Bignami: Parole agli amici artisti pronunciate a Montemerlo

9 Luglio, 2009

Avevo fissato di stare zitto.

Ma non è forse inopportuno cogliere questa occasione per diradare la nebbia che offusca da troppo tempo la fama della classe artistica, mettendo in luce alcune verità.

“La verità — lasciò scritto Voltaire — ha dei diritti imprescindibili e il dirla non è mai fuor di stagione.” Diciamola dunque.

E’ falso che gli artisti della mia generazione fossero spensierati gaudenti, pronti a fare il burattino per divertire il pubblico. Contro la rancida leggenda io protesto in nome dei miei indimenticabili compagni, che non possono più essere presenti.

Degli avversari e degli indifferenti non ci deve importare e non m’importa.

Parlo a voi tanto cortesi e indulgenti; parlo agli amici…

Non è affatto vero che si passasse il tempo all’osteria e che là fossero i nostri ritrovi. Io per primo fui tiepido amatore del vino perché mi faceva male… Se c’è stato fra noi qualche bevitore fu un’eccezione. Gli enofili sani bevevano con misura alla tavola delle loro famiglie.

Io raccolsi le firme degli aderenti al mio appello sotto quattro copie di una lettera che, per mano mia e di tre amici artisti, circolarono all’asciutto e tornarono tutte quattro sottoscritte da oltre cento nomi… senza impronte digitali color barbera.

Si stava chiusi nei nostri studi; si lavorava, magari bestemmiando talvolta contro le difficoltà del mestiere.

Spensierati, sì, ma soltanto nei calcoli del nostro interesse materiale.

[continua]

La "penna" preferita da Bignami...

UMBERTO LILLONI, dipingere “chiaro”

30 Giugno, 2009

Leonardo Borgese li aveva definiti “Chiaristi”, con efficace e appropriato termine.
Erano i giovani artisti che per la prima volta esponevano insieme nel 1927. Con l’arrivo di Edoardo Persico a Milano, il loro linguaggio si svecchia, elimina ogni accademismo chiaroscurale e recupera un cromatismo antiplastico, affidato a una tavolozza schiarita e ad una blanda e tenue luminosità attenta anche all’arte dei primitivi.
Il gruppo matura in tal modo la sua timida risposta al clima novecentista (novecentismo fu una battaglia per la fantasia, per l’arte… è grazioso notare che il novecentismo pittorico fu anteriore a quello letterario!), opponendo ai colori scuri e torbidi e al monumentalismo, allora corrente dell’arte ufficiale, un cromatismo delicato, chiaro e luminoso, con un tocco morbido e leggero, propri entrambi di una tendenza intimista, recuperata anche nei temi e nei soggetti più ricorrenti, improntati a una dimessa quotidianità.
Questo dipingere “chiaro” ha un precedente nel buranese Pio Semeghini, oltre tutto attivo a Monza, dalla fine degli anni Venti al 1940. Così come, ben più illustri e remoti nella tradizione lombarda, possono essere considerati precedenti il Foppa e il Lumi degli affreschi. Ma è l’Europa del post-impressionismo, dai Nabis (in ebraico: profeti; un gruppo di artisti che si viene a costituire quando viene realizzata una esposizione nel 1889 al caffè Volpini di Parigi) ai Fauves (i pittori Fauves si affidarono completamente al colore nel modo più gioioso, anche se non evocativo di un sentimento, della gioia e della espressività; anche un semplice colore può avere impatto emotivo senza che debba necessariamente significare qualcosa), Matisse e Bonnard, il richiamo più forte.
In Umberto Lilloni (nato a Milano nel 1898 e morto a Milano nel 1980), la lezione francese si accompagna anche alla meditazione sulle stampe giapponesi, la cui grafia delicata si riflette particolarmente nelle numerose vedute del paesaggio lombardo, oscillante dai verdi umidi ai grigi chiari. Nel gruppo, è il più elegiaco: “Un pittore da idillio e da favola — commentò De Micheli – una favola che ci piacerebbe saper raccontare.”
La prima infanzia Lilloni la trascorse in un tipico quartiere popolare milanese.
All’età di 16 anni suo padre lo mise a dirigere lo stabilimento di produzione mobili di proprietà della famiglia, ma per sua natura irrequieta, Umberto preferì intraprendere gli studi d’ingegneria navale, studi che interruppe per studiare disegno presso la scuola artigiana dell’Umanitaria. Durante questi studi scopre la propria vocazione alla pittura. Una vocazione contrastata dal padre che gli tagliò i viveri e lo cacciò di casa.
Nel 1915 si iscrisse all’Accademia di Brera. Suoi primi maestri furono lo scapigliato caricaturista Bignami e l’accademico cremoniano Rapetti.
Dal 1927 1l 1941 Lilloni ha insegnato all’Accademia di Brera, e dal 1941 al 1962 è stato titolare di cattedra all’Accademia di Belle Arti di Parma.
Lilloni non è mai stato un grande viaggiatore, tuttavia nel 1949, per suggerimento dell’amico Carlo Cardazzo, intraprese un viaggio in Svezia e soggiornò per alcuni mesi a Stoccolma.
Negli anni ‘70 pose la propria dimora in Svizzera, dove trascorse molto tempo dei suoi ultimi anni di vita.
Lilloni muore nella città natale nel 1980.


