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La sora Antonietta chiudeva gli occhi perché Sandrino era il più bel brunetto di Milano, – non lo diceva perché l’avesse fatto lei! – ed anche pei cinquanta centesimi che si buscava ogni sera a quel mestiere.
Quando ballava la tarantella del Masaniello, vestito da lazzarone, la contessa del palchettoa sinistra se lo mangiava con gli occhi, dicevano.
A lui non glie ne importava della contessa, perché era fatta come un salame nella carta inargentata; ma ci aveva gusto pei suoi compagni di bottega, che si martellavano d’invidia a batterla suola tutto il giorno, lo canzonavano e lo chiamavano “sor conte” per gelosia.
La domenica, colla giacchetta attillata, e il virginia da sette all’aria, se ne andava girelloni sul corso, più alto un palmo del solito, a veder le contesse.
All’occorrenza parlava di tanti che erano cominciati ballerini, tramagnini al pari di lui, o anche semplici comparse, per arrivare ad essere coreografi, cavalieri, ricchi sfondolati, artisti insomma, tale e quale come il maestro Verdi. – Artisti da piedi! – rispondeva la mamma. – No, no, ci vuol altro! – Ella aveva messo gli occhi addosso alla figlia unica del padrone di casa, carbonaio, una grassona col naso a trombetta, e le mani piene di geloni sino a tutto aprile. – Con quella lì, quando
fosse morto il vecchio, c’era da mettere carrozza e cavalli. Perciò teneva l’orfanella come la pupilla degli occhi suoi, le faceva da madre, la lisciava e l’accarezzava.
Nelle serate a benefizio della famiglia artistica, quando la Scala rimaneva quasi vuota, si faceva dare gratis dei biglietti di
piccionaia, e conduceva al ballo tutta la famiglia, il carbonaio colla camicia di bucato e la ragazza strizzata nello spenserino di seta celeste, per mostrare il suo Sandro, là, quello colle lenticchie d’oro sulle mutande, che faceva girare il lanternone! Un ragazzo di talento! Purché non si fosse indotto a far qualche scioccheria colle contesse che sapeva lei!
Il carbonaio spalancava gli occhi al veder le ballerine, e diventava rosso che pareva gli stesse per venire un accidente.
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fonte: AMORE SENZA BENDA
Autore: Giovanni Verga
Raccolta: Per le vie
Anno: 1883