Leonardo Borgese li aveva definiti “Chiaristi”, con efficace e appropriato termine.
Erano i giovani artisti che per la prima volta esponevano insieme nel 1927. Con l’arrivo di Edoardo Persico a Milano, il loro linguaggio si svecchia, elimina ogni accademismo chiaroscurale e recupera un cromatismo antiplastico, affidato a una tavolozza schiarita e ad una blanda e tenue luminosità attenta anche all’arte dei primitivi.
Il gruppo matura in tal modo la sua timida risposta al clima novecentista (novecentismo fu una battaglia per la fantasia, per l’arte… è grazioso notare che il novecentismo pittorico fu anteriore a quello letterario!), opponendo ai colori scuri e torbidi e al monumentalismo, allora corrente dell’arte ufficiale, un cromatismo delicato, chiaro e luminoso, con un tocco morbido e leggero, propri entrambi di una tendenza intimista, recuperata anche nei temi e nei soggetti più ricorrenti, improntati a una dimessa quotidianità.
Questo dipingere “chiaro” ha un precedente nel buranese Pio Semeghini, oltre tutto attivo a Monza, dalla fine degli anni Venti al 1940. Così come, ben più illustri e remoti nella tradizione lombarda, possono essere considerati precedenti il Foppa e il Lumi degli affreschi. Ma è l’Europa del post-impressionismo, dai Nabis (in ebraico: profeti; un gruppo di artisti che si viene a costituire quando viene realizzata una esposizione nel 1889 al caffè Volpini di Parigi) ai Fauves (i pittori Fauves si affidarono completamente al colore nel modo più gioioso, anche se non evocativo di un sentimento, della gioia e della espressività; anche un semplice colore può avere impatto emotivo senza che debba necessariamente significare qualcosa), Matisse e Bonnard, il richiamo più forte.
In Umberto Lilloni (nato a Milano nel 1898 e morto a Milano nel 1980), la lezione francese si accompagna anche alla meditazione sulle stampe giapponesi, la cui grafia delicata si riflette particolarmente nelle numerose vedute del paesaggio lombardo, oscillante dai verdi umidi ai grigi chiari. Nel gruppo, è il più elegiaco: “Un pittore da idillio e da favola — commentò De Micheli – una favola che ci piacerebbe saper raccontare.”
La prima infanzia Lilloni la trascorse in un tipico quartiere popolare milanese.
All’età di 16 anni suo padre lo mise a dirigere lo stabilimento di produzione mobili di proprietà della famiglia, ma per sua natura irrequieta, Umberto preferì intraprendere gli studi d’ingegneria navale, studi che interruppe per studiare disegno presso la scuola artigiana dell’Umanitaria. Durante questi studi scopre la propria vocazione alla pittura. Una vocazione contrastata dal padre che gli tagliò i viveri e lo cacciò di casa.
Nel 1915 si iscrisse all’Accademia di Brera. Suoi primi maestri furono lo scapigliato caricaturista Bignami e l’accademico cremoniano Rapetti.
Dal 1927 1l 1941 Lilloni ha insegnato all’Accademia di Brera, e dal 1941 al 1962 è stato titolare di cattedra all’Accademia di Belle Arti di Parma.
Lilloni non è mai stato un grande viaggiatore, tuttavia nel 1949, per suggerimento dell’amico Carlo Cardazzo, intraprese un viaggio in Svezia e soggiornò per alcuni mesi a Stoccolma.
Negli anni ‘70 pose la propria dimora in Svizzera, dove trascorse molto tempo dei suoi ultimi anni di vita.
Lilloni muore nella città natale nel 1980.
UMBERTO LILLONI, dipingere “chiaro”
30 Giugno, 2009 a 11:33 am (Storia dell'Arte)
A tutto jazz
24 Giugno, 2009 a 4:37 pm (Blogroll, Storia dell'Arte)
Il jazz è arrivato alla Famiglia Artistica nel 1983, per iniziativa del socio Gianfranco Madini, alias presidente e fondatore del Circolo Amici del Jazz. E le manifestazioni vi hanno subito assunto il carattere di una consuetudine, ormai pressoché radicata.
