Luigi Russolo: futurista non fascista

26 Maggio, 2008

Giuseppe Prezzolini, in un suo articolo intitolato Fascismo e futurismo, pubblicato il 3 luglio del 1923, scrive: “Evidentemente nel Fascismo c’è stato del Futurismo e lo dico senza alcuna intenzione. Il futurismo ha rispecchiato fedelmente certi bisogni contemporanei e certo ambiente milanese. Il culto della velocità, l’amore per le soluzioni violente, il disprezzo per le masse e nello stesso tempo l’appello fascinatore alle medesime, la tendenza al dominio ipnotico delle folle, l’esaltazione di un sentimento nazionale esclusivista, l’antipatia per la burocrazia, sono tutte tendenze sentimentali passate senza tara nel fascismo dal futurismo“.

Molti futuristi furono fascisti, altri no. E’ questo il caso di Luigi Russolo (Portogruaro, Venezia, 1885 - Cerro di Laveno, 1947); Russolo nasce a Portogruaro, in via del Seminario 29, il 7 maggio 1885 da Domenico ed Elisabetta Michielon, penultimo di cinque figli: Giovanni, Antonio, Maria, Luigi e Caterina.
Nel 1901, dopo aver ultimato gli studi ginnasiali, raggiunge la famiglia, trasferitasi a Milano qualche anno prima per dare la possibilità a Giovanni e Antonio di frequentare il Conservatorio, dove poi si diplomeranno. Dopo qualche breve approccio con la musica opta per la pittura, alternandola al lavoro come apprendista presso il restauratore Crivelli. pittore e compositore.

Luigi, come abbiamo visto, sceglie la pittura e l’incisione: nel 1909 esordisce nella mostra annuale del Bianco e Nero alla Famiglia Artistica di Milano con un gruppo di acqueforti di sapore simbolista. In quella occasione conosce Boccioni con il quale si lega di profonda amicizia e i lavori successivi ricalcano, in qualche modo, le tematiche tipiche della produzione grafica boccioniana, con una serie di incisioni sul tema della madre e paesaggi di periferie industriali. Nel febbraio del 1910 con Boccioni, Bonzagni, Camona, Carrà, Erba, Martelli e Romani incontra Marinetti e aderisce al futurismo.

L’11 febbraio 1910 sottoscrive il Manifesto dei pittori futuristi e l’11 aprile il Manifesto tecnico della pittura futurista. Da questo momento inizia la sua militanza attiva partecipando a tutte le Serate futuriste e alle esposizioni organizzate in Italia e all’estero.

Dal 1913 Russolo abbandona l’attività pittorica per dedicarsi anima e corpo ai problemi musicali dell’arte futurista.

PROFUMO Olio su tela, 65,5 X 64,5

A partire dal 1923 Russolo si dedica alla costruzione di una serie di rumorarmoni, specie di armonium ove vengono raccolte le sonorità base degli intonarumori e nel 1925 brevetta l’arco enarmonico. Con questo strumento tiene un concerto a Milano eseguendo musiche del fratello Antonio e di Casavola.

La sua mancata adesione al fascismo, oramai invasivo nella scena politica italiana, però lo esclude automaticamente dalla vivace attività svolta in quegli anni dai futuristi “politicamente più allineati”.

Bibliografia:

Immagine:

PROFUMO Olio su tela, 65,5 X 64,5
Esposto: Esposizione intima, Famiglia Artistica, Milano, 20 novembre/ 10 dicembre 1910
I Esposizione d’Arte Libera, Milano, marzo 1911
Prop. Coll. H. L. Winston, Birmingham (USA),

Museum Ludwig, Cologne


Adolf Hohenstein: un pioniere del manifesto

24 Maggio, 2008

Cultura chiama cultura.

Arte chiama arte.

La Famiglia Artistica Milanese non solo ha unito alcuni tra i migliori artisti nelle varie discipline artistiche, ma ha dato “lavoro” a dei veri geni. E’ il caso di Adolf Hohenstein, ritenuto internazionalmente un pioniere del manifesto! Nato a San Pietroburgo nel 1854, da genitori tedeschi, Adolf Hohenstein si è formato artisticamente nella grande Vienna, dove la famiglia si trasferisce nello stesso anno della sua nascita. E’ qui che compie i suoi studi di pittura presso l’Accademia.

L’abitudine ai frequenti viaggi, propria della sua famiglia d’origine, gli si trasmette in questo suo continuo desiderio di muoversi e conoscere, quasi in preparazione al “grande passo” che compirà intorno ai vent’anni verso l’Italia Settentrionale. Lo spirito di avventura tipico di un diciottenne lo porta ad attraversare le Alpi con mezzi di fortuna in direzione di Milano.

Questa è la prima sosta di Adolf Hohenstein nella città lombarda che non è solo considerata il centro industriale e commerciale più importante del nuovo Stato italiano, ma ne viene assumendo ogni giorno di più il ruolo dirigente nella vita culturale del paese. L’unica traccia che documenti questo suo arrivo è curiosamente un manifesto ideato per la Famiglia Artistica Milanese nel 1879 e un altro realizzato per l’Indisposizione di Belle Arti ne segnerà il ritorno.

E’ il sodalizio con Giulio Ricordi a fargli conseguire un ruolo di primo piano tra i pionieri del manifesto pubblicitario. Nell’atelier delle Officine grafiche Ricordi, dove svolge l’attività di un vero e proprio moderno “art director”, coordinando la promozione editoriale delle produzioni musicali, il talento di Hohenstein investe di sé le copertine dei libretti e degli spartiti, locandine, cartoline sino ai famosi manifesti pubblicitari. Nascono, infatti, in questo contesto quelli più celebri realizzati per le opere di Puccini, come la Bohème, la Tosca, Madama Butterfly e quelli per il Falstaff di Verdi e l’Iris di Mascagni.

approfondimenti: “Un pioniere del manifesto: Adolf Hohenstein (1854-1928)”