A tutto jazz

24 Giugno, 2009

Il jazz è arrivato alla Famiglia Artistica nel 1983, per iniziativa del socio Gianfranco Madini, alias presidente e fondatore del Circolo Amici del Jazz. E le manifestazioni vi hanno subito assunto il carattere di una consuetudine, ormai pressoché radicata.
Durante gli anni Ottanta, la vecchia sede di via della Signora ha ospitato molte esibizioni: il virtuoso della chitarra Bruno De Filippi, fra l’altro autore della fortunata “Tintarella di luna”; Victor Bach (ovvero Vittorio Bacchetta), pianista di Mina; il cantante Ray Martino, definito dalla critica “Frank Sinatra italiano”; Salvatore Caminiti, medico cantautore-pianista (con Enzo Jannacci, del quale è stato compagno di studi); due funamboli della tastiera come Gigi Marson e Carlo Uboldi.
Oltre ai concerti, sono da ricordare anche le conferenze-audizioni di Giuliano Ambrosetti, Tonino Perreca e Carlo Peroni.
Quest’ultimo, dopo la morte di Madini nel 1991, è subentrato alla presidenza del club, incrementandone l’attività.
Da via della Signora, in via Cornaggia, una sfilata di complessi e solisti ha portato alla ribalta interpreti non solo milanesi, che alla Famiglia Artistica hanno ricevuto il “battesimo musicale”.
E veniamo alle curiosità. Di qui è passato quel Carlo Manto, che è stato il pianista di Silvio Berlusconi, quando il futuro Presidente del Consiglio cantava sulle navi da crociera.
Con lo pseudonimo di Frank Joseph, il questore di Napoli Franco Catalano si è presentato nel ruolo di pianista. Il critico del “Corriere della Sera” Vittorio Franchini ha animato un’insolita “Jazz & Poetry”.
Gino Mascoli, direttore d’orchestra che lanciò a suo tempo John Foster (in realtà Paolo Occhipinti, divenuto in seguito direttore del settimanale “Oggi”) si è esibito in un recital come pianista-cantante.
Al mitico “coda” della Famiglia, hanno prestato le loro mani nomi di grande prestigio: Giorgio Gaslini, Renato Sellani, Mario Rusca, Guido Manusardi, Gaetano Liguori, Franco D’Andrea, Ettore Righello, Antonio Faraò…
Il 21 gennaio 1992, ecco l’esordio di Antonio Zambrini, indicato come “nuova stella” soltanto sei anni dopo dal referendum nazionale TOP JAZZ: “In una Milano così povera di iniziative musicali da alcuni mesi a questa parte — scriveva Dario Beretta nel 1994 su “Ritmo” — il concerto del 26 aprile scorso alla Famiglia Artistica Milanese rappresenta una delle poche eccezioni”.

autore: Carlo Peroni

Jazz alla Famiglia Artistica Milanese

Jazz alla Famiglia Artistica Milanese


Jazz, questo fantastico Jazz

24 Giugno, 2009

L`etimologia ed il significato del termine “jazz” è sempre stato controverso, pertanto coloro che si sono cimentati nello studio di questo argomento non hanno potuto far altro che enucleare le ipotesi più o meno attendibili, rimarcandole o dubitandone a seconda della loro intuizione.