Durante gli anni Ottanta, la vecchia sede di via della Signora ha ospitato molte esibizioni: il virtuoso della chitarra Bruno De Filippi, fra l’altro autore della fortunata “Tintarella di luna”; Victor Bach (ovvero Vittorio Bacchetta), pianista di Mina; il cantante Ray Martino, definito dalla critica “Frank Sinatra italiano”; Salvatore Caminiti, medico cantautore-pianista (con Enzo Jannacci, del quale è stato compagno di studi); due funamboli della tastiera come Gigi Marson e Carlo Uboldi.
Oltre ai concerti, sono da ricordare anche le conferenze-audizioni di Giuliano Ambrosetti, Tonino Perreca e Carlo Peroni.
Quest’ultimo, dopo la morte di Madini nel 1991, è subentrato alla presidenza del club, incrementandone l’attività.
Da via della Signora, in via Cornaggia, una sfilata di complessi e solisti ha portato alla ribalta interpreti non solo milanesi, che alla Famiglia Artistica hanno ricevuto il “battesimo musicale”.
E veniamo alle curiosità. Di qui è passato quel Carlo Manto, che è stato il pianista di Silvio Berlusconi, quando il futuro Presidente del Consiglio cantava sulle navi da crociera.
Con lo pseudonimo di Frank Joseph, il questore di Napoli Franco Catalano si è presentato nel ruolo di pianista. Il critico del “Corriere della Sera” Vittorio Franchini ha animato un’insolita “Jazz & Poetry”.
Gino Mascoli, direttore d’orchestra che lanciò a suo tempo John Foster (in realtà Paolo Occhipinti, divenuto in seguito direttore del settimanale “Oggi”) si è esibito in un recital come pianista-cantante.
Al mitico “coda” della Famiglia, hanno prestato le loro mani nomi di grande prestigio: Giorgio Gaslini, Renato Sellani, Mario Rusca, Guido Manusardi, Gaetano Liguori, Franco D’Andrea, Ettore Righello, Antonio Faraò…
Il 21 gennaio 1992, ecco l’esordio di Antonio Zambrini, indicato come “nuova stella” soltanto sei anni dopo dal referendum nazionale TOP JAZZ: “In una Milano così povera di iniziative musicali da alcuni mesi a questa parte — scriveva Dario Beretta nel 1994 su “Ritmo” — il concerto del 26 aprile scorso alla Famiglia Artistica Milanese rappresenta una delle poche eccezioni”.
autore: Carlo Peroni

Jazz alla Famiglia Artistica Milanese
Jazz, questo fantastico Jazz
24 Giugno, 2009 a 4:29 pm (Storia dell'Arte)
L`etimologia ed il significato del termine “jazz” è sempre stato controverso, pertanto coloro che si sono cimentati nello studio di questo argomento non hanno potuto far altro che enucleare le ipotesi più o meno attendibili, rimarcandole o dubitandone a seconda della loro intuizione.
Tra queste, a parte qualche perplessità per New York, la maggior parte concentrano la nascita della parola “jazz” in una di queste città: San Francisco, New Orleans e Chicago. Per quanto riguarda il periodo, si è certi che il termine ha cominciato ad essere precipuamente riferito ad un genere musicale tra il 1915 e il 1917. In particolare la parola jazz è apparsa per la prima volta nella carta stampata nell`articolo del 6 marzo 1913 del “The Bullettin” di San Francisco, nell`espressione “ragtime e jazz” in riferimento all`atteggiamento di una squadra in una partita di baseball per esprimere che aveva del “pepe”, dell`”entusiasmo”.
fonte:
http://jazzonsixstrings.blogspot.com/2007/12/jos-gonzlez-nazionalit-svedese_18.html
CONTARDO BARBIERI
22 Giugno, 2009 a 1:52 pm (Storia dell'Arte)
Contardo Barbieri, era nato nel 1900 tra le colline dell’Oltrepò Pavese a Broni.
