Alla poesia la capacità di fondare la città

Nella Repubblica di Platone, Socrate attribuisce alla poesia la capacità di fondare la città (con mille riserve e misure critiche nei confronti della poesia qual è gestita dagli intellettuali d’ufficio: contro questi bisogna farsi poeti, inventando miti veri e veramente significativi).
Poesia vuol dire mito radicale, possibilità di porsi di fronte al problema in termini universali, cioè affrontando nel loro insieme, e quindi nel loro rapporto reciproco e con l’uomo di cui sono attinenze, i problemi della giustizia, dell’economia, della cultura e della felicità.
Solo ponendosi in questa prospettiva di giudizio si può fondare una città, cioè porne il problema di valore per l’uomo che ci deve vivere e trarne contesto per la propria realizzazione. Ma ad un tempo questa universalità non può essere uno schema, bensì uno strumento per identificare i percorsi attraverso i quali l’uomo concreto, il singolo uomo, realizza i valori che la costituiscono, e dunque si pone in grado di parteciparne.

fonte: Pietro M. Toesca”: http://www.seeandlisten.it/eupolis/eupolis8.html

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