Tra queste, a parte qualche perplessità per New York, la maggior parte concentrano la nascita della parola “jazz” in una di queste città: San Francisco, New Orleans e Chicago. Per quanto riguarda il periodo, si è certi che il termine ha cominciato ad essere precipuamente riferito ad un genere musicale tra il 1915 e il 1917. In particolare la parola jazz è apparsa per la prima volta nella carta stampata nell`articolo del 6 marzo 1913 del “The Bullettin” di San Francisco, nell`espressione “ragtime e jazz” in riferimento all`atteggiamento di una squadra in una partita di baseball per esprimere che aveva del “pepe”, dell`”entusiasmo”.

fonte:
http://jazzonsixstrings.blogspot.com/2007/12/jos-gonzlez-nazionalit-svedese_18.html

CONTARDO BARBIERI

22 Giugno, 2009

Contardo Barbieri, era nato nel 1900 tra le colline dell’Oltrepò Pavese a Broni.
Dopo i primi insegnamenti ricevuti da Kienerk presso la Civica Scuola di Pittura di Pavia, fu allievo di Cesare Tallone e di Ambrogio Alciati all’Accademia di Brera, da cui si licenzia nel 1921 conseguendo il Premio Mazzola.
Milano lo accolse in una densa stagione di studi e lo fece incontrare con il movimento “Novecento Italiano”, con Marussig, Oppi, Sironi, Dudreville, Malerba, Funi, Bucci. Barbieri rimanese, in ogni caso, fedele ad un naturalismo che non mutò neppure dopo il suo avvicinamento al Novecento di Margherita Sarfatti. Fu sollecitato a riflessioni feconde, sul senso della dignità formale e sul recupero della classicità in strutture armoniose e proporzionate.
Nel 1921 vince il premio “Mylius”, uno dei più antichi ed importanti, nato con la stessa istituzione di Brera.

A Bergamo, dove diventò direttore dell’Accadenhia Carrara, trovò l’elemento più vivificante della sua creazione artistica: la scoperta delle infinite possibilità della luce. Allora, “il suo colore si mosse in vibrazioni nitidissime, in sottili e profondi incanti.
Pavese nel sangue, sebbene l’attività espositiva e didattica lo tenne impegnato fuori Pavia, Barbieri si fece parte attiva della vita artistica locale, tramite la presenza a concorsi (si aggiudicò il Premio Nazionale Frank del 1936 con “Il racconto del legionario”) e la produzione in città di Mostre ed iniziative a sostegno degli artisti più giovani.
Orio Vergani affermò: “la vena della discendenza dai grandi coloristi veneti è la dominante del sangue di Barbieri.”
Anzitutto sincero, benefico e generoso, donò scienza e amore.
Morendo improvvisamente nel marzo 1965 a Milano, lasciò ai migliori allievi una buona guida: tenersi lontano dalla mania dell’insincera originalità fine a se stessa.
Nel mese di ottobre del 1965 viene istituito a Broni un Premio a lui dedicato che avrà cinque edizioni ed un Centro Culturale Artistico tuttora attivo.

Lettura – 1964

Nell’immagine una sua opera del 1964: “Lettura”. Semplice ed al tempo stessa ricca di comunicatività in quel rapporto di luci, colori e forme che sottolineano la centralità del pensiero della ragazza tutta assorta nella ..lettura.


Creatività, Arte e Scienza per gli adulti di domani

18 Giugno, 2009

Per poter governare un futuro indubbiamente migliore da quello che i bambini di oggi hanno ereditato dalle nostre generazioni di adulti è nato un Progetto di Collaborazione fra il Laboratorio di Ricerca Educativa dell’Università di Firenze, per il tramite della sua associazione telematica EgoCrea.net, ed il Progetto “SOTTO LA LENTE DI GALILEO” condotto da Pina Fico ed il Gruppo di Docenti del Circolo Didattico Statale “G. Pascoli” di Grumo Nevano (NA) ,  organizzati nel Gruppo di Ricerca Educativa denominato “CERVELLANDIA”.

Il 2009 è l’anno dedicato dall’Europa alla Creatività e alla Innovazione nel nome del grande scienziato pisano Galileo Galilei.

Creatività, Scienza ed Arte sono complementari elementi dello sviluppo umano. EDUCARE LA CREATIVITA’  sapendo che non si nasce creativi, ma si diventa evitando la passività dell’apprendimento adattativo che ingessa l’intelligenza nella ripetizione di vecchi saperi ed impedisce di mettersi in gioco per collaborare e condividere le idee che ampliano la mente verso nuovi orizzonti del pensiero.

Affinché i nuovi adulti possano essere davvero utili a se stessi ed al mondo!

