La stretta collaborazione tra poesia e arti figurative promossa per la prima volta dal futurismo, dopo una iniziale comunione d’intenti si spinge ben oltre e diviene un sodalizio ferreo con l’ideazione del verso parolibero. Il valore estetico visuale delle poesie di Marinetti, Cangiullo e gli altri è fondamentalmente espressione del matrimonio tra la parola e l’immagine, in cui la parola diviene immagine oltreché simbolo.
Un connubio che riscuote subito grande fortuna e che introduce a una comunione interdisciplinare tra le arti che avrà ampio seguito e sviluppi complessi. Le tavole parolibere, come commenta lo stesso Marinetti, sono “analogie disegnate” in cui il senso della parola è descritto anche graficamente dal modo in cui la parola è disposta.
L’immagine aggiunge Forza e pregnanza alla parola, sottolineandone il significato.
fonte: I futuristi – di Sabrina Carollo
La Tavola parolibera (1915) di Marinetti è un esempio della accettazione irrazionalistica del caso.

Tavole Parolibere - Marinetti
La poesia del Futurismo è puro suono fonetico, combinazione casuale di “parole in libertà”.
T. Tzara, in Manifesto sull’amore debole e l’amore amaro (1920), propone un metodo per “fabbricare” poesie.
“Prendete un giornale. Prendete un paio di forbici. Scegliete un articolo che abbia la lunghezza che desiderate dare alla vostra poesia. Ritagliate l’articolo. Tagliate ancora, con cura, ogni parola e metterle tutte in un sacchetto. Agitate dolcemente. Tirate fuori le parole una dopo l’altra e disponetele nell’ordine di estrazione. Copiatele coscienziosamente. La poesia vi somiglierà“.
fonte: http://www.swif.uniba.it/lei/scuola/atlante/ubal7.htm

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