Renzo Weiss (1856 – 1931) e la Famiglia Artistica

Figlio di un patriota trentino che aveva sposato gli ideali dell’irredentismo italiano e che perciò, costretto all’esilio, si era trasferito a Gorla, presso Milano, impiantandovi un laboratorio di coloranti tessili, Renzo Weiss  aveva speso l’alacre attività di una vita intera tra imprenditoria industriale – suo fu il primo stabilimento in Lombardia che stampava a colori su tessuto -, la passione per l’arte e la pratica sportiva della scherma.

La condivisione degli ideali patriottici e l’attrazione per un tipo di pittura ispirata al vero e fondata essenzialmente su valori cromatici e luminosi avevano favorito la sua assidua frequentazione, sin dagli inizi degli anni Ottanta, e i suoi legami con la cerchia di artisti garibaldini raccolti dapprima intorno allo studio monzese del decano Mosè Bianchi (e del nipote Pompeo Mariani), poi nei ritrovi mondani di Milano, dal Caffè dell’Orologio – per un quarto di secolo abituale roccaforte di Filippo Carcano – al Caffè Cova, nei cui saloni venivano allestite mostre d’arte di Emilio Gola, Luigi Rossi, Eugenio Gignous, Leonardo Bazzaro e altri; e ancora nei circoli artistici ufficiali, quali la Famiglia Artistica, la Società patriottica, la Promotrice.

Ma per Weiss e il suo gruppo di amici artisti, innamorati del paesaggio e impegnati anche in lunghe peregrinazioni a piedi lungo i laghi prealpini e nelle vallate, luoghi di incontro, di esperienze comuni, di confronto formale erano anche le ville di Mosè Bianchi a Gignese, di Gignous a Stresa, di Bazzaro all’Alpino: là riuniti, ciascuno con un proprio linguaggio e una propria cifra distintiva essi offrivano una visione della realtà naturale, non legata a schemi descrittivi ma liberamente interpretata alla luce della sensazione e del sentimento, per lo più caratterizzata da ampi e profondi punti di vista e tradotta in accordi cromatici schiariti.
Erano quelli gli anni – nell’ultimo quarto di secolo – in cui era giunto a piena maturazione il processo di rinnovamento della pittura di paesaggio che, in Lombardia, affondava le sue radici nella tradizione cinquecentesca rivista attraverso le dense atmosfere di Piccio e le libere intonazioni scapigliate e si caratterizzava per l’uso di una pennellata ricca di impasti e di sfumature e per una grande spigliatezza compositiva.

Tratto da:  Pittori del Naturalismo lombardo nella collezione Renzo Weiss
Autore: Susanna Zatti
Renzo Weiss

Realismo sociale nelle opere di Davide Pagnotta

Le opere pittoriche di Davide Pagnotta, di chiara apertura figurativa, moderna per i suoi equilibrati moduli pittorici,
possono definirsi d’un “realismo” che trova la sua dimensione nell’emblematico presente sociale.

Opere corpose e di penetrazione per la legge del colore-luce, che l’autore sapientemente usa per la sua narrazione artistica,
interpreta quindi la figurazione con razionalità e ne accentua le caratteristiche simbolico-psicologiche dei personaggi.
Anche alcune scelte cromatiche violente rivelano disagio e solitudine, rimarcando in tal modo l’inquietudine del nostro tempo.

Padronanza e sapienza irreprensibili del disegno vengono usati all’artista anche per la narrazione pittorica di squisito sapore
surreale, dando a queste opere un taglio di chiarezza unito a semplicità di composizione.
Una figurazione attuale e moderna di grande sensibilità che e’, contemporaneamente, sfida realistica ed entusiasmo poetico di quel mondo giovanile e non con le sue illusioni, i suoi sogni e le sue aspirazioni.

Gli studi artistici frequentati da Davide Pagnotta sotto la guida del maestro Venditti, professore d’una celebre accademia di
Milano, e il suo continuo impegno per la pittura in particolare, danno spessore e autorevolezza alla sua attuale produzione
artistica.

Lidia Silanos
M
ilano, aprile 2006

spiraglio - olio su tela di juta - 60×190 cm, 2006

 

 


 

 

 

 

spiraglio – olio su tela di juta – 60×190 cm, 2006

 

 

L’autore ha esposto le proprie opere

anche presso la Famiglia Artistica Milanese