Dinamismo antropologico futurista

Nonostante l’ambiguità di fondo del futurismo, dovuta essenzialmente alla incapacità del suo fondatore sia di operare una distinzione tra il moto progressivo indotto dalla rivoluzione tecnologica e le modalità con cui questa rivoluzione si attua e sia di leggere e di interpretare, attraverso un’analisi rigorosa ed oggettiva, i processi che investono la società italiana, il suo maggiore merito consiste senza dubbio nell’aver intuito le modificazioni che l’evoluzione tecnologica avvia, sul piano antropologico, dell’ampliamento delle capacità sensoriali ed operative dell’uomo, e, sul piano artistico, della applicazione del medesimo dinamismo antropologico quale principio primo dell’estetica. In questo contesto l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerarietà, il passo di corsa, la lotta, le stazioni ingorde, divoratrici dì serpi che fumano, le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi, le folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa, «le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi» mentre nella realtà sono le metafore dei movimenti aggressivi e degli atti attraverso cui l’individuo si avvicina illusoriamente alla sognata e desiderata felicità, sulla scia dell’euforia generata dal percorrere distanze sempre maggiori nel mìnor tempo possibile, nella letteratura si profilano come gli strumenti che dovrebbero portare alla creazione di un nuovo linguaggio e di una nuova poetica, se non alla formazione di una vera e propria estetica della velocità.
Essi si rivelano perciò quali forme inedite di quel sublime dinamico intrinseco nella macchina, che non può, senza il sentire, esprimere l’essenza dell’arte; il «bel mostro poderoso» resta essenzialmente lo spettacolo in cui cogliere ed illustrare la vita moderna nell’abisso del sociale, la cui «forza bruta e gigantesca» è la medesima espressione estetica della macchina, nel contempo oggetto d’uso ed oggetto artistico, che nei suoi aspetti materiali produce e celebra la bellezza quale è sperimentata dall’uomo ebbro di velocità.
Questa poetica industriale, ponendo la realtà estetica nel principio di funzionalilà, inteso come base unica dell’ars futurista, trova in definitiva la ragione del bello esclusivamente nelle necessità fisiche e nelle finalità pratiche del mondo capitalistico, tanto che queste ultime, determinando il modello simbolico della velocità, ne costituiscono lo stesso codice estetico.

fonte: Poesia e rivoluzione: simbolismo, crepuscolarismo, futurismo – di Rita Fantasia, Gennaro Tallini – pag. 166

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