figlia di Alberto Grubicy – opera che nel 1912 otterrà l’ambito onore di essere esposta al Salone di Parigi con favorevoli critiche di Louis Paillard sul “Petit Journal” del 2 maggio 1912.

Mascarini dipinse tutta la vita …finchè la morte lo colse, improvvisamente, nel suo studio di Milano il 3 novembre 1954.

PS: citiamo questo episodio perchè ci può aiutare a comprendere l’uomo fin qui raccontato:

Mascarini nel bel mezzo della propria vita, ormai separato dalla prima moglie, incontrò una fanciulla, bella e intelligente e di trent’anni più giovane: si chiamava Lucilla e veniva da Vicenza, dove aveva perduto la mamma amatissima all’età di undici anni e dopo il nuovo matrimonio del padre non aveva più avuto una vera famiglia, trascorrendo l’adolescenza ospite di diversi parenti.
A cinquantaquattro anni Giuseppe Mascarini, in seconde nozze con Lucilla divenne padre di una bambina: Carla Maria, l’autrice proprio della bibliografia da cui stiamo attingendo tutte queste informazioni.

Essa scive di lui:
Un padre affettuoso ma senza eccessive sdolcinature. Trova ridicolo essere chiamato papà e vuole che gli si dica “padre” e così è. Un padre che memore dell’educazione ottocentesca ricevuta , non indulge a vizi o capricci, ma sa farsi amare per la sua imprevedibile fanciullesca allegria, un padre che affascina con i più strani e misteriosi racconti , che conduce la figlia nelle campagne milanesi, allora appena al di fuori dai capolinea dei tram, e la lascia scorazzare liberamente fra prati e rogge mentre lui dipinge
con il cavalletto piazzato fra i campi di grano felicemente immerso nell’ispirazione del momento.
Di quegli anni è “La mietitura” attualmente nell’Aula Magna della facoltà di Agraria all’Università degli Studi di Milano
“.

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