Galileo Galilei

Galileo Galilei



Se vuoi approfondire l’argomento LEGGI qui

La "tribuna" costruita dai bambiniLa Tribuna costruita dai bambini


Luigi Russolo: futurista non fascista

26 Maggio, 2008

Giuseppe Prezzolini, in un suo articolo intitolato Fascismo e futurismo, pubblicato il 3 luglio del 1923, scrive: “Evidentemente nel Fascismo c’è stato del Futurismo e lo dico senza alcuna intenzione. Il futurismo ha rispecchiato fedelmente certi bisogni contemporanei e certo ambiente milanese. Il culto della velocità, l’amore per le soluzioni violente, il disprezzo per le masse e nello stesso tempo l’appello fascinatore alle medesime, la tendenza al dominio ipnotico delle folle, l’esaltazione di un sentimento nazionale esclusivista, l’antipatia per la burocrazia, sono tutte tendenze sentimentali passate senza tara nel fascismo dal futurismo“.

Molti futuristi furono fascisti, altri no. E’ questo il caso di Luigi Russolo (Portogruaro, Venezia, 1885 – Cerro di Laveno, 1947); Russolo nasce a Portogruaro, in via del Seminario 29, il 7 maggio 1885 da Domenico ed Elisabetta Michielon, penultimo di cinque figli: Giovanni, Antonio, Maria, Luigi e Caterina.
Nel 1901, dopo aver ultimato gli studi ginnasiali, raggiunge la famiglia, trasferitasi a Milano qualche anno prima per dare la possibilità a Giovanni e Antonio di frequentare il Conservatorio, dove poi si diplomeranno. Dopo qualche breve approccio con la musica opta per la pittura, alternandola al lavoro come apprendista presso il restauratore Crivelli. pittore e compositore.

Luigi, come abbiamo visto, sceglie la pittura e l’incisione: nel 1909 esordisce nella mostra annuale del Bianco e Nero alla Famiglia Artistica di Milano con un gruppo di acqueforti di sapore simbolista. In quella occasione conosce Boccioni con il quale si lega di profonda amicizia e i lavori successivi ricalcano, in qualche modo, le tematiche tipiche della produzione grafica boccioniana, con una serie di incisioni sul tema della madre e paesaggi di periferie industriali. Nel febbraio del 1910 con Boccioni, Bonzagni, Camona, Carrà, Erba, Martelli e Romani incontra Marinetti e aderisce al futurismo.

L’11 febbraio 1910 sottoscrive il Manifesto dei pittori futuristi e l’11 aprile il Manifesto tecnico della pittura futurista. Da questo momento inizia la sua militanza attiva partecipando a tutte le Serate futuriste e alle esposizioni organizzate in Italia e all’estero.

Dal 1913 Russolo abbandona l’attività pittorica per dedicarsi anima e corpo ai problemi musicali dell’arte futurista.

PROFUMO Olio su tela, 65,5 X 64,5

A partire dal 1923 Russolo si dedica alla costruzione di una serie di rumorarmoni, specie di armonium ove vengono raccolte le sonorità base degli intonarumori e nel 1925 brevetta l’arco enarmonico. Con questo strumento tiene un concerto a Milano eseguendo musiche del fratello Antonio e di Casavola.

La sua mancata adesione al fascismo, oramai invasivo nella scena politica italiana, però lo esclude automaticamente dalla vivace attività svolta in quegli anni dai futuristi “politicamente più allineati”.

Bibliografia:

Immagine:

PROFUMO Olio su tela, 65,5 X 64,5
Esposto: Esposizione intima, Famiglia Artistica, Milano, 20 novembre/ 10 dicembre 1910
I Esposizione d’Arte Libera, Milano, marzo 1911
Prop. Coll. H. L. Winston, Birmingham (USA),

Museum Ludwig, Cologne


Adolf Hohenstein: un pioniere del manifesto

24 Maggio, 2008

Cultura chiama cultura.

Arte chiama arte.

La Famiglia Artistica Milanese non solo ha unito alcuni tra i migliori artisti nelle varie discipline artistiche, ma ha dato “lavoro” a dei veri geni. E’ il caso di Adolf Hohenstein, ritenuto internazionalmente un pioniere del manifesto! Nato a San Pietroburgo nel 1854, da genitori tedeschi, Adolf Hohenstein si è formato artisticamente nella grande Vienna, dove la famiglia si trasferisce nello stesso anno della sua nascita. E’ qui che compie i suoi studi di pittura presso l’Accademia.

L’abitudine ai frequenti viaggi, propria della sua famiglia d’origine, gli si trasmette in questo suo continuo desiderio di muoversi e conoscere, quasi in preparazione al “grande passo” che compirà intorno ai vent’anni verso l’Italia Settentrionale. Lo spirito di avventura tipico di un diciottenne lo porta ad attraversare le Alpi con mezzi di fortuna in direzione di Milano.

