Il tempo e la rottura del patto mimetico

Noi, frutti del passato e semi per il futuro. In un perpetuo rincorrersi di cicli storici.
Ho iniziato questa ricerca sulla fine della corrispondenza tra significante e significato, tra tempo passato e rottura del patto mimetico quando, incuriosito dal concetto di Mito, ho iniziato a leggere il testo “Miti e figure del moderno” di Franco Rella.
Il coinvolgimento mi ha indotto a cercare altri riferimenti incrociati: prima Lyotard, poi ancora il “patto mimetico”… approdando nel linguaggio della scienza e trovando il “principio di indeterminazione”, uno dei punti cardine dell’evoluzione nella fisica del secolo scorso. E qui mi sono imbattuto proprio… in una citazione tratta dalle opere di Franco Rella. Che sia stato un segnale per indurmi a pensare: ok, basta così?

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Secondo Lyotard l’età del moderno si caratterizza per il tentativo di dare una risposta alla crisi del senso attraverso i grandi racconti dell’emancipazione (il mito di Prometeo liberato), della realizzazione dello spirito, e infine della crescita e della ricchezza. L’ipotesi di Lyotard è che “per gran parte delle società contemporanee questi racconti non siano più credibili e non bastino ad assicurare, come pretendevano, un legame politico sociale, culturale”. Dunque oggi noi siamo davanti al problema del senso, o meglio dell’assenza di senso, senza “la speranza dell’emancipazione (…), dello Spirito (…), o del Proletariato”. È questa condizione, secondo Lyotard, che caratterizza il post-moderno. I suoi tratti nuovi sono la dissoluzione della trasmissibilità (la “narratività”) in favore della comunicazione diffusa dei media.
Non dubito che il tempo che viviamo abbia caratteristiche diverse da quelle che io ho definito tipiche del “moderno”. Ma è curioso che Lyotard, per qualificare il tempo del post-moderno, descriva la percezione della delegittimazione dei miti del progresso che caratterizza appunto tutto il pensiero del’ultimo Ottocento e dei primi decenni del Novecento, in cui avviene, come vedremo più avanti, secondo Steiner, l’autentica rivoluzione della modernità: la rottura del patto mimetico, che garantiva la corrispondenza tra significante e significato: tra segno e realtà.

[…omissis]

Il tempo vero, il tempo della presenza, che sembra sempre sul punto di disfarsi tra le mani, è dunque un tempo duplice, che ci pone in una continua ricerca, che ha caratterizzato tutta la modernità, lungo il sentiero che corre tra la precarietà delle cose, e di noi effimeri tra le cose, e l’esigenza di un oltre, che ha spinto lo sguardo dei poeti, degli artisti del moderno fin sul bordo estremo dell’esistente, fino a sfiorare la domanda sul senso dell’essere: sull’origine e sulla fine delle forme, dei pensieri, degli oggetti, delle immagini che popolano il mondo e la nostra vita.

Baudelaire annuncia profeticamente la rottura del patto mimetico, che aveva garantito per più di due millenni il rapporto tra rappresentazione e realtà. Questa rottura, che si consuma tra il 1870 ed il 1930 in Europa è, secondo Steiner, la vera rivoluzione inaugurale della modernità. Di qui nasce la ricerca di forme entro cui rendere visibile e comunicabile una esperienza che non è più pronunciata, che non è più pronunciabile all’interno dei concetti abituali.

fonte: Miti e figure del moderno – Di Franco Rella – Saggi: Universale Economica Feltrinelli

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Lyotard è noto, tra le altre cose, per aver coniato il fortunato termine “post-moderno” per definire l’epoca attuale.

Nell’intervista “Il post moderno e la nozione di ” (Parigi, Istituto Italiano di Cultura, lunedì 9 maggio 1994) Lyotard asserì:

“Il termine designa uno sviluppo tecnologico e scientifico che ha delle ricadute immediate sulla vita quotidiana e sulla politica. La questione decisiva, per me, é questa: per quanto riguarda la scrittura, la pittura, il buon cinema – insomma gli oggetti della nostra creatività – si può dire che è il sistema che li produce? Le automobili si vede bene che le produce il “sistema”, che ci sono uomini che si mettono al servizio della produttività, in modo da conseguire una perfezione sempre maggiore. La stessa cosa si può dire per i missili interstellari o per gli aereoplani. Ma quando si scrive, quando si dipinge, quando si fa musica: si può dire che è il sistema a produrre tutto ciò? C’è una azione del sistema, sia pure inconsapevole e invisibile? ”

fonte: http://www.emsf.rai.it/aforismi/aforismi.asp?d=256

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Jean Francois Lyotard (1925-1998), filosofo francese celebre nell’ambiente filosofico mondiale per aver esposto, in un suo studio (La condizione postmoderna, 1979) le linee guida dell’epoca attuale. L’epoca attuale, che Lyotard chiama post-moderna, è caratterizzata dal venire meno della pretesa propria dell’epoca moderna di fondare un unico senso del mondo partendo da principi metafisici, ideologici o religiosi e dalla conseguente apertura verso la precarietà di ogni senso.

fonte: http://www.forma-mentis.net/Filosofia/Lyotard.htm

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La crisi dei linguaggi rappresentazionali esprime – nel freddo linguaggio della scienza – una caratteristica fondamentale del moderno: la rottura del “patto mimetico” tra cose e parole. Come dice George Steiner, citando Mallarmé, la parola fiore non ha né stelo né foglia né spina. Non è né rossa né gialla. Non emana nessun profumo. E’ un segno vuoto. Una marca fonetica totalmente arbitraria (Steiner 1992, p. 97). A partire da questa rottura, compiutasi in Europa tra il 1870 e il 1930, la scrittura diventa la danza infinita dei significanti attorno all’arca vuota del significato. La vita stessa rischia di diventare gioco di gesti e di parole, dietro cui ci nascondiamo, per non esporre la nostra verità. O il nostro mistero.

fonte: http://www.fucine.com/print.php?url=archivio/fm14/qualizza.htm&id=239

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Nietzsche, Marx e Freud da un lato, le avanguardie artistiche di fine ottocento – primo novecento dall’altro, hanno dato l’avvio ad una rivoluzione di quella visione del mondo razionalistica che iniziata nella grecità, così a lungo aveva distolto l’interesse per quanto vi é di irrazionale, specifico, soggettivo.
In campo scientifico invece fu nel 1927 che il principio di indeterminazione di Heisenberg mise per la prima volta in dubbio la visione oggettiva del mondo fisico. Georg Steiner definisce questo processo:

“la rottura del patto mimetico tra rappresentazione e realtà”.

E’ con questo processo che cominciano a essere messi in discussione tutti i linguaggi. In campo artistico, Cézanne disse, con una frase apparentemente semplice, che non cercava di riprodurre la natura, la rappresentava. Ma quella parola “rappresentazione” condensava un enorme insieme di concetti e sentimenti. (S. Arieti, Creatività, la sintesi magica) Dopo un lungo periodo di “realismo” si apriva la strada alla soggettività.
Da questo momento in poi il mondo é diventato visione del mondo. Ne consegue che non vi é più nulla che garantisca la corrispondenza tra un segno, un significante, una rappresentazione e la realtà. I linguaggi, perso qualsiasi fondamento, vengono investiti da una responsabilità nuova. Il fatto che qualsiasi cosa possa essere detta, significa che ogni linguaggio, a qualsiasi livello operi, deve costantemente verificare la sua tenuta. (Franco Rella)

fonte: http://www.ombra.net/artit/certa/carsent.htm

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