Hashish e cocaina alla fine dell’800

Abbiamo più volte visto come il clima scapigliato fosse pervaso da eccessi ed anticonformismi.
Nel dipinto “Le fumatrici di hashish”, di Gaetano Previati, sono ritratte giovane donne intente a fumare questa droga, ma noi non dobbiamo cadere nell’errore di interpretare questo con le metriche morali che valgono oggi.
Il contesto storico non deve essere dimenticato quando si analizzano fenomeni a noi lontani.
Giusto a titolo esemplificativo riporto una serie di passaggi estrapolati da uno studio sui contesti, le culture ed i rituali del consumo di droghe nel corso dell’evoluzione umana:

«A Filadelfia lo stand turco dell’Esposizione Centennale del 1876 faceva ostentamente fumare hashish ai visitatori, mentre i periodici, sempre informati, spettegolavano sulle “segrete dissolutezze” delle signore alla moda della Quinta Strada. Nel 1883 H. H. Kane descrisse una fumeria di New York che farebbe invidia a qualsiasi fumatore d’hashish di oggi. Lampadari abbelliti di sinuosi dragoni dorati proiettavano giochi di luci su uomini e donne in abiti trasparenti che mangiavano madjoun, fumavano ganja e bevevano tè di foglie di coca sdraiati su raffinati divani circondati da tappezzerie e tappeti orientali. C’erano locali del genere a New Orleans, a Boston, a Filadelfia e a Chicago, “ma non eleganti come questo”».

Vin Mariani - vino & coca per Papa Leone XIII

fonte immagine: Addiction Research Unit/University at Buffalo

L’hashish tuttavia non fu la sola sostanza psicotropa culturalmente accettata all’epoca.
Sempre a titolo di esempio citiamo fra le tantissime sostanze “naturali”, in uso tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, le foglie di coca:

«Mariani inventò il suo vino di coca verso il 1865, vent’anni dopo era il maggior importatore europeo di foglie di coca ed il “Vin Mariani” era il tonico più…».

«…eleganti volumi rilegati in pelle pieni di ritratti e note biografiche dei suoi estimatori, i quali comprendevano il principe di Galles, lo zar e la zarina di Russia, i re di Svezia e Norvegia, il comandante in capo dell’esercito inglese e il papa Leone XIII il quale, dopo aver sorseggiato per anni il Vin Mariani, nominò Mariani benefattore dell’umanità e gli regalò una medaglia d’oro. Qualcosa come ottomila medici giuravano sulle virtù del Vin Mariani e il dottor J. Leonard Corning di New York, che fu il primo chirurgo a usare la cocaina per l’anestesia spinale, asserì che, tra tutti i tonici di cui la nostra professione è venuta a conoscenza, questo è senza dubbio il più efficace per la cura degli esaurimenti e delle irritazioni del sistema nervoso centrale». Alexandre Dumas, Jules Verne, Emile Zola, Henrik Ibsen e altri celebri scrittori furono altrettanto prodighi di elogi per il Vin Mariani. Bartholdi, l’autore della Statua della Libertà, scrisse: “Questo prezioso tonico mi darà la forza di portare a compimento alcuni nuovi progetti che ho già in mente”. Thomas Edison, che dormiva solo quattro ore al giorno, ne era un consumatore abituale, e il segretario del presidente americano McKinley rivelò che …»

fonte delle citazioni: L’alba delle droghe. Contesti, culture, rituali – di Roberto Carcano e Luca Gerosa – Castelvecchi Editore

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