Dopo i primi insegnamenti ricevuti da Kienerk presso la Civica Scuola di Pittura di Pavia, fu allievo di Cesare Tallone e di Ambrogio Alciati all’Accademia di Brera, da cui si licenzia nel 1921 conseguendo il Premio Mazzola.
Milano lo accolse in una densa stagione di studi e lo fece incontrare con il movimento “Novecento Italiano”, con Marussig, Oppi, Sironi, Dudreville, Malerba, Funi, Bucci. Barbieri rimanese, in ogni caso, fedele ad un naturalismo che non mutò neppure dopo il suo avvicinamento al Novecento di Margherita Sarfatti. Fu sollecitato a riflessioni feconde, sul senso della dignità formale e sul recupero della classicità in strutture armoniose e proporzionate.
Nel 1921 vince il premio “Mylius”, uno dei più antichi ed importanti, nato con la stessa istituzione di Brera.
A Bergamo, dove diventò direttore dell’Accadenhia Carrara, trovò l’elemento più vivificante della sua creazione artistica: la scoperta delle infinite possibilità della luce. Allora, “il suo colore si mosse in vibrazioni nitidissime, in sottili e profondi incanti.
Pavese nel sangue, sebbene l’attività espositiva e didattica lo tenne impegnato fuori Pavia, Barbieri si fece parte attiva della vita artistica locale, tramite la presenza a concorsi (si aggiudicò il Premio Nazionale Frank del 1936 con “Il racconto del legionario”) e la produzione in città di Mostre ed iniziative a sostegno degli artisti più giovani.
Orio Vergani affermò: “la vena della discendenza dai grandi coloristi veneti è la dominante del sangue di Barbieri.”
Anzitutto sincero, benefico e generoso, donò scienza e amore.
Morendo improvvisamente nel marzo 1965 a Milano, lasciò ai migliori allievi una buona guida: tenersi lontano dalla mania dell’insincera originalità fine a se stessa.
Nel mese di ottobre del 1965 viene istituito a Broni un Premio a lui dedicato che avrà cinque edizioni ed un Centro Culturale Artistico tuttora attivo.
Nell’immagine una sua opera del 1964: “Lettura”. Semplice ed al tempo stessa ricca di comunicatività in quel rapporto di luci, colori e forme che sottolineano la centralità del pensiero della ragazza tutta assorta nella ..lettura.
Creatività, Arte e Scienza per gli adulti di domani
18 Giugno, 2009 a 8:26 am (Iniziative, Notizie dal mondo)
Per poter governare un futuro indubbiamente migliore da quello che i bambini di oggi hanno ereditato dalle nostre generazioni di adulti è nato un Progetto di Collaborazione fra il Laboratorio di Ricerca Educativa dell’Università di Firenze, per il tramite della sua associazione telematica EgoCrea.net, ed il Progetto “SOTTO LA LENTE DI GALILEO” condotto da Pina Fico ed il Gruppo di Docenti del Circolo Didattico Statale “G. Pascoli” di Grumo Nevano (NA) , organizzati nel Gruppo di Ricerca Educativa denominato “CERVELLANDIA”.
Il 2009 è l’anno dedicato dall’Europa alla Creatività e alla Innovazione nel nome del grande scienziato pisano Galileo Galilei.
Creatività, Scienza ed Arte sono complementari elementi dello sviluppo umano. EDUCARE LA CREATIVITA’ sapendo che non si nasce creativi, ma si diventa evitando la passività dell’apprendimento adattativo che ingessa l’intelligenza nella ripetizione di vecchi saperi ed impedisce di mettersi in gioco per collaborare e condividere le idee che ampliano la mente verso nuovi orizzonti del pensiero.
Affinché i nuovi adulti possano essere davvero utili a se stessi ed al mondo!

Galileo Galilei
La Tribuna costruita dai bambini