Questa è la prima sosta di Adolf Hohenstein nella città lombarda che non è solo considerata il centro industriale e commerciale più importante del nuovo Stato italiano, ma ne viene assumendo ogni giorno di più il ruolo dirigente nella vita culturale del paese. L’unica traccia che documenti questo suo arrivo è curiosamente un manifesto ideato per la Famiglia Artistica Milanese nel 1879 e un altro realizzato per l’Indisposizione di Belle Arti ne segnerà il ritorno.

E’ il sodalizio con Giulio Ricordi a fargli conseguire un ruolo di primo piano tra i pionieri del manifesto pubblicitario. Nell’atelier delle Officine grafiche Ricordi, dove svolge l’attività di un vero e proprio moderno “art director”, coordinando la promozione editoriale delle produzioni musicali, il talento di Hohenstein investe di sé le copertine dei libretti e degli spartiti, locandine, cartoline sino ai famosi manifesti pubblicitari. Nascono, infatti, in questo contesto quelli più celebri realizzati per le opere di Puccini, come la Bohème, la Tosca, Madama Butterfly e quelli per il Falstaff di Verdi e l’Iris di Mascagni.

approfondimenti: “Un pioniere del manifesto: Adolf Hohenstein (1854-1928)”


Scienza e Arte. Diversità e convergenze

30 Aprile, 2008

Il Mondo della ricerca universitaria e quello artistico hanno, da sempre, condiviso spazi di crescita comune.

Per approfondire l’argomento può essere interessante consultare: Scienza e Arte. Diversità e convergenze che è una rubrica aperiodica curata da Paolo Manzelli, docente di Chimica Fisica all’Università di Firenze.

L’autore ha fondato il Gruppo Transdisciplinare denominato OPEN NETWORK for NEW SCIENCE [associazione internazionale telematica multidisciplinare]. Il gruppo ONNS&A è finalizzato a disseminare con metodologie di giornalismo scientifico on line, l’innovazione concettuale della scienza nel quadro dello sviluppo globale della Economia della Conoscenza.

Manzelli è il Direttore del Laboratorio di Ricerca Educativa del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze. È inoltre uno studioso delle relazioni tra Creatività, Sviluppo Cerebrale ed Evoluzione Umana, settore in cui ha pubblicato in rete numerosi articoli di ampia diffusione.


Einstein, Picasso e i pellegrinaggi delle idee

22 Novembre, 2007

Pietro Greco
ICS – Innovations in the Communication of Science, SISSA, Trieste, Italy

Parigi, anno 1906. Un giovane pittore spagnolo, Pablo Picasso, 25 anni appena compiuti, dà la prima pennellata a Les Demoiselles d’Avignon. Le cinque damigelle di Avignone rivivono sulla tela di Picasso in una “prospettiva spaccata, frantumata in volumi … incidenti l’uno nell’altro”, che ce le propone in simultanea sebbene ciascuna viva in una sua dimensione spaziale. Il quadro, a detta di molti storici dell’arte, inaugura la stagione del cubismo. E, a detta del critico Mario de Micheli, manda definitivamente in frantumi la concezione classica dello spazio (Le avanguardie artistiche del Novecento, Feltrinelli, 2002).

Berna, 30 giugno del 1905. Un giovane fisico tedesco, Albert Einstein, 26 anni appena compiuti, invia alla rivista Annalen der Physik l’articolo sulla Elektrodynamik bewegter Körper in cui assume che la velocità della luce sia costante in qualsiasi sistema di riferimento e che il principio di relatività galileano sia valido per ogni sistema fisico in moto relativo uniforme. L’articolo sull’Elettrodinamica dei corpi in movimento, a detta degli storici della fisica, unifica parzialmente la meccanica e l’elettrodinamica. E manda definitivamente in frantumi la concezione classica del tempo e dello spazio. “D’ora innanzi lo spazio in sé e il tempo in sé sono condannati a dissolversi in nulla più che ombre, e solo una specie di congiunzione dei due conserverà una realtà indipendente” dirà il matematico Hermann Minkowski (citato in Abraham Pais, Sottile è il Signore…, Bollati Boringhieri, 1986).

Le due opere, il quadro e l’articolo, con strumenti affatto diversi affrontano il medesimo problema: la natura della simultaneità. E, negli stessi mesi, giungono alla medesima conclusione iconoclasta: la degradazione di una concezione plurimillenaria dello spazio classico quale assoluto e ineffabile contenitore degli eventi cosmici…..

Picasso Einstein

Per leggere tutto l’articolo:
http://jcom.sissa.it/archive/03/02/R030201/jcom0302(2004)R01_it.pdf