Alma Fidora, artista e donna

Maria Antonietta Trasforini, donna che racconta di donne nel volume da lei curato “Donne d’arte: storie e generazioni”, raccoglie i pensieri di Anty Pansera in un capitolo dedicato a “Artigiane/artiste-designer e imprenditrici nel Novecento Italiano”.
Bello il libro, piacevolissimi gli argomenti trattati, fra i quali vogliamo mettere in evidenza un “passaggio” proprio su una nostra conoscenza: Alma Fidora.

Ecco cosa ci viene raccontato su di lei:

Così proprio in Nuove Tendenze, un movimento che ha avuto il suo pur breve centro di vita a Milano, [omissis] incontriamo, in occasione della prima esposizione del gruppo, alla Famiglia artistica, nel 1914, la giovanissima Alma Fidora (classe 1894, morirà nel 1980), che vi propone oggetti, arazzi, cuscini, stoffe ricamate, ventagli di sua invenzione che puntano al mercato.
Aveva frequentato a Milano la Facoltà di Lettere, dove aveva conosciuto Ugo Nebbia, un importante critico, che sposerà nel 1929 e che incoraggerà il suo talento artistico. Negli anni Trenta la vedremo sempre al fianco di Nebbia che, come soprintendente ai monumenti, si sposta da Palermo a Nervi, Venezia, Genova e L’Aquila. A continuare a disegnare stoffe, vestiti, ventagli e vetri per Venini.
All’importante e celeberrima Esposizione Internazionale di Parigi del 1925 — che ha dato nome a uno stile — l’incontriamo con i futuristi: espone tessuti lavorati o ricamati. Nel 1935 partecipa alla Quadriennale dì Roma e l’anno successivo è alla Biennale di Venezia, in entrambe con dipinti futuristi. Nel 1936 è presente alla VI Triennale di Milano, con una serie di bicchieri realizzati dalla S.A.V. di Altare e utilizzati nel caffè-mescita del Palazzo dell’Arte.

Risalgono poi al 1938 una ventina di suoi quadri figurativi, per lo più paesaggi e nature morte, esposti in una personale a Genova, in cui la tela di juta è ricamata di lana, seta e cotone, con straordinaria inventiva e maestria. Purtroppo, durante la guerra, molte sue opere (vetri, olii, tessuti) andarono distrutte.
E l’incontriamo ancora, nei primi anni Cinquanta, a dirigere il Centro Artistico San Babila.
Alma Fidora coniuga, con felicità e facilità, pittura e “decoro”, realtà creative e progettuali che non si erano ancora esplicitamente sottratte a quella “sintesi delle arti” che ha avuto poi, oltre all’appena citata anticipazione in Nuova Tendenza, soprattutto una teorizzazione nel “Manifesto per la ricostruzione futurista dell’Universo” del 1915.

Maria Antonietta Trasforini è professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Ferrara.
Anty Pansera, laureata in Storia della Critica d’Arte, insegna Teoria e storia del disegno industriale al Politecnico di Milano e all’Accademia di Belle Arti di Brera.

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